Il Dubbing Glamour Festival ha annunciato l’istituzione del Critic’s Prize, premio intitolato a Massimiliano Fasoli, che sarà erogato al/alla miglior giovane interprete del D.G.F. Patron del premio, Luisa Fallabrino, moglie di  Fasoli.

L’eredità di Massimiiiano Fasoli è concreta e tangibile. Un patrimonio prezioso, costituito da materiali rari, documenti e testimonianze del lavoro nel mondo del cinema e della televisione, ora a disposizione di studiosi, appassionati, nuove generazioni e parte di un’attività inarrestabile, di cui si è parlato durante la giornata a lui dedicata al Museo dell’attore “Quando Carmelo Bene appariva alla Madonna”. La sua profonda convinzione che la cultura sia un dialogo continuo tra set, palcoscenico, critica e produzione ha reso la televisione da lui diretta un luogo di esplorazione, aprendo le porte a produzioni indipendenti e a un cinema d’autore e underground che preferiva la profondità all’intrattenimento fine a se stesso. La sua filosofia ha lasciato un segno indelebile, dimostrando che la critica stessa è un atto creativo e necessario per l’evoluzione culturale. 

L’attenzione ai giovani è stata una costante nel percorso di Massimiliano, sia attraverso la crescita professionale dei collaboratori, nelle esperienze manageriali, sia tramite collegamenti diretti con università ed enti di formazione professionale. Tra le varie attività da ricordare, all’interno del corso tenuto da Alberto Abruzzese ed Enzo Papetti alla Sapienza di Roma, la produzione da parte degli allievi di filmati della durata di un minuto, filmati che poi furono messi in onda. Il Premio della Critica si inserisce in questo filone e si propone di trovare e celebrare le voci che sanno fare propria questa lezione: non si premia la tecnica perfetta, ma il coraggio di un’interpretazione che lascia un segno, portando nel proprio lavoro, almeno in embrione,  un senso di autentica libertà creativa e di pensiero non allineato.

Un po’ come Carmelo Bene, che imparava dalla sua voce stessa, dal suono stesso, dalla quantità di organi in gioco, connessioni, reti neurali, che cosa era la sua voce e persino che cosa e come voleva dirlo (Gilles Deleuze) – e questo è possibile per alcuni attori -, così Massimiliano Fasoli imparava dalla sua stessa immaginazione, osservava ogni particolare, ogni parola, ogni silenzio del cinema come se fosse un organismo vivente, capace di insegnargli da sé la sua logica, la sua tensione, il suo smalto cruciale. E lo faceva con quello sguardo critico che squarciava la banalità e rivelava in ogni film ciò che la cultura di massa non osava svelare.

Da Hollywood alle nuove ondate del cinema degli anni Sessanta, la storia attraversa un periodo in cui il cinema underground americano, nella sua straordinaria stagione, si presenta come una critica del vedere, cioè ridefinisce il modo stesso di vedere il cinema – inteso come finestra sul mondo -, del cinema come rappresentazione della realtà (Occhio mio dio, Alfredo Leonardi, Clueb, 2003). 

Il concetto di schermo – terza grande metafora dopo quella dello specchio – su cui si soffermava Massimiliano Fasoli nella Conferenza Schermo delle mie brame (2023, Palazzo Ducale), a quel tempo vice presidente del Teatro G.A.G., ci aveva immerso totalmente nelle immagini, come ben dimostra l’opera di grandi documentaristi quali Paolo Brunatto, amico di Pasolini e Bukowski, collaboratore di Carmelo Bene in Un’ora prima di Amleto + Pinocchio. 

Il percorso di Massimiliano Fasoli lo ha portato dalle esperienze pionieristiche di Schegge di Utopia e del Film Studio 70, dove organizzò la prima rassegna dedicata al cinema underground italiano degli anni ’60 e ’70, a Cult Network Italia. Qui, da grande manager, diede spazio a figure internazionali come Kenneth Anger – autore del fondamentale Hollywood Babilonia – e ad Andy Warhol, mandato in onda in prima serata, senza censura e contro ogni regolamento vigente, con l’intero corpus delle sue opere più estreme. In questo contesto, Massimiliano Fasoli ha costruito una vera enclave di cinema alternativo, testimoniata anche da Luisella Fallabrino, entrambi protagonisti di un movimento che ha rivoluzionato il modo di intendere l’immagine e il racconto cinematografico.

Il Dubbing Glamour Festival 2025, sostenuto da Universal Pictures International Italy, dalla Direzione Generale del Cinema, dalla Regione Liguria e dal Comune di Genova – Genova Città dei Festival, ha debuttato il 5 novembre a Genova e andrà avanti fino al 30. Gli eventi, ospitati tra Palazzo Ducale, The Space Cinema, Società Ligure di Storia Patria, si confermano un’occasione unica per la sperimentazione e il dibattito su un’arte della voce che sia allo stesso tempo memoria e strategia.