Si intitola “Silent search of spring” il nuovo disco di ELLE, formazione ormai di stanza a Roma che vede all’opera Danilo Ramon Giannini alla voce e alle liriche, Miriam Fornari alla voce e ai synth, la new entry stabile di Giovanni Lafavia alla batteria e infine la scrittura di Marco Calderano anche impegnato alle chitarre, artista che nel panorama del nuovo folk capitolino (e non) conosciamo anche nella sua veste solista di Antihero… ed è con lui che ci fermiamo a ragionare tra impressioni e punti di vista dentro questo terzo lavoro di inediti uscito per Urtovox e ampiamente anticipato mesi fa dal primo estratto intitolato “Babylon”… i video in rete (questo e la recente release della title track) ovviamente sono un centro nevralgico del nostro focus… ma attenzione al suono: una soluzione di sintesi, il quasi perenne duetto di voci ormai come firma estetica ci conduce in mondi sognanti, autunnali più che primaverili… attenzione anche a quel certo modo di lasciare randagi i modi, un disco che proviene e resta nei provini, un mix che non cerca la perfezione e non sforna l’ennesimo prodotto da industria omologata. Il tempo del folk, la lentezza della contemplazione di un cantautore, gli spazi aperti di una band che sa come raccontarci visioni lisergiche e ha la capacità di colorare tutto anche con ingredienti di psichedelia, forse più nell’impasto finale che nella didattica di alcune soluzioni precise…
Un disco decisamente visionario… in rete troviamo due video e noi puntiamo li le nostre attenzioni. Due tipologie diverse. Partiamo da “Babylon” che quasi sfiora il concetto di Lyric Video… raccontatecelo…
L’idea, sì, era quella di un lyric video che calcasse un pò la mano su un’estetica anni ’90. Volevamo creare attraverso questa scelta stilistica/estetica una finestra temporale, trent’anni più o meno, dove, secondo una nostra personale visione, l’uomo inteso come essere umano, ha un pò smarrito la strada. Sembra che il mondo di oggi, tutto veloce, iper razionale e performativo, si sia dimenticato di quelle che dell’uomo sono caratteristiche inalienabili, le esigenze. In un mondo del genere anche fare musica potrebbe sembrare una cosa “inutile” e noi pensiamo fermamente che per vivere bene si abbia bisogno di queste cose “inutili”. D’altronde si è sempre differenziato da altre specie animali proprio per le sue esigenze e la sua fantasia. Non mi sembra che nessun altro animale abbia mai suonato o declamato versi di una poesia. “Babylon” è una denuncia ad un mondo che si è impoverito.
E poi ovviamente la title track che fa correre la rinascita (la primavera), il raggiungimento di un punto nuovo da cui partire con un video che celebra l’incontro in qualche misura, il cercarsi, il trovarsi… vero?
Il video di “Silent search of spring” inizia con l’immagine finale del video di “Babylon”. È già quello un messaggio di speranza. Noi, parafrasando Camus avevamo citato quella invincibile estate interna che per noi si è declinata nella primavera. La primavera in italiano ha tanti significati tra cui quello di rinascita o quello di “la primavera della vita” come una fase necessaria da vivere per diventare poi adulti.
Abbiamo immaginato che due esseri umani, un uomo ed una donna potessero, con il loro incontro, ed un dialogo fatto da versi da declamare all’unisono, contrapporsi radicalmente al messaggio di “Babylon”. La ricerca silenziosa della primavera è stata per noi, riavere memoria dell’adolescenza e di tutti quei cambiamenti, a volte silenziosi, che portano in qualche modo ad abbandonare il mondo degli affetti conosciuti, familiari, per rivolgersi ad amori nuovi e sconosciuti. Se riuscissimo tutti a tenere memoria di questa cosa che ci accade in quei delicati anni, avremmo più pretese anche dal mondo dove viviamo.
Che poi, restando sul video, la camera mobile rende tutto concitato in contrapposizione con un suono lento e sospeso… che tipo di scelte avete voluto fare?
Per i video ci siamo affidati sempre a Riccardo Sarti che insieme a Danilo hanno la capacità di rendere filmico qualsiasi video abbiamo fatto. Penso a “Sleep” tratto dal primo disco o a “Nights of us” tratto da “Volume II”. Quello di cui parli penso sia il vortice che si crea attorno alla parte solista di Miriam.
D’altronde
“..LA VITA CONTINUA A GIRARE,
LE FIAMME BRUCIANO I SEMI,
E STANOTTE I FIORI RESPIRANO
SIAMO VIVI, E TUTTO QUESTO SOLO PERCHÉ ORA UN SORRISO SI SENTE
IL FIUME SCORRE,
L’ACQUA NUTRE LA MIA TERRA.
ORA C’È PAURA,
UNA SILENZIOSA RICERCA DELLA PRIMAVERA..”
Non poteva essere altrimenti!
Di questo nuovo disco gli ELLE hanno dichiarato più volte che le canzoni sono così come escono dai provini sostanzialmente… vero?
Vero. C’è stato tutto un confrontarsi sui provini tra noi, l’etichetta e l’ufficio stampa. Tutti pensassero fossero i mix definitivi… Allora ci abbiamo lavorato un altro pò e abbiamo lasciato quella spontaneità che si sente ascoltando il disco.
Parlando di “Meeting of skins”: notiamo sull’ultima parte, come un sottofondo in cui sento crepitare il focolare… o sbaglio? Una didascalia sonora al testo?
Quell’effetto sui bassi rendeva la coda molto post rock in contrapposizione a quella melodia che Miriam ha scelto di suonare con un effetto “flautato”. La tua interpretazione mi piace molto. Potrebbe essere tranquillamente un omaggio del tutto inconscio ad un crepitio di fiamma.
La rinascita dentro un tempo distopico? Nel silenzio, la ricerca della vostra personale primavera che cosa significa?
Fare tre dischi e mantenere un profilo di Band senza leader e oggi una cosa quasi impensabile. Oggi si punta sul singolo musicista, ma noi, almeno per questa altra volta abbiamo voluto puntare sul concetto di band che ci riporta agli anni ’90/2000 quando esistevano appunto le band. Si provava molto, si imparava a stare insieme dentro e fuori la sala prove. Infatti i dischi che sono usciti in quegli anni in qualche modo sono sempre una “fotografia” della band in quel momento storico sociale. Penso per esempio a gruppi come i Fugazi o gli stessi Radiohead.
Cos’è ELLE oggi? Siete in perenne trasformazione oppure avete trovato una direzione? Ve lo chiedo perché è come se questo disco somigliasse più ad un nuovo capitolo di Antihero che ad un nuovo disco di Elle… ma magari sono impressioni mie…
Una direzione non si deve trovare mai secondo me. In una intervista a Ron Carter, nel periodo del famosissimo quintetto di Miles Davis, lo paragonarono ad un’ancora che riportasse un pò tutti coi piedi per terra. Lui si risentì molto di questa interpretazione dicendo che non era assolutamente d’accordo! Cito questo aneddoto per dire che avere una direzione non significa inevitabilmente smettere di sperimentare, di sognare cose diverse, di confrontarsi con la mole di musica che viene prodotta ogni giorno e che può essere fonte di ispirazione. D’altronde Thom Yorke lo disse chiaramente “Chi ha voglia di suonare Creep per tutta la sua carriera?!?..” Il lavoro che ho fatto con l’ultimo mio disco come Antihero, “The Deepest Sea”,
ha avuto sicuramente dei riverberi nella scrittura di queste canzoni, ma il lavoro di arrangiamento che c’è stato con Miriam, Giovanni e Danilo lo ha reso a tutti gli effetti un lavoro di ELLE.

