(di Antonino Ianniello) Antonio Onorato da qualche settimana ha presentato il suo ennesimo disco: ‘Son of the Sun’ (figlio del sole) per l’etichetta ‘Guitarangel Music 2025’. Un album già fatto e riposto nel cassetto di Antonio da un po’ di tempo. La cover è stata realizzata dall’artista Maria Scognamiglio. Pittrice che ha ben colto l’impressione della filosofia di Onorato e il senso della vita del chitarrista partenopeo. Il disco è interamente dedicato a Jimi Hendrix suo eterno punto di riferimento. È stato realizzato (registrato e missato da Giò Savarez al ‘Midi Groove Studio’ a Napoli nel 2024. Al disco hanno partecipato, oltre a Onorato (guitars and vocals), lo stesso Giò Savarez (Keyboards, programming bass and drums), Mario De Paola (acoustic drums) e Michele Mennella (esclusivamente nella quinta traccia: ‘We want another world’). Il progetto grafico è di Annalisa Onorato. 

Dunque, l’ultimo incontro con Antonio Onorato, nel cuore di questo afoso agosto … in quel di Torre del Greco, avviene in un accogliente bar con vista mozzafiato sul golfo di Napoli … tra il mare e il Vesuvio. Dinanzi a noi due tipi di caffè: per me un caffè espresso in tazza piccola e per Antonio un american coffee, di quelli lunghi in tazza più grande e con acqua calda a parte. Il disco presentato ci fa capire che, come tutti gli artisti della chitarra, il maestro Onorato avrà pure un chitarrista di riferimento … qualcuno a cui si è particolarmente legato ed ispirato o che addirittura ne abbia influenzato il suo ormai particolare sound? «Non ce n’è uno in particolare ma tanti. Parto dal mio primo e grande amore: Jimi Hendrix. Mi ha ispirato moltissimo sia per il suo sound avveniristico che per l’approccio spirituale alla musica senza dimenticare la continua sperimentazione sul suono della chitarra. Anche io cerco sempre di fare questo.» Sul termine ‘essere influenzato’ Antonio frena deciso … ne cristallizza il concetto, che, a suo dire, non va interpretato in modo letterale: «il musicista dice di essere stato catturato dall’esempio più che da un’influenza musicale vera e propria, e di aver cercato di capire, dai chitarristi che riteneva importanti, il come si fa e non quello che fa

Sul disco

«Stiamo parlando di ‘Son of the Sun’ che è un progetto che avevo nel cassetto da tantissimi anni ed ho deciso di pubblicarlo perché era doveroso, da parte mia, dedicare un lavoro al mio chitarrista preferito al mio ‘hero’ della chitarra. Molta gente è convinta che il mio idolo possa essere Pat Metheny … e qui nasce un ‘misunderstanding’. Personalmente ammiro tanto Pat … ma non è assolutamente il mio riferimento. Il mio idolo resta Jimi Hendrix che è al vertice della piramide e poi più giù vi sono tutti gli altri. Per me Hendrix è stato un faro sin da quando ero piccolo. Hendrix per me era uno stregone, uno sciamano … quasi un extraterrestre. Poi non lo reputo un chitarrista di matrice rock … lui è un entità musicale che viene da un altro pianeta! A ventisette anni, dopo aver realizzato quattro dischi, aveva raggiunto un grande potere … il potere della musica è un qualcosa incommensurabile. Il suono della chitarra di Jimi Hendrix era un’arma molto più potente delle bombe atomiche, più forte (allora) delle bombe di George Bush. Questo lo afferma Carlos Santana in un’intervista che tutti possono leggere. Solo che le armi di Hendrix erano armi d’amore e quando terminava i con certi amava sempre dire ‘Peace and Happiness’ ed a 27 anni lo hanno fatto fuori perché era diventato un personaggio troppo scomodo per il potere americano andando contro il sistema. Il disco ‘Son of the Sun’ è dedicato a Sole ed io mi sento un po’ figlio del Sole anche perché nelle credenze dei nativi americani … loro dicevano papà Sole e madre Terra e l’energia la regala il Sole e guai se smettesse di riscaldare la terra noi moriremmo. Io credo che le due entità principe sono il Sole che per me è maschio e la Terra che è certamente un’entità femminile ed ho voluto dedicare questo album, per celebrarlo, a nostro padre Sole che è capofamiglia di tutto ciò che vive sulla Terra. Altro brano importante è ‘We want another world’ che inizia con le voci tutte mischiate di tutti questi pseudo imperialisti della Terra: Bush, Netanyau, Putin, Trump … i signori della guerra e finisce con un ritornello molto lirico che potrebbe essere cantato da tutti. Un classico brano da stadio dove immagino tutti con la fiamma degli accendini o con le torce dei telefonini pronti a protestare contro questo stato di cose e dire: Noi vogliamo un altro mondo. Voglio chiudere spronando i giovani a gridare Peace, Love and Happiness.» 

Antonio ha sempre detto della sua grande ed inspiegabile passione per i Nativi Americani e lui stesso fu battezzato anche da un capo indiano della tribù dei Lakota (costola Sioux). È sempre, dunque, stato legato e lo è tuttora, allo stile di vita dei Nativi Americani ed anche in Hendrix trova un parallelismo in questo senso e percepisce il musicista afro-nativo ancora più vicino … quasi un fratello. 

Di lui dice ancora: «Jimi nacque a Seattle con il nome di Johnny Allen Hendrix I genitori; James Allen Hendrix di origini afro-native e, Lucille Jeter, di origini Cherokee. Il padre, poi, gli cambiò il nome in James Marshall Hendrix. Un aneddoto narra che il giovanissimo Hendrix si costruì una specie di rozzo cordofono che ricavò da una scatola da sigari e sopra cui tese un elastico. Questa è una pratica tipica dei più poveri chitarristi blues agli esordi. Il suo primo strumento? una chitarra per destrimani regalata dal padre dopo la morte della madre … mentre lui era mancino. Imparò velocemente, rovesciando la chitarra, a suonare. Questa abitudine caratterizzò tutta la sua carriera artistica.»

Il brano ‘Hey Joe’

«Quando ho ascoltato Hey Joe, un diamante prezioso … ovviamente dopo la dipartita dolorosa di mio fratello Joe Amoruso, mi si è illuminata una lampadina. Quale brano poteva essere più adatto per celebrare il mio carissimo ed indimenticabile amico? Hey Joe di Hendrix: un pezzo che da ragazzo ho sempre amato. Ho dunque pensato di rivisitare il brano inserendo un testo tra il napoletano e l’italiano. Credo di aver fatto la mia brava figura … e credo che lassù sia Hendrix che Joe Amoruso l’abbiano apprezzata.»

Una testimonianza importante dalla Pennsylvania

Programma del tour di Antonio Onorato in Pennsylvania Centrale

World music-jazz rock napoletano

E se Jimi Hendrix suonasse jazz… Antonio Onorato

Il chitarrista e compositore di fama mondiale di Napoli suonerà qui a Central Park, Pennsylvania, a metà aprile 2010