(di Antonino Ianniello) Prodotto da Dodicilune, dai primi giorni di febbraio è sul mercato ‘The Journey’, il nuovo CD del sassofonista, arrangiatore, direttore d’orchestra, compositore e didatta Gabriele Comeglio, uno tra i personaggi più iconici della storia artistica e professionale che il nostro Paese possa vantare in ambito musicale.
‘The Journey’ è la testimonianza discografica di un lungo e incredibile percorso artistico, fatto di numerosi e memorabili incontri con grandi personaggi del jazz italiano, europeo e d’oltre Oceano. Il disco raccoglie infatti composizioni ed arrangiamenti originali firmati dallo stesso Comeglio e registrati dal 1995 al 2021 tra Italia, Svizzera e America. La lista dei musicisti coinvolti è impressionante e rappresenta il meglio che il jazz abbia espresso negli ultimi 20 anni a livello globale: Lawrence Feldman, Bob Mintzer, Bob Malach, Roger Rosenberg, Emanuele Dell’Osa, Damiano Fuschi, Vittorio Cazzaniga, Ubaldo Busco, Marvin Stamm, Bob Millikan, Randy Brecker, Emilio Soana, Pippo Colucci, Franco Ambrosetti, Mike Davis, Keith O’Quinn, Mauro Parodi, Angelo Rolando, Giovanni Di Stefano, Caterina Comeglio, Sara Collodel, Bill Mays, Russell Ferrante, Alberto Bonacasa, Claudio Angeleri, Dado Moroni, Jimmy Haslip, Antonio Papagno, Andrea Cassaro, Jay Anderson, Mike Richmond, John Riley, William Kennedy, Adam Nussbaum, Marco Serra, Bill Goodwin.
Comeglio sull’album
«Questo CD rappresenta per me un lungo periodo della mia vita di musicista, densa di incontri, collaborazioni, esperienze. Un viaggio lungo ed articolato, pieno di speranze ed emozioni, che spero vogliate ripercorrere con me. Un viaggio iniziato quarantacinque anni fa quando presi l’aereo (per la prima volta nella mia vita) per andare a Boston e studiare al Berklee College of Music. Un viaggio che mi ha portato in giro per il mondo, suonando con le colonne del jazz italiano: Giorgio Azzolini, Enrico Intra, Bruno De Filippi, Franco Cerri, Mario Rusca, Attilio Donadio, Gil Cuppini, Carlo Bagnoli, Sante Palumbo, Tullio De Piscopo. Ma anche con parecchi miei ‘eroi’, musicisti che ascoltavo alla radio … come Phil Woods, Lee Konitz, Randy Brecker, Dee Dee Bridgewater, Eumir Deodato, Bob Malach, Slide Hampton, Jerry Bergonzi, Pee Wee Ellis, Rick Margitza, Russell Ferrante, Jimmy Haslip, William Kennedy, Charlie Mariano, Bobby Watson, Scott Hamilton, Patti Austin, Al Di Meola, Ray Charles, Stevie Wonder. Senza contare le collaborazioni con Mina, Tony Hadley, Nick The Nightfly, Mauro Pagani, Lucio Dalla, Ron, Enrico Ruggeri, Fabio Concato, Sarah Jane Morris, l’Orchestra Jazz della Sardegna, l’Orchestra Jazz Siciliana, l’Orchestra Sinfonica della Svizzera Italiana e l’Orchestra della RTS di Belgrado. Non avrei mai immaginato di potere condividere il palco con tutti questi grandi musicisti e di avverare così tutti i miei sogni. Un viaggio iniziato quasi per caso, che continua ancora oggi e spero possa continuare a lungo».
Il suo jazz
Quasi trent’anni di registrazioni dal 1994 al 2021, alcune realizzate in studi prestigiosi oltreoceano con musicisti di rilievo assoluto. Di fatto, a fronte di una corposa discografia sia come leader che come arrangiatore e solista, si tratta del primo disco in cui Gabriele si presenta a tutto tondo anche come compositore in nove dei tredici brani dell’album. Quattro sono eseguiti in big band: Shuffle Tune, Song for Caterina, Bop Street e Alice. Per i primi tre si tratta di fatto dell’Orchestra di Bob Mintzer con l’aggiunta di Comeglio come solista e direttore. Gli assoli sono tutti da incorniciare: Mike Davis al trombone, Bill Mays al piano, Bob Mintzer e Bob Malach al tenore, Randy Brecker alla tromba. Mentre Alice è una originale interpretazione della composizione scritta dal geniale Tom Waits, in cui è impegnata la big band italiana, la Jazz Company, con l’aggiunta della splendida voce di Caterina Comeglio. Ma ciò che sorprende in queste esecuzioni, così come in tutto il disco, è la qualità degli interventi di Comeglio il cui lo stile estroverso e il suono grintoso lo collocano in una dimensione assolutamente originale. Vi sono influssi parkeriani – del resto chi non è debitore a Bird? – filtrati da una prospettiva modale, funky e talvolta quasi atonale con un perfetto timing. In altre parole, le sue linee melodiche vanno in profondità nell’armonia per slanciarsi fino agli intervalli più estremi della tonalità. È proprio in questo che Gabriele si riallaccia a Parker “rinnegandolo” immediatamente con glissati alla Johnny Hodges o cascate di note alla Coltrane. Si avverte una profonda competenza stilistica e un rispetto per i grandi maestri del sassofono. Non importa che gli accenti siano acustici o “groovy” come Bassics Instinct insieme agli Yellow Jackets – qui presente forse con la formazione più prestigiosa di sempre con Mintzer, Ferrante, Haslip e Kennedy – la cifra stilistica di Gabriele è sempre netta e non arretra di un millimetro. Ci sono poi le tracce per vari combo jazz di diverse estensioni a partire dalla “quasi big band” in cui Comeglio si sovraincide con tutta la famiglia dei sassofoni curando anche la programmazione delle tastiere. In entrambe le tracce, Just in Case e South si apprezza la tromba di Randy Brecker mentre nel secondo brano Comeglio improvvisa anche al soprano e al baritono. Due le tracce in quartetto. La prima è una pregevole versione di Che mi importa del Mondo, una canzone nota per le versioni di Rita Pavone e Mina con Dado Moroni al piano, Mike Richmond al contrabbasso, Bill Goodwin alla batteria e Comeglio al sax tenore. La seconda è ancora una composizione originale For my Parents con il bravo pianista italiano Alberto Bonacasa, sempre Richmond al contrabbasso, Adam Nussbaum alla batteria mentre Comeglio torna al sax alto. Comeglio in quattro brani esplora le possibilità dell’overdubbing elettronico e acustico sebbene alla fine si tratta fondamentalmente di duetti nei quali Comeglio dialoga con alcuni dei suoi amici di più lunga data: il tenorista Bob Mintzer, il trombettista svizzero Franco Ambrosetti, la chitarrista Sara Collodel e il sottoscritto al pianoforte. Le atmosfere ottenute sono molto diverse tra loro. Night Roads ricorda sonorità alla Weather Report grazie alle sovraincisioni delle tastiere e dei fiati di Comeglio – oltre al contributo di Marco Serra alle percussioni e di Mintzer con uno splendido assolo. Frully propone invece un clima acido in cui spicca il lirismo di Franco Ambrosetti. Lullaby of the Leaves è invece un omaggio alla regina di Tin Pan Alley, la compositrice Bernice Petkere, con un inedito Comeglio ai clarinetti. Chiude il disco un duetto acustico con una mia composizione dedicata a Ellington dal titolo Prelude.
Tracklist
1) Shuffle tune
2) Bassic instinct
3) Song for Caterina
4) Bop street
5) Just in case
6) For my parents
7) Night roads
8) South
9) Che m’importa del mondo
10) Frully
11) Alice
12) Lullaby of the leaves
13) Prelude

