(di Vilfredo Chicco Agnese) Uno dei film recentemente più visti su RaiPlay s’intitola Il diritto alla felicità, diretto da Claudio Rossi Massimi. Protagonista è Remo Girone, nel ruolo di Libero, un anziano libraio di provincia che non si limita a vendere libri usati “ma li sceglie come fossero medicine per l’anima”. Dall’incontro con il giovanissimo Essien, da pochi anni immigrato in Italia, nasce un’amicizia e una complicità tra generazioni e nazionalità diverse, che, attraverso ogni libro prestato e ogni dialogo, aiuteranno il ragazzo a superare i confini culturali, in un cammino verso la libertà.

Un piccolo e pluripremiato capolavoro del cinema italiano che ha conquistato il pubblico per la sua semplicità, la sua delicatezza e i valori che trasmette. Il finale triste ma fortemente simbolico richiama immediatamente le parole di Paolo Conte: “Il maestro è nell’anima e dentro all’anima per sempre resterà”.
Un film che pochi conoscono, forse l’ultimo che ha interpretato come protagonista, e che, a mio avviso, rispecchia pienamente l’indole e l’anima poetica di Remo Girone, un attore che abbiamo visto spesso nei panni del cattivo.
Insomma c’è molto Remo in Libero e viceversa.
Il Remo che ho conosciuto, il mio amico Remo, era un uomo dolce, profondo, generoso che viveva con modestia il suo grande talento: una profondità interpretativa unita a una voce magnetica e seducente, capace di catturarti e arrivare diretta al cuore, sia a teatro, sia nelle letture, sia nelle piacevoli conversazioni con gli amici. Mi riferisco a quelle lunghe e frequenti conversazioni in cui amava scherzare e affascinarci con appassionanti e inesauribili racconti, accompagnati dalle sue argute battute ironiche, che anticipava con un sussurro di riso che non riusciva a trattenere. Quei racconti erano spesso intessuti di un duetto irresistibile: interrotti dalle acute precisazioni della moglie, l’amata Victoria Zinny, sempre al suo fianco, attrice di grande talento, che a soli 18 anni aveva debuttato in Viridiana di Luis Bunuel.
Da queste deliziose interruzioni scaturivano discussioni animate, ma piene di affetto, capaci di raddoppiare e arricchire di aneddoti la memoria condivisa. Una memoria immensa, accumulata in una lunga e prestigiosa carriera. Remo ha calcato le scene teatrali sotto la guida di maestri come Luca Ronconi, Orazio Costa e Peter Stein, per poi spaziare dalla televisione (a partire da La Piovra) al grande schermo. Ha lavorato con l’eccellenza del cinema italiano (Bellocchio, Scola) ed è entrato nel cuore di Hollywood, lasciando il segno in film come La legge della notte di Ben Affleck, Equalizer 3 – Senza tregua al fianco di Denzel Washington, e interpretando Enzo Ferrari in Le Mans ’66 – La grande sfida, accanto a Christian Bale e Matt Damon.
Ma lascio agli esperti il racconto della sua carriera artistica. Qui, voglio parlare dell’amico Remo che a dispetto di un curriculum così importante, è sempre rimasto l’antidivo per eccellenza: riservato, colto, ma sempre alla mano, disponibile con tutti e con un grande amore per la poesia. Come dimenticare i suoi “vocali” su WhatsApp, anche a tarda notte, autentiche gemme inviate agli amici, dove la sua voce inconfondibile regalava intense emozioni leggendo brani e poesie. E le sue letture pubbliche, che non rifiutava mai, per animare decine di eventi organizzati dalle molte Associazioni culturali no profit.

L’ultima proprio lo scorso giugno per la presentazione della graphic novel Lumumba un eroe Africano, scritto dell’operatore umanitario Luca Catalano, in cui lesse la straziante lettera che Lumumba scrisse ai suoi cari, prima di essere barbaramente assassinato. Il pubblico rimase in un silenzio assoluto, incapace di trattenere le lacrime: quella voce calda dava corpo alla drammatica profondità di quelle coraggiose parole.
Con quel suo fare trasandato e quell’aria malinconica, Remo distribuiva, a chi gli stava vicino, arte e poesia in ogni momento della giornata, con l’amorevole complicità dell’inseparabile compagna Victoria.
Mi piace ricordare in questo modo molto personale un grande artista con cui ho condiviso tanti momenti di sincera, allegra e profonda amicizia, che mi mancheranno terribilmente.
Ciao Remo carissimo amico.
Vilfredo Chicco Agnese

