Con il documentario Volare con le pinne Maria Averina ci accompagna in un viaggio tra due mondi: l’Italia e la Bulgaria, i due Paesi che hanno contribuito a formare e a crescere lo spirito e l’arte di Alzek Misheff, un vero e proprio visionario. Si tratta di un viaggio intimo, che ha come obiettivo quello di mettere a nudo l’essenza più profonda dell’artista, mostrandolo al pubblico da un punto di vista fino a questo momento rimasto inedito e nascosto. Averina riesce a trasportare lo spettatore all’interno della creatività di Misheff, e lo fa con una delicatezza a dir poco rara. Di sequenza in sequenza il documentario rivela l’anima di un uomo, prima ancora che di un artista, che ha saputo portare i suoi orizzonti di volta in volta più in là.
Il documentario non è solamente un approfondimento su chi ha fatto dell’arte la propria vita, ma è esso stesso dimostrazione di arte, stavolta quella cinematografica. Volare con le pinne cattura l’attenzione dello spettatore con una sinfonia visiva e sonora curata nei minimi dettagli, così da poter celebrare nella maniera migliore la forza espressiva di Misheff. Le varie sequenze si alternano, offrendo un ritratto di vita che intreccia sia la memoria che la contemporaneità, esplorando il percorso dell’artista a tutto tondo. Averina usa un linguaggio cinematografico che potremmo definire poetico, con una narrazione che usa le immagini per toccare le corde più profonde della sensibilità di ognuno.
Le immagini sono solo una parte di quella complessa composizione che è Volare con le pinne. Il suono ha un peso non indifferente nel costruire le atmosfere ideali per trasmettere il messaggio e l’opera di Misheff a chiunque, anche a chi non ha ancora avuto modo di entrare in contatto con le opere dell’artista. La colonna sonora è realizzata da Petar Dundakov, ed è poi stata impreziosita da musiche dello stesso Misheff. La sensazione, in ogni scena, è quella di essere avvolti in un’atmosfera che mescola da un lato la meraviglia, quello che potremmo definire un vero e proprio “sense of wonder”, e dall’altro la malinconia di un viaggio nel passato. Il coinvolgimento emotivo è immediato, e di brano in brano si finisce per riflettere non solo sull’importanza di creare arte, ma anche sulla leggerezza e la fragilità del tempo che passa.
Le immagini d’archivio rappresentano una delle componenti più emozionanti di Volare con le pinne. La scelta del materiale da mostrare al pubblico è stata molto scrupolosa. Si nota come l’obiettivo sia stato quello di selezionare ciò che davvero può far capire chi sia l’uomo dietro all’artista, un aspetto che spesso si finisce per sottovalutare.
Uno dei momenti più intensi del documentario è sicuramente il ritorno di Misheff in Bulgaria. Saper trasmettere quelle emozioni non è stato facile, ma Averina ha dimostrato grande capacità nel costruire anche in quell’istante una narrazione delicata e profonda al tempo stesso.
Volare con le pinne è sì un documentario, ma è molto di più di un semplice racconto da seguire passivamente. Per certi versi è un invito a sentire, ad ascoltare, ad interiorizzare. Rielaborare è lo scopo ultimo di un film che vuole lasciare un messaggio allo spettatore. A lui il compito di usarlo come meglio crede.
Francesco Ferri

