(di Antonino Ianniello) Triestino, classe ’59, Roberto Magris è un‘italian jazz pianist’, ‘composer’ and ‘arranger’ di livello internazionale. L’artista ha inciso 38 album e ha fatto concerti in tutto il mondo. Un italiano conosciuto più all’estero che in patria. Sui tasti del pianoforte, Magris riesce a muoversi con estrema disinvoltura e probabilmente il fatto che si sia confrontato sempre con musicisti internazionali, fa in modo che sia sempre una spanna o due avanti a tutti i colleghi pianisti, fatte le dovute eccezioni ovviamente. Il musicista e compositore triestino riesce a creare atmosfere e mood sempre più particolari.
Love is passing Thru, album concepito oltre un ventennio fa, all’ascolto conserva ancora un sound insuperabile. «La registrazione di ‘Love is passing Thru’, per la etichetta ‘JMood’, è stata fatta vent’anni fa con l’ultimo mio quartetto italiano», spiega Magris. «Queste registrazioni avrebbero dovuto uscire, all’epoca, per la label ‘Soulnote’ ma dopo la sua chiusura e vendita, sono rimaste inedite nel mio cassetto fino a oggi. Ho chiesto e ottenuto di farle pubblicare per la JMood. Purtroppo, però, il batterista del gruppo di allora, Enzo Carpentieri, ci ha lasciato e questa resta la sua unica testimonianza su disco di un gruppo che, nei primi anni Duemila, ha girato il mondo mentre in Italia non è riuscito mai a suonare».
«Al contrabbasso c’era un giovane Danilo Gallo», continua Magris «che all’epoca viveva a Venezia e che è riuscito, poi, ad affermarsi meritatamente in Italia con i suoi progetti musicali. In realtà ‘Love is passing Thru’ non offre il programma e il sound che all’epoca questo mio quartetto proponeva in concerto, ma è un ‘concept album’ che mi ero sentito di provare in studio a Cavalicco, una frazione del comune di Tavagnacco, in provincia di Udine, sul tema Love e al rientro da un tour in Estremo Oriente, con tappa a Bali, dove Carpentieri prese delle percussioni che poi ha spesso usato nei concerti. Avevo voluto creare una session estemporanea sull’onda dell’affiatamento che avevamo raggiunto e, stante in loco un pianoforte, marchio Fazioli, nuovo di zecca, mi ero lasciato andare a una serie di momenti di piano solo. Il risultato che ne venne fuori fu questo album, che poi è l’ultimo italiano prima dell’inizio del mio rapporto con JMood negli Stati Uniti. Quel mio quartetto era un bel gruppo di ottimi amici con il quale ricordo concerti all’estero (Cina, Hong Kong, Canton, Samarcanda, Uzbekistan, Jakarta, Bali, Indonesia, Melbourne), ma che poi, per oggettive difficoltà a trovare da suonare in Italia, da un lato, e per i miei crescenti nuovi impegni negli Usa, dall’altro, smise gradualmente di suonare e quindi di esistere senza che nessuno ne avesse mai decretato la fine. Non ho dubbi, che anche oggi, ci fosse ancora Enzo e ne capitasse l’occasione, ci ritroveremmo immediatamente. Purtroppo non è più possibile ed è proprio vero: tempus fugit and ‘love is passing thru’ (l’amore sta passando)».

Il musicista triestino, ma cittadino del mondo, ha cominciato a suonare professionalmente alla fine degli anni ’70. Nel corso della sua carriera ha suonato e inciso con Art Davis, Herb Geller, Albert ‘Tootie’ Heath, Idris Muhammad, Ira Sullivan, Sam Reed, Bryan Lynch, Tony Lakatos, Mark Colby, Eric Hochberg, Paul Carr, Hermon Mehari, Jim Mair, Logan Richardson, Kendall Moore, Brandon Lee, Eric Jacobson, Franco Ambrosetti, Philip Catherine, František Uhlíř, Janusz Muniak, Bosko Petrovic, Kai Winding, Eddie ‘Lockjaw’ Davis, Sal Nistico. Dal 2006, Magris è diventato direttore musicale dell’etichetta discografica JMood di Kansas City, con la quale ha inciso oltre 25 CD. Negli Usa, ha suonato al ‘The Jazz Bakery, Catalina Jazz Club di Hollywood, al ‘The Blue Room’ di Kansas City, al ‘The WDNA Jazz Gallery, FIU Music Festival al Wertheim Performing Arts Center di Miami, al ‘The Jazz Showcase’ di Chicago, al ‘The Jazz Estate’ di Milwaukee, e poi a St. Louis, Omaha, Des Moines (Iowa), Fort Lauderdale (Florida). Gli è anche stata conferita la cittadinanza onoraria dal City Council di Kansas City.

