(di Renato Marengo) Il nuovo romanzo di Paolo Logli – regista, sceneggiatore e sanamente rockettaro – racconta un gruppo Prog della fine degli anni ’70 che viaggia su un pulmino con fiori dipinti e con tante speranze. Inattesi successi, storie di musica ma anche di destini, di animali e di canzoni ispirate.

Paolo Logli (nella foto) ha scritto un altro bel libro, Concerto per Opossum, un romanzo su quattro ragazzi che hanno fondato un gruppo musicale, ”I Fiori Barocchi”, e che sperano di realizzare il sogno di tanti giovani ribelli e alternativi che hanno messo su una band e che vorrebbero farsi pubblicare un disco. Tra scherzi del destino, corsi e ricorsi storici, atmosfere da backstage, dubbi tra coerenza e inesorabili leggi di mercato, la storia si sviluppa come un film, perché Paolo, dopo aver scritto e diretto tante cose di rock per anni, gli anni in cui ci siamo molto frequentati spesso lavorando assieme, è oggi uno dei più apprezzati sceneggiatori italiani, regista e scrittore, e autore di storie di rock. Ma scrivere per il cinema gli ha preso decisamente la mano e i suoi libri sono ormai inesorabilmente delle sceneggiature belle e fatte. In ogni caso il mondo del rock non ha mai smesso di essere la sua passione e questo libro ne è una conferma.

Una domanda subito subito, inevitabile: perché l’Opossum?
Per due motivi. Il primo è ironia su quella generazione e sui nostri miti a volte un po’ farlocchi. I miei ragazzi vogliono dare un tocco esotico al pezzo, e siccome sono convinti che l’Opossum sia uno strumento andino, lo mettono nel titolo.
Ma poi l’Opossum è un marsupiale che ha una particolarità buffa: quando le cose si fanno pericolose, si finge morto. E secondo me sono troppi quelli che da parecchi decenni si fingono morti. È ora di svegliarsi.

Con Paolo abbiamo lavorato assieme verso la fine degli anni ’80, prima realizzando videoclip, poi nel programma musicale di Raidue Mio Capitano, io tra gli autori e lui alla regia di video musicali, poi ancora in un cortometraggio di una famosa serie fantasy a fumetti ESP: una visionaria invenzione del nostro compianto amico Michelangelo la Neve, marito di Mariella Pazienza, sorella di Andrea. Attraverso Paolo, Michelangelo era entrato accanto a noi nel giro come sceneggiatore dei Manetti Bros in numerosi loro film. E a proposito di Manetti, anche Paolo ha scritto un film prodotto da loro, un horror sgangherato e pieno di musica: Il mostro della cripta.
Ci siamo ritrovati a teatro, quando curai la regia teatrale di un suo lavoro, e si trattava sempre di musica: Dunque lei ha conosciuto Tenco?, interpretato da Marcello Mazzarella e musicalmente da un altro grande comune amico e musicista, Piji…
Insomma tra parole e musiche con Paolo c’è una vecchia amicizia e una collaborazione  sempre “on line” nella quale spesso ci siamo anche scambiati i ruoli. 
Paolo è stato il regista del docufilm mio e di Michael Pergolani Dai quartieri al San Carlo, tratto dal libro su Enzo Gragnaniello che Michael ed io abbiamo scritto per RaiEri. 
In questi giorni ci siamo ritrovati, perché ho chiesto a lui, collaudato sceneggiatore, l’adattamento di due  omanzi che mi stanno particolarmente a cuore. Il primo è pubblicato nella collana Tritono che curo per Tempesta Editore, si intitola Il violinista nel deserto ed è scritto da Alfredo Tisocco, leader con Donella Del Monaco degli Opus Avantra, (fiore all’occhiello assieme alla NCCP delle mie produzioni discografiche). Il secondo si intitola Da Caruso a Mario Del Monaco, storia di famiglie e grandi tenori, è pubblicato da Diastema ed è scritto dalla stessa Donella Del Monaco.
Collaboro da anni con entrambi e sono legato da grande amicizia: sono due grandi artisti che mi stanno a cuore. Mi sono rivolto proprio a Paolo che stimo moltissimo come sceneggiatore per chiedergli di dedicarsi alla scrittura di una versione cinematografica. Ma anche Paolo mi cercava in questi giorni, come al solito per “colpa” del rock. 

Paolo ma chi sono i componenti di questo gruppo tardo prog o rock progressive con tanto di furgoncino Volkswagen pieno di graffiti e disegni di figli dei fiori, tipico delle prime formazioni rock anni ’70?

I Fiori Barocchi sono quattro ragazzi romani di fine anni Settanta convinti che il progressive, quello lungo, quello che non si balla, quello da mezz’ora, avrebbe cambiato il mondo, o almeno li avrebbe tolti dalla periferia. Partono per Milano su un pulmino Volkswagen giallo canarino con un unico pezzo originale e tutta la certezza incrollabile che si ha a vent’anni, quando hai appena scoperto Banco, King Crimson e PFM. Il provino non va come speravano. La vita va come va. Trent’anni dopo, quella cassetta con il loro unico pezzo originale finisce nella colonna sonora di un film nostalgia sugli anni Settanta, praticamente gratis, all’insaputa di tutti, e il pezzo esplode. La casa discografica li vuole in studio. Tutti e quattro. 

Tu, come ho informato i lettori a inizio del pezzo, prima di scrivere questo romanzo hai già sentito parlare eccome di musica…
Sì, e direi che mi è rimasta nel cuore e… nelle orecchie, così quando scrivo mi è impossibile non immaginare la “colonna sonora” di quello che sto descrivendo.In questo libro, Concerto per Opossum, ho voluto addirittura inserire in coda anche una sorta di “apparato critico” con tutte le canzoni che sono citate nel romanzo: una lista di più di 4 pagine!

Ricordiamo ai lettori che tu hai scritto e diretto la tournée Segni d’amore di Ivan Graziani, hai girato l’unico videoclip di Almeno tu nell’universo di Mia Martini, hai lavorato per anni in trasmissioni musicali televisive, e con il Banco del Mutuo Soccorso collabori dal 1990, dai tempi del videoclip di Hey Joe, fino agli ultimi album (da paroliere): Transiberiana, Orlando, Storie invisibili. E si sente, nel modo in cui la musica in queste pagine occupa spazio fisico, fa rumore, pesa, non è mai sfondo ma lingua con cui i personaggi pensano e si misurano con il mondo.

La musica è una parte irrinunciabile della mia formazione, professionale, certo, ma anche umana. Conosco bene questo mondo, con le sue luci e le sue ombre. Ma non saprei e non vorrei stare da nessun’altra parte. Quando c’è musica, sono felice. Quella bella, però.

Come si sviluppa la storia?
Il romanzo si muove su due linee temporali parallele, il 1979 e il 2008, con una voce narrante che dice di essere diventata tutta la storia, tutti e quattro insieme, e quando si capisce chi parla davvero bisogna tornare indietro a rileggere ogni scena che riguarda Giampaolo, il cicciobombo, quello che sembrava il meno dotato del gruppo, e viene fuori tutto con una luce completamente diversa.

Nel libro parli di una musica e di una stagione precisa, gli anni ’70. Non temi di essere etichettato come nostalgico?
Ma assolutamente no! Non è nostalgia, questo romanzo, e sarebbe un errore leggerlo così. È un bilancio necessario, di una generazione e della musica che quella generazione aveva scelto come lingua della rivolta, convinta che contenesse la forza di cambiare il mondo. Non ci è riuscita, quella musica. Ma non si è fatta cambiare, e forse è questo il punto. Pubblicato da Bolis Edizioni, vale la pena leggerlo. Soprattutto se avete ancora i dischi del Banco o di Ivan Graziani in casa.

C’è un “finale musicale” per questo articolo. Ho fatto leggere il libro a un cantautore geniale, veramente originale, di cui scriverò più ampiamente presto, Daniele Napodano (foto sopra). Lui l’ho conosciuto per un libro che ha scritto. Poi l’ho scoperto come cantautore, ironico e geniale cantautore (e ne sono rimasto molto colpito).
Il libro, che si chiama La musica è lavoro? l’ho subito proposto a Tempesta Editore per pubblicarlo nella collana Tritono che dirigo. È una risposta ironica ma anche molto professionale a chi pensa che fare musica sia un hobby. Ma tornando all’aggancio tra Concerto per Opossum e Napodano, beh il Napodano cantautore si è molto incuriosito dal titolo, perché lui due anni fa ha scritto un libri che si chiama “Memorie di un Ratto” …e quindi Concerto per Opossum… il legame c’è.
Poi ha letto il romanzo, che gli ha ispirato una canzone tratta dalla storia, una bella canzone, anche molto sentita e poetica. Inevitabilmente Logli e Napodano si sono conosciuti e qualcosa succederà nelle prossime presentazioni fatte di lettura e di musica.