Autrice e produttrice, ha dentro di sé il potere delle donne
(di Rosaria Russo) Gentile, socievole, appassionata: sono gli aggettivi che più si addicono a Simona Ercolani, autrice e produttrice tv. Tanti i programmi che portano il suo nome, come Storie vere, è stata anche autrice del Festival di Sanremo, ha prodotto serie tv come Di4ri. Una carriera cominciata anni fa e contornata da premi e successo. Ma come ci si avvicina oggi a questo mondo e come si fa a restare sempre in vetta?
Lo chiediamo a lei stessa: Simona, come la contaminazione linguistica di una proposta tv può contribuire a un prodotto audiovisivo che rappresenti, davvero, la contemporaneità, in termini di contenuti, ma anche di estetica filmica?
C’è sempre più contaminazione fra televisione e cinema. Per quanto riguarda lo scripted, i film sono senz’altro diventati più televisivi e le serie più cinematografiche. Anche nell’intrattenimento ci sono oggi più programmi “montati”, con una narrazione più filmica rispetto al passato. Questo è avvenuto anche perché le piattaforme hanno aumentato il numero di prodotti di questo genere, mentre le televisioni generaliste, in particolare la Rai e in parte anche Mediaset, puntano di più sulle dirette.
L’autorialità, in Italia, ha dimostrato soprattutto in questi anni, di possedere delle grandi potenzialità. Diversi gli autori e i registi che hanno saputo imporsi all’attenzione generale, senza peccare di autoreferenzialità: è questa, a suo avviso, la via da percorrere?
Voglio rispondere parafrasando un personaggio di un bel film di Bertolucci, Io ballo da sola: “Il vero artista dipinge sempre e soltanto se stesso”. L’autobiografia è implicita in qualsiasi lavoro creativo e comporta, inevitabilmente, una certa dose di autoreferenzialità. Alcuni dei più grandi film italiani sono autoreferenziali, penso a 8 ½ di Fellini, per citarne uno. L’importante è agire in modo ispirato e porsi in modo curioso rispetto alla realtà: fare domande, studiare, documentarsi. Dietro ai nostri programmi, per esempio, c’è moltissimo studio, molta preparazione. Studiamo la realtà per creare una finzione convincente e profonda. Può sembrare un paradosso, ma è così.
La difficoltà di molti autori è quella di potersi relazionare con un produttore, anche solo per un incontro-confronto su un’idea, una proposta, che rischiano di rimanere in un cassetto (delle volte colpevolmente) senza un riscontro che potrebbe rivelarsi utilissimo per l’autore, ma anche per il produttore. In “Stand by me” esiste, quella che da taluni registi-autori, viene considerata una congenita diffidenza, soprattutto verso il “nuovo” o, comunque, verso un autore che non si conosce?
Assolutamente no. Nasco come autrice e regista televisiva quindi mi sento molto affine a chi di mestiere fa questo. I nostri programmi si avvalgono moltissimo del talento di scrittori, autori e sceneggiatori, in varie forme e, aggiungo, di varie età. Per esempio, lavoro sia con autori con anni di esperienza alle spalle, sia con talenti esordienti – alcuni dei quali sono cresciuti proprio dentro Stand by me. Lo stesso vale per i registi. Non a caso produciamo anche molti format originali. Ciò detto, se talvolta può essere complicato per un autore o uno sceneggiatore avvicinarsi a un produttore, non è necessariamente per cattiveria da parte dei produttori, che non hanno sempre tempo da dedicare a tutti e devono per forza fare una selezione, anche per mettersi al riparo da “mitomani”, che non mancano mai. A Stand by me abbiamo creato delle caselle postali appositamente per raccogliere nuove idee e proposte: propostescripted@standbyme.tv e proposteunscripted@standbyme.tv.
In generale se un autore o un regista ha qualcosa da dire, un modo di esprimerlo lo trova, sempre. A maggior ragione oggi che ha a disposizione tecnologie che, quando ho iniziato, non esistevano. Basta avere fame e avere qualcosa da dire. Mi viene in mente il primo film di Christopher Nolan, The Following. Vinse diversi premi con un budget di poche migliaia di euro. Alla fine, sono le idee che contano.
Cosa occorre alla nostra produzione tv – ad ogni livello – per essere produttivamente competitiva e vendibile all’estero, senza snaturarsi?
Servono certezze rispetto ai tempi e alle modalità degli investimenti nel settore. Questo riguarda, per esempio, il tema dei tax credit. Al tempo stesso serve proteggere e valorizzare le idee, i progetti che nascono in Italia per poterli esportare con successo all’estero. Mi batto da tempo per estendere ai programmi di intrattenimento le stesse tutele e incentivi che, per esempio, esistono per il cinema. Per competere sul mercato internazionale poi serve avere dei budget adeguati, in linea con gli altri Paesi con cui ci confrontiamo.
Chi produce contenuti tv (ma anche cinema) con una visione “illuminata” e lungimirante, guarda con sempre più interesse a un prodotto di qualità; ma questo rischia di avere una visibilità marginale a causa di una distribuzione e una campagna promozionale spesso inadeguate. Cosa ne pensa, e che futuro dobbiamo aspettarci, da semplici, ma attenti, spettatori?
La visibilità si guadagna innanzitutto con la qualità del prodotto, unita alla chiarezza negli intenti e del linguaggio. Penso, per esempio, al successo meritato di un film come C’è ancora domani. Chi vuole farsi notare dalla critica e dal pubblico, poi, trova sempre un modo, a partire dai social media. Credo che in futuro, con un pubblico cresciuto sui social, questo sarà sempre più importante. Il punto è non considerare la comunicazione come un ‘di più’. Poi è fondamentale saper incrociare lo spirito del tempo. Un prodotto bellissimo può non funzionare semplicemente perché troppo in anticipo sui tempi, o perché arriva troppo tardi. Ci vuole fortuna, naturalmente, ma anche studio e un buon sesto senso.

