S’intitola Mustras il nuovo album del batterista sardo Andrea Ruggieri, che lo racconta con queste parole: «Dopo ‘Musiche Invisibili’, con ‘Mustras’ continua il mio personale tributo a Italo Calvino, autore che ci ricorda quanto sia fondamentale il ruolo di ciascun individuo nella creazione di una rete sociale che resista al peso delle contraddizioni. Le mustras sono decorazioni soprattutto tessili sarde che raffigurano scene di vita di tutti i giorni. Ecco allora che ogni partitura musicale è una ‘mustra’ che racconta di nuove suggestioni e visioni, di fili come relazioni e relazioni come fili, di non dualità tra eterno e quotidiano, tra l’anno luce e l’istante, tra il corruttibile e l’incorruttibile, tra la mia scelta e la pace (o la guerra), tra l’io e il tu, individui fusi nel noi ma intatti nella propria unicità. Se in passato Calvino era (è ancora) l’autore consigliere che ispirava la mia sceneggiatura, ora è divenuto anche lo specchio, il segnale acustico, il vento che mi ricorda quello che è il mio desiderio innato: vivere con la consapevolezza che la musica è ‘solo’ una delle tante manifestazioni di quella condizione essenziale che è l’esseri umani. Uno dei molteplici luoghi eterotopici dove quel vento scuote e purifica tutto creando coesistenza armoniosa. Una coesistenza certo non priva di conflitti, che sono però virtuosi nel generare comprensione e inclusione, come ogniqualvolta in Sardegna soffia il Maestrale e io, anche quando mi sveglia in piena notte, mi incammino fuori per sentirne addosso il potere purificante e riappacificante. Tutto questo è impresso in MUSTRAS, il cui risultato puramente estetico musicale lascio che sia ogni ascoltatore ad accoglierlo a suo modo. Per me è soltanto uno dei punti (di vista) infiniti di un cerchio, anzi, di una delle infinite spirali della vita».

Andrea, qual è il tuo rapporto con Calvino? 

«Italo Calvino è per me una guida in questa mia fase artistica, iniziata con la realizzazione del mio album precedente (Musiche Invisibili, 2022) e proseguita con Mustras, secondo ‘capitolo’ del mio personale tributo all’autore ed alle ‘città invisibili’. Leggendo l’opera ho sentito l’urgenza di tradurre in musica le suggestioni e le riflessioni che mi ha suscitato, soprattutto sul ruolo che può avere ogni individuo nella risoluzione delle contraddizioni della società contemporanea, ciascuno partendo dal proprio auto miglioramento».

Diversità anche in chi ti accompagna ed in quella che è l’armonizzazione … parlami dell’impostazione del disco. 

«Io e i miei compagni siamo legati, oltre che dall’amicizia, anche dalla dedizione per la sperimentazione e per lo sforzo consapevole che essa richiede di abbandonare la ‘comfort zone’. Abbiamo questo approccio sia nella ricerca personale sui nostri strumenti che nella performance collettiva, il che mi permette di scolpire consapevolmente la scrittura e gli arrangiamenti sulle nostre personalità e peculiarità. Si tratta di guardarsi dentro, scoprire, manifestare e coltivare, ininterrottamente e con coraggio, ognuno la propria unicità. Questa per me è la diversità, e questa è la base sulla quale mi sforzo di creare e impostare i miei progetti. In definitiva, il mio scopo ultimo non è realizzare semplicemente un disco ‘suonato bene’. Desidero, invece, che le mie opere raccontino qualcosa, anzi, che permettano a chi le ascolta di creare un proprio racconto interiore, uno scambio di consapevolezze che dia un senso nuovo all’esistenza».

Perché esce fuori un titolo in sardo e qual è il collegamento con il disco? 

«Le mustras sono decorazioni tessili sarde che rappresentano scene di vita quotidiana e, visto che anche le Città calviniane sono delle rappresentazioni narrative, ho voluto creare questa unione. Mi piaceva anche l’idea di affrontare il tema delle esperienze e delle relazioni tra individui, e tra questi e il loro ambiente sociale e naturale, attraverso una traduzione in musica dei termini e della simbologia della tessitura (termine comunque già usato in musica in riferimento ai registri vocali e strumentali). Inoltre, secondo il principio buddista dell’‘origine dipendente’ (in giapponese engi, letteralmente ‘apparire in relazione’) che sposo completamente … tutto ciò che esiste, esseri umani inclusi, è in relazione di interdipendenza, niente esiste isolato dal resto. Essere consapevoli di questa realtà permette di riconoscere il valore della vita, in ogni sua forma. Tutto questo tenendo conto del conflitto, senza però demonizzarlo, anzi, riconoscendone la funzione creativa che può avere se affrontato con il dialogo e il rispetto delle differenze».

L’uso dell’elettronica, spiegaci meglio…

«Un altro elemento che ci lega è proprio l’uso dell’elettronica, appunto. Potrei dire che siamo un ottetto, visto l’apporto organico – sia compositivo che performativo – che ognuno di noi dà al progetto attraverso di essa. Credo sia uno strumento incredibilmente sconfinato che permette di esplorare, se non addirittura creare, nuovi spazi che possono essere coabitati da musicisti e pubblico di qualsiasi estrazione. Allo stesso modo, anche l’utilizzo non convenzionale, soprattutto in termini di timbro, degli strumenti acustici ha per me la stessa funzione. Non è rara, infatti, l’esperienza, sia di chi suona che di chi ascolta, di non riuscire ad individuare chi e cosa stia producendo i suoni in determinati momenti. Questo elemento che ha a che fare con l’ignoto è per me fondamentale per poter rinnovare continuamente quello che faccio, nella musica e nella vita in generale».

L’album

Rispetto al precedente questo nuovo album si emancipa dall’intreccio narrativo del celebre romanzo, ma da questo prende ispirazione per nuovi sentieri musicali da esplorare e non è un caso che siano presenti testi inediti scritti in italiano, friulano ed inglese. Ulteriore elemento di novità è rappresentato dall’organico, con il large ensemble composto da tredici strumentisti che ha lasciato spazio ad un power quartet dalle intriganti soluzioni melodiche e ritmiche con l’innesto dell’elettronica ad impreziosire il tutto. Andrea Ruggieri partecipato con Marco Esu alla finale dell’undicesimo Concorso Internazionale ‘Sant’Anna Arresi Jazz’. Vince, poi, con lo stesso Esu ed Emanuele Contis, il ‘Premio De Andrè’ Città di Sanluri Provincia sarda di Medio Campidano.

Line Up

Andrea Ruggeri (batteria, oggetti, elettronica, voce.), 

Elsa Martin (voce, oggetti, elettronica), 

Simone Soro (violino, effetti, voce), 

Elia Casu (chitarre, effetti, elettronica, voce).

Andrea Ruggieri nasce nell’agosto del 1976 a San Gavino Monreale, provincia di ‘Sud Sardegna’ (SU). Comincia a suonare la batteria sin dall’età di 11 anni, sotto la guida di Sandro Bandinu, e muove i suoi primi passi con gruppi rock e da ballo. Si perfeziona, da autodidatta e partecipa a diversi seminari: quello di Nuoro Jazz, partecipa ai Seminari/Laboratorio permanente di ricerca musicale al Siena Jazz, seguendo masterclass: quelle di Batch Morris (il cui vero nome era Taylor Hawkins … Taylor muore a Bogotà nel 2022, dove era in tour con i Foo Fighters), poi Airto Moreira, Gianni Cazzola, Stefano Bollani, Riccardo Lai, Paolo Sanna, Bathie D’Agne, M’Bagnik Niang, Mike Quinn, Alfredo Golino, Walter Calloni, Maxx Furian, Max Govoni, Daniele Sabatani, Don Fomularo, Ellade Vandini). 

Ruggieri parte dalla sua dedizione alla ricerca timbrico-ritmica e ama sviscerare le potenzialità melodico-armoniche dello strumento. Lo fa sia in solo che nell’interazione con gli altri musicisti, anche ‘preparando’ la batteria attraverso l’applicazione di vari materiali di scarto e oggetti extramusicali. Di questo percorso di ricerca e performativo ne fa anche un percorso didattico, con lo scopo di stimolare ogni singolo allievo a manifestare il proprio talento unico e irripetibile. Sto lavorando alla stesura di un libro su questa mia ricerca. 

Ha collaborato, tra tanti altri con: Janas, Andrea Parodi, Elena Ledda, Triace, Paolo Fresu, Antonello Salis, Furio Di Casctri, Stefano Battaglia, Rosario Bonaccorso, Marcello Cabiddu, Ralph Alessi, Ares Tavolazzi, Fausto Beccalossi, Francesco Sotgiu, Peo Alfonsi, Rita Marcotulli Gianluigi Trovesi, Luciano Biondini, Paolo Sanna, Salvatore Bonafede, Marco Castelli, Lino Cannavacciuolo, Alfonso Santimone, Edu Hebling e con il gruppo Dorian Gray. Andrea Ruggeri, dopo aver registrato, nel 2022 ‘Musiche Invisibili’ per la label Da Vinci Jazz, ritorna sul mercato discografico con ‘Mustras’ … sempre per la stessa etichetta e per la stessa distribuzione. ‘Egea’.