Esiste una ricetta per la felicità? Sì, secondo Andrea Roncato, e consiste nel coltivare sentimenti veri e circondarsi di persone sincere. Lo racconta lui stesso a Cinecorriere in occasione della presentazione de La ricetta della felicità, fiction con Cristiana Capotondi, in onda il giovedì sera su Raiuno, dove veste i panni di Giova Niccolai, papà dei coprotagonisti Susanna (Lucia Mascino) e Giacomo (Eugenio Franceschini): «Mi rendo conto che in questo momento storico di guerre e violenze è dura parlare di felicità, eppure le storie che raccontiamo nella serie di Raiuno ci invitano alla speranza. I personaggi affrontano i dolori con la resilienza che solo l’amore e la solidarietà possono dare».
Come si superano i momenti brutti?
«Affidandosi alla famiglia e a chi tiene a noi, non rassegnandosi al destino. L’unico portafortuna è l’amore delle persone care o degli animali, autentico e disinteressato».
Questa fiction è ambientata nella sua Emilia-Romagna.
«È la terra dove più che altrove si ha il gusto della vita e dove felicità significa accoglienza, amore per gli altri, per la nostra terra e il nostro mare. Quel mare che non sarà il più bello, ma sicuramente è il più allegro».
Che tipo è Giova Niccolai?
«Un uomo che si è goduto la vita, ma non è privo di fragilità, come tanti personaggi che ho interpretato».
Per esempio?
«Il playboy Loris Batacchi (Fantozzi subisce ancora, 1983), che peraltro mi ha attirato accuse di sessismo, mentre è vero il contrario. Quella era una presa in giro del dongiovanni, che alla fine rimane solo come un cretino».
Anche lei aveva fama di playboy…
«Ma no. Certo le donne mi sono sempre piaciute, ma da ormai dodici anni sto con mia moglie».
La ricetta della felicità esalta l’amicizia fra le donne?
«Quando le donne si mettono insieme risolvono tutti i problemi. Ci sono loro dietro ai grandi cambiamenti, noi uomini siamo più faciloni e poco concreti».
C’è un ruolo che le sarebbe piaciuto recitare?
«Non uno in particolare, un uomo normale, né santo né diavolo. Del resto ho fatto tanto il comico e so che per far ridere bisogna saper far piangere».
Dicono che i comici sono malinconici?
«Più che di malinconia, parlerei di sensibilità, che porta a commuoverti».
Un comico di oggi che le piace?
«Checco Zalone, ma anche Andrea Pucci. Vengo dalla scuola di Cochi e Renato, bravi nelle gag e nei tempi comici. Oggi forse si eccede nei versi e nei look esasperati, ma quello è solo ridicolo, che con la comicità non ha niente a che fare».

