Da Cinecittà alla Cina per un progetto sull’incontro di due mondi mentre arriva il suo film del centenario di Riz Ortolani tra le grandi orchestre della Rai e Hollywood.
(di Renato Marengo) Il 9 maggio scorso il Golden Panda Awards, uno dei premi cinematografici più importanti della Cina, è giunto a Roma.

In occasione di questo importante evento si è tenuto un interessante incontro presso l’hotel Ambasciatori di via Veneto, coordinato dal dott. Ivan Cardillo Presidente Italy – China Business Development Forum, fra una delegazione ministeriale della Provincia del Sichuan, con a capo la signora Zheng Li , Director General of the Publicity Department CPC Provincial Committee, ed esponenti del mondo politico, della cultura, della film commission, della stampa e dell’imprenditoria del nostro Paese. Durante l’incontro avente come mission principale la promozione dello scambio culturale e lo sviluppo di progetti cinematografici in coproduzione fra Cina e Italia, il regista-scenografo Marco Dentici, invitato ufficialmente all’incontro, prima di intervenire con la sua relazione al tavolo degli illustri ospiti, ha descritto alla delegazione cinese le linee guida di un suo progetto cinematografico ispirato all’incontro immaginario tra Federico II di Svevia e un Maestro di Feng-Shui, per una possibile coproduzione fra i due Paesi.
Il giorno successivo all’incontro, la delegazione si è recata in visita allo Stabilimento di Cinecittà soffermandosi a lungo nello studio di Marco Dentici che si trova all’interno dei famosi Studi di Via Tuscolana, dove ha avuto modo, fra l’altro, di mostrare un suo teaser composto in prevalenza da schizzi e bozzetti preparatori al progetto suddetto dal titolo “Il Vento e la Luce” ed esposto ulteriori elementi di carattere artistico e produttivo. Al termine dell’incontro la delegazione ha invitato ufficialmente Marco Dentici in Cina, in occasione della seconda edizione del Golden Panda Awards che si terrà a settembre a Chengdu nel Sichuan, per discutere in maniera concreta di accordi e dettagli di coproduzione su questo grande progetto internazionale.
Marco Dentici proprio in questi giorni sta ultimando il montaggio del biopic da lui diretto “CI VEDIAMO DA RIZ”, dedicato al grande compositore Riz Ortolani, dove non mancheranno immagini dei suoi esordi in Rai e le note delle famose colonne sonore scritte per i numerosi “teleromanzi” della stessa TV Pubblica, oltre a quelle per i tantissimi film nazionali e internazionali. Temi e canzoni note in tutto mondo, come “More” per il film Mondo Cane – prima Nomination agli Oscar nel 1964 – cantata dalla moglie Katyna Ranieri e dai più grandi interpreti della musica a livello planetario ( tra i quali Frank Sinatra). La seconda nomination per Riz arrivò con la colonna sonora per il film The Yellow Rolls Royce.
Nella caleidoscopica alternanza di musica, immagini, scene fiction e pitture in animazione, s’innesteranno le testimonianze dei più celebri personaggi del nostro panorama musicale e cinematografico [da Bollani a Placido Domingo (nella foto sotto con Marco Dentici), da Pupi Avati ad Arbore, da Bocelli a Katyna Ranieri ecc.]. L’uscita del film è prevista in Italia in concomitanza col centenario della nascita di Ortolani nel 2026 e volerà nello stesso anno negli Stati Uniti dove, in omaggio al Maestro (che ha vissuto a Hollywood per più di trent’anni), oltre alla proiezione del film, è previsto un ricco calendario di manifestazioni celebrative.

Abbiamo chiesto a Marco Dentici di fornirci qualche anticipazione su questo grande progetto con la Cina.
- Cosa ha ispirato il progetto?
La modernità del pensiero di Federico II è stato certamente un forte elemento di stimolo e di riflessione al quale se ne sono aggiunti altri con caratteristiche e valenze diverse. La modernità dell’imperatore sta nella sua visione del mondo proiettata ben oltre i confini del suo regno e del periodo in cui visse. Desiderare di costruire una casa dei saperi universali, dove arte, scienza, letteratura, musica e altre attività creative possano incontrarsi e superare gli steccati di razze e religioni diverse, è una illuminante e modernissima visione che dovremmo mettere in pratica soprattutto oggi alla luce delle tragedie che insanguinano diverse aree del mondo.
- È un film storico di fantasia?
Sì, è un film ambientato nel 1200 e ha come protagonisti Federico, appunto, e Feng, un maestro di Feng-Shui. È una storia che potremmo definire di fantasia, liberamente ispirata al libro di Franco Arcovito “Castel del Monte un mistero svelato”. In realtà non c’è nulla di svelato e avanzando nel campo delle ipotesi, le vicende intrecciate dei due protagonisti potrebbero tratteggiare una verità storica accettabile in cui quel magnifico castello nella campagna delle Murge troverebbe il suo baricentro.

- Quali sono le location italiane e quali quelle cinesi?
La storia del film descrive il viaggio parallelo che i due protagonisti compiono, inconsapevoli del fatto che alla fine raggiungeranno la stessa meta. In questo senso definirei il film un road movie e di conseguenza le location sono tante e disseminate in luoghi di paesi diversi. I blocchi fondamentale delle location restano quello della Sicilia e della Puglia. In Cina quello nei territori del Sichuan, boschi, villaggi e palazzi storici oltre al blocco di scene previste a Castel del Monte, un sito la cui destinazione d’uso è molto controversa e tutt’ora priva di una certificazione univoca. Nella mia immaginazione quella splendida architettura è la casa dei saperi universali voluta da Federico e concepita da Feng secondo schemi geometrici coniugati a studi astronomici e concetti scientifico/filosofici appartenenti all’antica cultura orientale.
- Quali sono le motivazioni e quali le finalità di un progetto così ampio?
Per me questo film è come l’incontro di due fiumi che dalla loro confluenza formano un lago di nuove e stimolanti conoscenze. In questo senso le vicende incrociate di Federico e Feng mi sembrano abbastanza emblematiche: la fusione di pensieri e tradizioni differenti a servizio delle urgenze spirituali e materiali degli uomini. Le finalità sono quelle di cercare di realizzare un film qualitativamente valido e poter raggiungere il pubblico più vasto possibile, parlargli attraverso la narrazione delle fasi distruttive e generative che riguardano tutti noi nel nostro presente tramite gli strumenti forniti dalla storia.
– Quali misteri sono legati a Castel Del Monte?
I misteri si addicono ai castelli gotici, a quelli fatiscenti con i cigolii e le porte che sbattono. Lì prosperano le leggende su apparizioni di fantasmi e amenità del genere. Castel del Monte non ha nulla a che vedere con tutto questo. Sono state avanzate molte ipotesi circa la sua reale destinazione d’uso originaria e il risultato è stato pari a zero. Francamente, anche se qualche studioso illuminato dovesse certificare documenti inconfutabili alla mano la reale identità o lo scopo per il quale tanta bellezza è stata concepita, per me non cambierebbe nulla, anzi, a fronte di tale certificazione il carattere del film si caricherebbe di un valore simbolico ancora maggiore.
- Quanto il fascino di questa singolare costruzione ha incuriosito l’architetto, lo scenografo oltre che lo storiografo Dentici nel pensare a questo progetto.
Non è solo una questione di fascino, lo sappiamo bene: tutto ciò che ci affascina esercita la capacità di catturare a gradi diversi la sensibilità di ognuno di noi. Ho più volte ammirato l’unicità della sua architettura, la sua pianta ottagonale, la studiatissima posizione in cui si erge da oltre ottocento anni con immutata magnificenza; i suoi dettagli costruttivi e gli inserti decorativi… ma tutto questo riguarda solo il suo aspetto strutturale ed esteriore, mi verrebbe da dire il suo corpo, certamente unico; la sua grandezza, secondo me, sta in ciò che non è visibile, nell’anima che non mostra e che gira in tutta quell’area con un’energia vibrante davvero particolare. Forse anche per questo sfugge a ogni forma di catalogazione. Tutte le volte che mi sono trovato davanti al Castello o a camminare nel cortile con lo sguardo rivolto all’insù ho percepito, come provenisse dall’orlatura a forma di una gigantesca corona ottagonale, una strana vibrazione difficile da esprimere a parole. È probabile che ciò sia stato e continua ed essere un’autosuggestione dovuta al personale coinvolgimento nel progetto cinematografico. Credo di poter dire, al di là di tutto, che Castel del Monte è il posto dell’anima, se per anima s’intende il vortice di quelle energie positive scaturite dall’incontro fra arte e scienza, dallo scambio interreligioso e interrazziale voluti dall’Imperatore Federico nella sognata “casa dei saperi universali”.

