Ci sono film che documentano, altri che esplorano, e poi ci sono quelli che si fanno memoria essi stessi. La leggerezza, il nuovo documentario di Andrea Caciagli, appartiene a questa terza categoria, perché non si limita a raccontare la malattia della nonna del regista, Anna Volpi, ma la trasforma in un atto d’amore, un modo per trattenerne il ricordo prima che il tempo lo cancelli.

Girato nell’arco di un anno (prodotto da Laura Catalano per 8 Production e distribuito da Emera Film), il film segue il lento declino di Anna, affetta dall’Alzheimer, e la lotta della sua famiglia per accettare la progressiva perdita della sua lucidità. Ma Caciagli evita con cura la deriva melodrammatica e si affida a un’arma preziosa: l’ironia. È proprio il sorriso di Anna, la sua straordinaria autoironia, a dare al film quel tono dolceamaro che lo rende unico. Toscana fino al midollo, madre di soli figli maschi, Anna affronta il suo declino con una leggerezza che non è incoscienza, ma resistenza. E attorno a lei i suoi cari – il marito Rino, i figli Marco e Matteo – cercano di starle accanto, pur con difficoltà, tra incomprensioni e momenti di esasperazione. Il film diventa così anche il ritratto di una famiglia che si stringe attorno alla propria colonna portante, senza sapere davvero come gestirne la fragilità.

A livello formale, La leggerezza si distingue per il suo montaggio che mescola formati diversi – fotografie, riprese in VHS, video da smartphone – come se Caciagli cercasse di riordinare, attraverso le immagini, i pezzi della memoria della nonna. I movimenti di macchina sono delicati, rispettosi, mai invadenti: il regista osserva la quotidianità della nonna senza spettacolarizzarla, cogliendo momenti autentici, piccoli dettagli che si fanno simbolo di un’intera esistenza. È un’operazione emotiva e personale, ma che riesce a parlare a tutti, perché chiunque ha vissuto, o vivrà, il dolore della perdita di un proprio caro.

Nel panorama del documentario italiano, La leggerezza si ritaglia uno spazio importante proprio grazie alla sua capacità di affrontare un tema drammatico con tenerezza e sincerità. Non è solo un film sulla malattia, ma sulla memoria e sul senso del ricordo. Con questo lavoro, Andrea Caciagli non solo racconta la storia della sua famiglia, ma ci ricorda, con semplicità e profondità, che ogni frammento di vita merita di essere conservato.