(di Antonino Ianniello) Una band davvero completa, omogenea e finalizzata a un certo tipo di jazz, che offre molto spazio a quella che è l’estrema libertà di ogni musicista. Brani che si susseguono in una track list pregevolissima e scorrevole. Little Things in Many Things, del duo abruzzese formato da Walter Gaeta, pianista/compositore (foto in alto), e Dante Melena (foto sotto), apprezzatissimo batterista, è davvero tanta roba. 

Il lavoro discografico, presente anche sulle varie piattaforme (Spotify, Deezer, Itunes, Youtube music, Amazon music ecc.) è stato registrato allo ‘Skunk Studio’, in provincia di Teramo, per la label ‘Dodicilune’ ed è distribuito da ‘IRD’. Un disco che si rivela una grande esplosione di sonorità jazz. Il pianista (Gaeta), che qui usa anche il piano elettrico, è energico, originale e nello stesso tempo capace di esprimersi in un pianismo melodico e ritmico. Dante Melena, invece, si caratterizza per uno straripante groove, ottima tecnica e timing. La sua bravura e le capacità si sentono in ogni brano. I due co-autori, nella tracklist, uniscono colori e linguaggi diversi, creando spazi inesplorati e in continua evoluzione. 

Imprevedibile e coraggiosa è la loro ricerca musicale. Little Things in Many Things è un disco che propone otto brani originali nei quali, l’ottima vena compositiva dei due leader, si sposa con l’eccellente statura artistica dei loro compagni di viaggio. Nel settimo brano del disco, c’è una sentita rilettura del brano ‘Ada’, dedicato al compositore e amico fraterno Alfredo Impullitti, prematuramente scomparso. Il progetto scritto a quattro mani rivela un sound nuovo e accattivante con influenze che vanno dal jazz al funky. Ma la ricetta vincente del duo Gaeta-Melena è rappresentata anche dalla scelta, per la sezione ritmica, di uno dei più incisivi bassisti in circolazione: il poliedrico e versatile Maurizio Rolli, presente nei brani 1,2,5,6 e 9: ‘Travel Days’, ‘Golden Storm’, ‘A Volte Capita’, ‘Obsession’ e ‘M.M.’. La band, poi, è completata da musicisti di grande qualità: Gianluca Caporale (sassofono tenore e soprano), Alex Sipiagin (tromba), Diana Torto (voce), Mauro De Federicis (chitarra elettrica), Jorge Gabriel Ro’ (tromba e flicorno), Emanuele Di Teodoro (altro ottimo bassista) e Marco Salvatore (sax alto). 

Rolli – che ha inciso circa 60 dischi, tra i quali: Rolli’s tones 2 – Homework Angels’, feat. Otmaro Ruiz, Ciro Manna, Flavio Boltro, Antonio Onorato, 7 in latino, feat. Otmaro Ruiz, Alex Acuña, Israel Varela, Javier Girotto, Manuel Trabucco, Gianluca Esposito e Rolli’s tones, feat. Peter Erskine, Mike Stern, Hiram Bullock, Ben Shepard, Bob Franceschini – si rivela una garanzia anche perché, eclettico com’è, suona indistintamente e con gli occhi letteralmente chiusi contrabbasso, basso elettrico a 4 o 5 corde e il fretless, dove esprime il meglio di sé. Rolli, anche contrabbassista, si fa notare per il suo essere virtuoso. 

Walter, qual è stata la dinamica che, assieme a Dante Melena, ti ha spinto a realizzare questo ‘Little Things in Many Things’? 

«Da circa vent’anni condivido il palco per alcuni miei progetti musicali con Dante Melena, oltre all’amicizia è germogliata una vera consapevolezza delle nostre caratteristiche musicale, una presa di coscienza dei nostri punti forti e quelli deboli ed è stato facile produrre musica che ci rappresentasse in modo chiaro e diretto».

Il lavoro dell’intera band che ti accompagna nel disco è eccellente ci racconti qual è il criterio che ti spinge a scegliere con cura i tuoi musicisti?

«Il criterio è forse dovuto alla mia predilezione per la composizione e l’arrangiamento, quando scrivo musica è naturale per me immaginare anche un suono preciso e di conseguenza un certo tipo di musicista. Scrivere musica avendo in mente anche l’esecutore non è certo cosa nuova … Duke Ellington docet. Poi in realtà i musicisti coinvolti sono tutti amici in comune tra me e Dante, grandi musicisti che stimiamo e apprezziamo per la loro poetica musicale. Alex Sipiagin un vero mito internazionale e musicista straordinario, l’ho conosciuto all’interno di un festival e tra un aperitivo e un concerto è stato facile portarlo in sala d’incisione».

Mi sembra molto azzeccata la partecipazione del grande Maurizio Rolli, sì ma perché Rolli. Un altro bassista?

«Beh, con Maurizio ci conosciamo dal 1999 credo, da quando eravamo studenti al corso di jazz, all’epoca chiamato sperimentale, tenuto dal maestro Paolo Damiani presso il conservatorio ‘A. Casella’ dell’Aquila. Poi ai corsi di composizione e arrangiamento con Mike Abene, Roberto Spadoni e soprattutto con l’amico e grande maestro Alfredo Impullitti presso l’‘Accademia Musicale Pescarese’. Ci siamo sempre visti con rispetto e trovati bene suonando insieme. Se aggiungi che anche Dante Melena ha un’amicizia lunghissima e ha condiviso tour e dischi con Maurizio la scelta non poteva che essere questa».

Non ti nascondo che il disco è scorrevole, ascoltabilissimo, ben studiato nella sequenza dei brani. Me lo racconti secondo te? 

«Antonino, raccontare la musica è sempre difficile, soprattutto la propria, il poeta Heinrich Heine sosteneva la tesi che ‘dove le parole finiscono, inizia la musica’. La tua percezione è esatta e l’idea era di fare un disco dove le difficoltà tecniche venissero ‘nascoste’ prediligendo la musica alla mera muscolarità, allo sfoggio di tecnicismi fini e se stessi. Molti brani sono nati da un groove, da un ‘voicing’ particolare, da improvvisazioni pianoforte e batteria. Abbiamo miscelato il tutto con arrangiamenti sobri ma estremante funzionali e questo è il risultato. L’unico brano non originale è ‘Ada’ di Alfredo Impullitti, dove ho provveduto a fare un arrangiamento poetico e pieno di deferenza nei riguardi del nostro maestro scomparso prematuramente».