Presso la libreria Mondadori di Napoli, in via Luca Giordano, il 19 giugno alle ore 18.00, Renato Marengo presenta il libro Ciò che resta della notte di Francesco Giuliani. Intervengono, oltre all’autore, Carmine Aymone del Corriere della Sera e il chitarrista Antonio Onorato. L’evento è organizzato da Suono Libero di Nando Misuraca. Nel corso dell’incontro verrà proiettato un filmato di Paolo Zefferi di RaiNews 24. Letture di Antonella Scapin.

(di Renato Marengo) È un libro molto particolare, questo romanzo di Francesco Giuliani Ciò che resta della notte. Il fatto è che non è solo un romanzo. O meglio è un romanzo che ha una prerogativa unica: chi lo ha scritto, mentre lo scriveva, mentre pensava di raccontare con la giusta passionalità, situazioni di fantasia o autobiografiche, aveva sempre, per ogni situazione, per ogni personaggio, per ogni coinvolgimento emotivo… una musica in testa.
No, non è un caso di “earworm” di cui stiamo parlando, non si tratta di avere una musica in testa come un chiodo fisso che quasi ti ossessiona. Il caso di Francesco Giuliani è un po’ diverso e molto particolare. Leggendo il romanzo si scopre sin dal primo capitolo, che lui in testa, ha di volta in volta, una sorta di colonna sonora di un film. Ogni volta che ricorda o deve conoscere o incontrare una donna o parlare con suo padre, capire se sta per innamorarsi o meno, lui ascolta un brano, una musica di un artista diverso. A seconda delle situazioni che si accinge a narrare, lui mette in circolazione tra sé e la tastiera del computer, il brano che meglio si armonizza con la situazione che sta raccontando. Qualche volta perché il protagonista del suo romanzo mette sul piatto un vinile, o fa partire un cd, o semplicemente perché gli viene in mente un brano e lo associa a quello che sta per raccontare. Una sorta di lavoro al contrario di quello che fanno registi e sceneggiatori che, dopo aver scritto o girato un film, per montarlo si affidano all’autore della colonna sonora. Giuliani no: è lui stesso l’autore della colonna sonora della sua vita. O delle vite che racconta.
Francesco Giuliani mi è stato presentato da un grande amico che, oltre a essere un geniale creativo, è stato direttore di numerosi miei programmi musicali e di varietà per la Rai, Chicco Agnese, intellettuale attivissimo, anche se in pensione, che da Montecarlo, dove oggi risiede, mi ha chiamato dicendomi: «Ti presento uno scrittore mio amico molto bravo, con una marcia in più. Lui ha scritto un romanzo che sembra un film, con storia e intrecci molto coinvolgenti. Il romanzo uscito lo scorso anno, Giuliani lo ha già presentato negli ambienti letterari riscuotendo commenti e recensioni positivi».
Ma allora – ho chiesto a Chicco – se lo ha già presentato che senso ha ripresentarlo?
«Francesco, come scoprirai, è anche un musicista, soprattutto un grande appassionato di blues e di rock. Questo aspetto nelle presentazioni in ”zona letteraria” certamente è venuto fuori con meno evidenza. Voi due avete in comune amore e passione per tanti artisti e generi musicali. Ma leggi il libro e vedrai. Anzi , ascolterai…».
Ho cominciato a leggere: in testa a ogni capitolo Francesco Giuliani scrive nomi di artisti e titoli di brani: una vera e propria playlist. La “sua” playlist quella che, leggendo il romanzo ricco di intrecci, di passioni, sesso e sentimenti si scopre essere proprio la musica “che lui ha in testa mentre racconta”, il plus valore di questo romanzo. È un codice inverso, uno stravolgimento dell’ordine naturale delle cose. Non sono le situazioni, le emozioni, l’incalzare degli eventi che suggeriscono questa o quella musica di commento o sottofondo: ma il contrario!
Ma non è stato solo questo ad attrarmi… fatalmente. Quando Chicco Agnese ha detto «Leggi e vedrai quanti punti di contatto hai con Francesco», certamente si riferiva anche a una sorprendente scoperta che mi ha fatto decidere di dedicarmi per un po’ a scoprire i retrogusti del libro e mi ha fatto venire la voglia di raccontarlo a tutti, colleghi, lettori, musicisti nel corso d un vero e proprio tour che, organizzato e presentato da me, parte dalla Mondadori di Napoli il 19 giugno, con l’organizzazione di Suono Libero Music di Nando Misuraca e interventi straordinari come quello del grande chitarrista Antonio Onorato, del mio collega del Corriere della Sera Carmine Aymone, certamente uno dei maggiori critici musicali italiani, con le letture di Antonella Scapin; poi a Roma, presso la libreria ELI, il 26 giugno, con i critici musicali Dario Salvatori e Marco Testoni e i suoni del cantautore The Niro, una scoperta del mio programma Demo di Rai Radiouno, oggi affermato autore di colonne sonore. Il tour a settembre riporenderà a Milano con la collaborazione del mio collega critico e scrittore Giordano Casiraghi. C’è inoltre una concomitanza impressionante tra ciò che viene narrato nelle prime pagine del libro Ciò che resta della notte, con le prime pagine della storia del mio libro Napule’s Power: il personaggio di Chuck, che nella storia è il padre americano del protagonista Julian, è un musicista che nell’immediato dopoguerra sbarca a Napoli, in “zona Base Nato” e frequenta quei locali del porto, quei bar con pista da ballo, whisky e “signurine”, divenuti ritrovi per americani dal dopoguerra e per tutto il periodo che le Basi Nato sono rimaste a Napoli. E proprio in quei locali Chuck diventa presto un affermato deejay e quindi un impresario musicale. E qui, tra la reale passione di Francesco Giuliani per quella stessa musica rock, blues e mediterranea di cui mi occupo da sempre anche io, e i personaggi del suo romanzo, come Chuck, i punti di contatto sono incredibilmente tanti. A partire proprio da quegli stessi locali dove da giovanissimi hanno ascoltato tanta musica americana e hanno imparato a contaminarla con la propria napoletana, i Bennato, Pino Daniele, Enzo Avitabile, James Senese, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, gli Osanna e tanti protagonisti di jazz, rock e blues del mio Napule’s Power.
Ne ho trovati altri punti di contatto con Francesco Giuliani che nella vita, oltre a scrivere e a fare l’avvocato, nel profondo del suo cervello oltre che nel cuore, è un musicista doc. Queste concomitanze mi hanno molto incuriosito e mi spingono ad approfondire meglio, attraverso incontri in pubblico tra colleghi, questa volta, della discografia e delle colonne sonore, per scoprire se è davvero la musica a incanalare la sua narrazione o se il racconto segue un pentagramma segreto che sta solo nella testa di Francesco. Che comunque ha… una musica in testa che lo spinge a cercare sempre nuovi lettori e ascoltatori.


