Partenopeo doc, cresciuto a Secondigliano e “naturalizzato” a Napoli centro: chi meglio di Carmine Recano, attore di cinema e fiction, classe 1980, poteva vestire i panni di Massimo Esposito, comandante della polizia penitenziaria nell’istituto penale per minorenni dove è ambientata la serie Mare fuori?
Nella fiction, giunta alla quinta stagione, in onda sulla piattaforma RaiPlay e su Raidue, sono attesi da scelte cruciali non solo i giovani detenuti, ma anche il comandante Esposito: «Massimo», svela Recano, «farà ancora di più da padre ai ragazzi, aiutandoli a trovare una chance di riscatto. Inoltre cercherà di allontanare Rosa Ricci dal vortice della criminalità che rischia di risucchiarla per sempre».
S’innamorerà?
«Sarà alle prese con una vita sentimentale piuttosto complicata, ma di più non posso dire».
Pensi che l’immagine di Napoli offerta da Mare fuori abbia fatto bene o male alla città?
«Napoli ne esce positiva proprio per la speranza di rinascita offerta ai ragazzi protagonisti della vicenda, che guardano al mare come a una metafora di rinascita e di obiettivi da perseguire»
Mare fuori ti ha cambiato la vita?
«Di sicuro ha contribuito a lanciarmi come attore, ma nonostante il successo della fiction, io resto coi piedi per terra».
Attualmente sei protagonista anche su Raiuno in Belcanto, al fianco di Vittoria Puccini.
«Un’altra soddisfazione, che tra l’altro mi ha fatto conoscere il mondo della lirica. Lì interpreto il locandiere Domenico, altro personaggio connotato da tratti paterni».
Nel frattempo, nella vita reale sei diventato padre due volte: che figlio sei stato e che padre sei?
«Un figlio fortunato con due genitori che mi hanno lasciato libero di fare le mie scelte, tenendomi sempre d’occhio, certo, ma da lontano. Cercherò di fare lo stesso con i miei figli».
Come ti spieghi il successo, anche internazionale, di Mare fuori?
«Col fatto che tratta temi universali quali l’amore, la speranza, l’amicizia, sentimenti che ci riguardano tutti».
C’è un incontro professionale che è stato fondamentale per te?
«Non uno in particolare, ma tanti. Ho incontrato persone che mi hanno trasmesso la loro esperienza alle quali sono grato, per quanto in questo mestiere non si finisce mai d’imparare».

