Venerdì 18 settembre la Casa del Cinema di Roma ha inaugurato la diciannovesima edizione della Festa del Cinema Bulgaro, che noi stiamo seguendo come media partner, aprendo una rassegna di tre giorni che è stata non solo frizzante, ma ricca di preziosi spunti di riflessione.

A rompere il ghiaccio è stato Brunch per principianti, regia di Yana Titova, presente in sala insieme agli attori Orlin Pavlov, Alexandra Sarchadzhieva e Valentina Karoleva con il produttore Alexander Aleksiev. Una commedia che in superficie gioca con i codici del genere leggero, ma che sa rivelarsi intelligentemente stratificata. La pellicola ci trasporta in una dimensione apparentemente idilliaca: una famiglia votata al controllo ossessivo, tra regimi alimentari rigorosi e gestione calcolata dell’ansia. A reggere le fila di questa utopia domestica è Jana, con le sue regole ferree; un rigore che ha ispirato Krum – marito e padre in bancarotta – nella creazione di “Jani”, un dispositivo hi-tech tanto bizzarro quanto invadente, capace di monitorare il panico, fiutare il pericolo e persino incalzare sui benefici del solo tofu. Il castello di carte inizia a scricchiolare con l’arrivo dei potenziali investitori: un duetto antitetico e vitalizio, amanti del buon vino e della carne. Per conquistare la loro approvazione e dare una svolta alla situazione, saranno proprio Krum e Jana a dover fingere, sforzandosi di assecondare le idee e la personalità travolgente di Rosena, la potenziale investitrice. È qui che il film mostra la sua intuizione migliore: la sceneggiatura sfrutta il caos di una giornata storta, tra gag e disastri culinari, per orchestrare una satira sociale molto acuta. Più che una semplice commedia degli equivoci, il film affonda lo sguardo nell’ossessione contemporanea per la performance e la perfezione estetica. La regia e la scrittura evitano la trappola del moralismo facile, lasciando che siano il ritmo incalzante e i colpi di scena a smascherare l’ipocrisia delle apparenze. L’epilogo, pur regalando un lieto fine rassicurante, evita la banalità: chiude i cerchi in modo zuccheroso, ma lascia lo spettatore con un retrogusto agrodolce e una domanda scomoda ma necessaria su cosa significhi davvero trovare il proprio equilibrio in un mondo che ci vuole a tutti i costi perfetti. E alla fine, rispetto al divertimento inizale, ti ritrovi di fronte a domande esistenziali del tipo: “vale la pena inseguire un’apparenza e una reputazione perfetta pur di ottenere ciò che si vuole, oppure la ricetta per la vera felicità si trova altrove?” E ancora “cosa conta davvero nella vita?”

Michela Iuliani