(di Antonino Ianniello) Si tratta di un concerto eccezionalmente singolare quello che si tiene a Milano sabato 23 novembre. Un vero e proprio evento di questa stagione autunnale della musica nella città meneghina, chiude la prima parte della trentesima edizione dell’‘Atelier Musicale’, una rassegna organizzata dall’associazione culturale ‘Secondo Maggio’ in bilico tra jazz e classica contemporanea. Dalle 17.30, nell’Auditorium ‘Di Vittorio’ della Camera del Lavoro si incontrano di nuovo i protagonisti della storia e dell’attualità del jazz italiano ed europeo: parliamo di Tullio De Piscopo ed Enrico Intra, assieme a uno dei contrabbassisti più colti ed espressivi del panorama attuale: Marco Vaggi. 

Vaggi nasce a Milano nel 1957 e inizia l’attività di musicista alla fine degli anni Settanta entrando a far parte del quintetto del batterista Gianni Cazzola. Da allora la sua crescita artistica si è sviluppata all’interno di molteplici progetti, che lo hanno visto al fianco di musicisti tra i più conosciuti della scena nazionale e internazionale del jazz. Ha fatto parte del quintetto di Giorgio Gaslini, di diversi 4tet e trio di Franco Cerri ed Enrico Intra, dei gruppi di Claudio Fasoli, Antonio Faraò, Luigi Bonafede, Roberta Gambarini, Mauro Negri, Massimo Urbani, Luca Flores, delle big band ‘Keptorchestra’, ‘Lydian Sound Orchestra’, ‘Civica Jazz Band’, ‘Archtipel Orchestra’, ‘Monday Orchestra’. Svolge un’ intensa attività concertistica e di club, suonando in numerosi festival e rassegne in Europa e Stati Uniti, suonando, nel corso delle tournée italiane, con grandi solisti internazionali tra i quali John Surman, Steve Lacy, Mal Waldron, Dave Liebman, Jaki Byard, Kenny Wheeler, Charles Tolliver, Franco Ambrosetti, Steve Grossman, Chico Freeman, Lee Konitz, Andrew Hill, Sonny Fortune, Al Cohn, Kay Winding, Curtis Fuller, Albert Mangelsdorff, Jerry Bergonzi, Rachel Gould, Tony Scott, Sal Nistico, Benny Golson, Larry Schneider, Dee Dee Bridgewater, Joey Calderazzo, Diane Schuur e Adam Rudolph.

La serata con questi tre grandi musicisti ha un nome particolare ‘1.2.3: Solo, Duo, Trio’, un qualcosa che evidenzia l’utilizzo del trio come un piccolo ensemble, che si scompone in duetti e momenti in solo creando un caleidoscopio sonoro che va ben lontano dalla logica del classico piano trio jazz. Brani originali, ma soprattutto momenti di libera improvvisazione caratterizzano la proposta del gruppo, nel quale Intra e De Piscopo riprendono, per così dire, un discorso cominciato sin dagli anni Settanta, quando Intra volle nel suo gruppo un giovane e talentuoso batterista, proveniente da Napoli e con lui incise uno degli album più significativi del periodo: ‘Intra Meets Mulligan – Nuova Civiltà’. Da allora le strade di questi due grandi del jazz si sono più volte incontrate in vari contesti, sempre all’insegna di una musica aperta, creativa e ricca di interplay. Con Marco Vaggi il pianista e compositore milanese vanta invece un lunghissimo sodalizio, cominciato negli anni Ottanta, che li ha visti collaborare in duo, in trio, nel gruppo di Cerri e Intra, nella Civica Jazz Band, in contesti tradizionali o in progetti di improvvisazione radicale. L’incontro dell’Atelier riannoda i fili di questa storia in un percorso che sarà libero e imprevedibile, aprendo la strada a molti aspetti delle possibilità musicali consentite dal jazz. Se Enrico Intra, alle soglie dei novant’anni (che compirà nel 2025), continua ad essere artista dinamico e progettuale come lo è stato per tutto l’arco della sua lunghissima carriera, cominciata da enfant prodige negli anni Cinquanta, De Piscopo è ancora uno dei batteristi di punta del jazz europeo, modernissimo quanto radicato nella grande tradizione che parte da Max Roach, oltre a rimanere un uomo di spettacolo di assoluta comunicativa. Vaggi, infine, porta in questo contesto la sapienza e l’esperienza di chi ha potuto suonare in molteplici contesti al fianco di prestigiosi artisti italiani e stranieri, rivelandosi sempre musicista dal fortissimo senso dell’interplay.