(di Renato Marengo) Abbiamo intervistato Pierfrancesco Campanella, autore e regista di numerosi documentari su diversi generi musicali. In questi giorni viene molto visto, presentato e apprezzato il suo ultimo film Gli anni del Prog, al quale mi ha fatto molto piacere partecipare, tra critici, testimonial e numerosi noti artisti del settore. Tra i suoi lavori del passato ci sono pellicole come Strepitosamente… flop, commedia brillante col sostegno del Mic, trasmessa su Retequattro dopo essere uscita nelle sale; Bugie rosse, thriller col sostegno del Mic, coprodotto da Mediaset, distribuito al cinema dalla Warner Bros e trasmesso su Canale 5; Cattive inclinazioni, thriller con distribuzione Columbia Tristar, trasmesso in tv sia da Sky che da Raidue e recentemente anche da Retequattro; Brividi d’autore, horror attualmente sulle maggiori piattaforme e disponibile in dvd; I love… Marco Ferreri, omaggio al grande regista milanese, col sostegno del Mic e della Regione Lazio, trasmesso su Retequattro.
Pierfrancesco tra i numerosi film e documentari da te realizzati questo non è il primo che dedichi alla nostra musica. Il Prog è un genere molto particolare, una via di mezzo, una sorta di “contaminazione ben riuscita” tra la classica e il rock. Da dove sei partito nella tua narrazione?
Per quelli della mia generazione il rock progressivo (ma allora, parliamo degli inizi degli anni ’70, non si chiamava ancora così!) più che un genere musicale è stato un “must”, un qualcosa cui non ci si poteva sottrarre. Nuovi suoni, nuovi artisti, nuove narrazioni, tutto fuori dagli schemi. Brani che si ascoltavano poco in radio (non dimentichiamoci che all’epoca non esistevano ancora le emittenti libere o stavano appena clandestinamente nascendo) ma si compravano i long playing (che sostituivano i 45 giri con le canzoni più commerciali) e poi si ascoltavano tra i giovani, che spesso quei dischi se li scambiavano. Tutto questo inserito in un clima politico e sociale in continua evoluzione, tra lotte, contrasti e contraddizioni. In quel periodo ricordo che c’era una rivista settimanale specializzata che era emblema di questi fermenti e delle tendenze musicali d’avanguardia. Mi riferisco a “Ciao 2001”, che tu conosci molto bene! Da queste premesse non è difficile capire come ho elaborato il mio documentario, trattandosi di una materia che ho vissuto in prima persona.

Quali sono gli artisti intervenuti?
Tanti e tutti importanti. A cominciare da Lino Vairetti (foto sopra), leader indiscusso dei mitici Osanna a Gianni Leone del Balletto di Bronzo. Da Claudio Simonetti dei Goblin (foto sotto) a Tony Esposito (foto più sotto con Marengo e Campanella), da Tony Cicco dei Formula 3 a Gianni Dall’Aglio degli Area, da Paolo Siani dei Nuova Idea a Enrico Capuano, quest’ultimo autorevole esponente del folk-prog. Per non parlare di Vittorio Nocenzi (foto in basso), fondatore del Banco del Mutuo Soccorso col fratello pianista Gianni, che ho avuto il piacere di intervistare col bravissimo figlio Michelangelo, attualmente entrato nella formazione dello storico gruppo. Poi ci sono altri artisti non specificatamente prog ma che in qualche modo con quel filone hanno avuto a che fare. Ad esempio Ivan Cattaneo, che negli anni Settanta ha realizzato un album con la collaborazione della Premiata Forneria Marconi, oppure Gianni Togni che ha avuto esperienze affini al genere progressive in tempi recenti. E poi Livio Macchia dei Camaleonti e Pietruccio Montalbetti dei Dik Dik, due complessi beat che hanno avuto una breve parentesi nel prog, rispettivamente con gli lp “Che aereo stupendo… la speranza” e “Suite per una donna assolutamente relativa”, due esperimenti per la verità poco fortunati. Mi piace ricordare anche il maestro Natale Massara, che ha curato gli arrangiamenti per il gruppo Reale Accademia di Musica. Un ricordo e un ringraziamento speciale è doveroso da parte mia esprimerlo nei confronti del recentemente scomparso James Senese, leader dei Napoli Centrale. Un grandissimo artista e una persona umanamente straordinaria. Il suo intervento nel mio docu è stata la sua ultima apparizione in video e questo impreziosisce il mio lavoro, che ha beneficiato del suo carisma e della sua simpatia.

Certo e per questo, da grande amico di James Senese (foto sotto), uno dei più rappresentativi big del Movimento Musicale che chiamai Napule’s Power, ti sono personalmente molto grato. Poi a quali colleghi ed esperti ti sei rivolto?
Innanzitutto proprio a te, e non poteva essere diversamente, vista la tua competenza e autorevolezza nel settore ma anche produttore artistico degli Opus Avantra, certamente tra i gruppi di Prog più apprezzati al quale mi prometto di dedicare al più presto un ampio spazio. E poi mi piace ricordare il docente universitario Fabio Melelli, gli scrittori Donato Zoppo e Nicola Iuppariello, i produttori discografici Matteo Pagano e Salvatore De Falco, il noto criminologo Gino Saladini (super appassionato di musica), l’ingegnere informatico Paolo Reale (esperto di strumenti progressive), il giornalista Fernando Fratarcangeli (direttore della rivista Raropiù), il manager Andrea Ungheri, titolare del Museo “Il Polmone Pulsante” a Roma. Infine, ciliegina sulla torta, la presenza del carismatico e ironico cantautore Mauro Goldsand, che spazia in tutt’altro ambito musicale, ma a sua volta ha seguito il rock progressivo da vero cultore.

Qualcuno ha notato che in “Gli anni del Prog” non ci sono, come ci si poteva aspettare, filmati di repertorio o spezzoni musicali d’epoca.
È stata una scelta di carattere artistico e produttivo. Da parte mia una vera sfida. Ho preferito privilegiare il racconto fornendo un quadro esaustivo dell’argomento prog, come mai prima d’ora. Se avessi inserito canzoni, avrei dovuto sacrificare il parlato, mutilando la completezza dell’informazione e sacrificando lo spazio agli interventi parlati di così qualificate personalità. Secondo me, la mia è una sfida vinta. Tu che ne pensi?

Concordo in pieno. Voglio però aggiungere anche che molto spesso editori e discografici “vecchia maniera” esigono compensi proibitivi da produzioni, anche se piccole e con scopi e intenti divulgativi come i tuoi, per concedere la messa in onda di musiche di loro “proprietà”. E ora dimmi, quale sarà l’iter distributivo per questa tua opera?
Dopo delle proiezioni-evento in alcune sale cinematografiche del territorio nazionale (non dimentichiamoci che si tratta di un lavoro di nicchia per intenditori!), sarà presente in dvd nelle edicole abbinato alla rivista di collezionismo musicale Raropiù, grazie alla Digitmovies di Luca Di Silverio, e poi sulle maggiori piattaforme a cura della CG Entertainment. Prevista anche una programmazione televisiva in una importante rete nazionale (stiamo concludendo l’accordo in questi giorni e per scaramanzia non dico quale).

Nei tuoi nuovi progetti so che ti dedicherai ancora ad argomenti relativi alla musica…
Sì, posso anticiparlo ai lettori del Cinecorriere. Il titolo del nuovo lavoro in embrione è “MEI Suoni Emergenti”. Me ne sto occupando con un certo… Renato Marengo, un signore che mi sembra tu conosca!!! Scherzi a parte, come ben sai, con te e con Giordano Sangiorgi, ideatore 30 anni fa del MEI, abbiamo pensato di realizzare entro il 2026 a Faenza, in Emilia-Romagna, un omaggio a questa manifestazione che più di ogni altra ha dato spazio alla musica realmente alternativa. Faenza, oltre ad essere nota come la città della ceramica, grazie al MEI, è diventata negli ultimi trent’anni di fatto la capitale della Musica italiana Indipendente, una sorta di Sanremo d’élite che ha dato spazio a tanti talenti, nuovi artisti italiani, ospitandoli e promuovendoli quando erano solo dei giovani sconosciuti emergenti, portandoli a notorietà e discografia, anche se ignorati dai grandi media e dai festival e rassegne ufficiali. Per il progetto sul Mei hanno già dato l’adesione nomi prestigiosissimi! Incrociamo le dita.
Per concludere, ci vuoi dire i titoli degli altri docufilm di recente produzione che hai contribuito a realizzare?
Certamente! Proprio in questi giorni esce in home video e sulle piattaforme “C’era una volta il beat italiano”, con le stesse caratteristiche del lavoro sul Prog. Poi, a seguire, verranno presentati “Italo Disco”, dedicato alla dance degli anni ottanta, e infine “Suoni e Visioni”, omaggio ai maggiori compositori italiani di colonne sonore.
Un bel menù, non c’è che dire!

