La regista slovena Sonja Prosenc ci offre con Family Therapy una satira pungente e raffinata che mette a nudo le crepe nascoste dietro la facciata di una famiglia benestante. Distribuito da Emerafilm, presentato in anteprima al Tribeca Film Festival e selezionato dalla Slovenia per concorrere ai 97esimi Academy Awards, il film si distingue per la sua capacità di combinare ironia e tragicità, creando un’atmosfera da thriller che cattura lo spettatore sin dalle prime inquadrature.

La storia ruota attorno alla famiglia Kralj, che vive in una casa di vetro immersa in un bosco, simbolo di una trasparenza solo apparente. L’arrivo di Julien (Aliocha Schneider), figlio venticinquenne nato da una precedente relazione del patriarca Aleksander (Marko Mandić), sconvolge l’equilibrio familiare, portando alla luce tensioni e dinamiche sopite. La moglie Olivia (Katarina Stegnar) e la figlia adolescente Agata (Mila Bezjak) reagiscono in modi diversi alla presenza del nuovo arrivato, rivelando fragilità e insicurezze che minano la loro apparente perfezione.

La regia di Prosenc è abile nel creare un’atmosfera claustrofobica all’interno di spazi aperti, utilizzando la casa di vetro come metafora della vulnerabilità umana. La fotografia di Mitja Ličen e la scenografia di Tatjana Čanić Stankoviće contribuiscono a esaltare questa sensazione, mentre la colonna sonora del duo Silence alterna note vibranti e suadenti, sottolineando i momenti chiave della narrazione.

Le performance degli attori sono notevoli: Marko Mandić interpreta un Aleksander egocentrico e ignaro delle proprie mancanze, mentre Katarina Stegnar dà vita a un Olivia rigida e controllata, la cui freddezza nasconde una profonda insicurezza. Mila Bezjak è convincente nel ruolo di Agata, adolescente in cerca di attenzione, e Aliocha Schneider porta sullo schermo un Julien enigmatico e affascinante, catalizzatore dei cambiamenti all’interno della famiglia.

Family Therapy sembra si ispiri liberamente a Teorema di Pier Paolo Pasolini, ma riesce a trovare una propria voce distintiva, offrendo una riflessione sulla fragilità delle relazioni umane e sulla superficialità delle convenzioni sociali. La scelta di ambientare la storia in una casa di vetro non è casuale: rappresenta la trasparenza ostentata che cela le imperfezioni e le ipocrisie di una famiglia che cerca disperatamente di mantenere un’immagine di perfezione.

In conclusione, Family Therapy è un film che, attraverso una satira sottile e intelligente, ci invita a riflettere sulle dinamiche familiari e sulle maschere che indossiamo nella società contemporanea. La combinazione di una regia sensibile, una sceneggiatura ben costruita e interpretazioni intense rende questo film una visione consigliata per chiunque sia interessato a esplorare le complessità delle relazioni umane.