(di Renato Marengo) Da anni apprezzato organizzatore di importanti eventi musicali in Calabria, dove porta nei maggiori teatri e sui grandi palchi del territorio artisti celebri, sia italiani che stranieri, Ruggero Pegna da sempre  divide il suo tempo tra questa impegnativa attività e quella legata alla sua passione per la scrittura. 

Pegna ha cominciato annotando appunti e pensieri su avvenimenti che il destino ha reso spesso molto incisivi della propria vita, a partire dalla sua quasi miracolosa guarigione da una grave malattia raccontata nel suo primo libro, Miracolo d’amore, a meditazioni sulla pena di morte La penna di Donney, al soffermarsi sui gravi problemi del razzismo e delle migrazioni con Il cacciatore di meduse, sino al suo ultimo lavoro, presentato come romanzo di fantasia ma ispirato a eventi reali che lo coinvolgono come uomo e come genitore: La stanza di Adel.

Mentre mi accingevo a scrivere di questo suo ultimo, toccante romanzo, lui mi ha inviato una nota legata alla meritatissima vittoria di Matteo Garrone ai David di Donatello col film Io Capitano.

Con Ruggero siamo buoni amici, Pegna ha ospitato per alcuni anni il concerto conclusivo dei migliori talenti che Michael Pergolani ed io scoprivamo nel corso del nostro programma di Rai Radio1, Demo – L’acchiappatalenti, in una grande piazza di Lamezia Terme dove oltre ventimila persone attratte anche da famosi big del rock ospiti, venivano ad applaudire le cinque migliori scoperte dell’anno di Demo al Lamezia Demofest.

Pubblico quindi questa annotazione garbata, come è nel carattere di Pegna, scritta per l’occasione sia con l’esigenza di sottolineare anche il suo impegno e la sua attenzione per i problemi legati alle migrazioni portati in prima linea da Garrone, ma anche per parlare di alcune analogie da lui riscontrate tra il film e il suo romanzo, Il cacciatore di meduse, pubblicato da Falco Editore, presentato dal 2015 a oggi in numerosi programmi televisivi e radiofonici, introdotto in molte scuole e inserito nel 2017 dalla World Social Agenda della Fondazione Fontana di Padova tra i libri consigliati agli studenti delle scuole superiori sul tema “Migranti e Diritto al Futuro”.

“Mi ha fatto piacere – dice Pegna – che il film di Garrone abbia avuto successo. Per me, che ho raccontato queste storie di migranti, vissute con gli occhi di un bambino, è una doppia gioia, mista a una certa curiosità. Sono convinto, infatti, che Garrone o qualcuno del suo team abbia letto il mio romanzo, presentato da Michele Guardì e Giancarlo Magalli su Raidue e inoltrato a diverse Film Commission, visto che alcune fasi dei due racconti sembrano coincidere. Le peripezie del viaggio, prima nel deserto, poi nel Mediterraneo, le torture nei lager libici, le varie vicissitudini sono, a mio avviso, una sintesi cinematografica dei primi capitoli del mio romanzo. Chi si è emozionato con il film, credo debba leggere questo libro per entrare ancora di più nell’umanità di un dramma senza fine, che troppo spesso diventa tragedia e di fronte al quale, al minimo, in molti dimostrano una disumana indifferenza. Attraverso film così belli e romanzi che commuovono credo che si possa contribuire alla lotta al razzismo, alla promozione dei sentimenti di accoglienza e di integrazione… Come diceva il nonno del mio piccolo migrante, la bontà non dipende dal colore della pelle ma da quello del cuore, perché la Terra è di tutti!”.

Questo è quanto afferma Pegnab sul suo romanzo Il cacciatore di meduse, ma nella realtà purtroppo di queste storie ce ne sono tante e drammaticamente sono tanto simili tra loro, le analogie evidenziano certamente il susseguirsi di casi analoghi nella tragedia di queste dolorosissime migrazioni forzate.

Il libro è stato definito da molti critici un autentico romanzo storico e di formazione, incastonato nella storia mondiale degli ultimi anni: dall’elezione di Obama, primo presidente americano di colore, all’appello di papa Francesco dopo l’ennesima strage di migranti del 18 aprile 2015. Una storia commovente ricca di messaggi fortissimi a favore dell’accoglienza e contro ogni forma di razzismo, come si evince da uno dei tanti passaggi del romanzo, che racchiude il pensiero del ragazzo dopo i primi giorni in Sicilia: «La terra è di tutti, diceva mio nonno e, per questo, sto bene anche qui, in mezzo a gente con la pelle diversa dalla mia. […] Penso che il nonno avesse ragione quando diceva che la bontà non dipende dal colore della pelle, ma da quello del cuore». 

Tornando all’ultimo libro di Pegna, La stanza di Adele (Santelli), stavolta l’autore ha scelto di addentrarsi nel delicato tema dell’adozione, che s’intreccia con quello dell’essere genitori, della famiglia e dei figli, dell’esistenza stessa. Una storia di particolare attualità, in chiara antitesi col dramma delle guerre di questi giorni, anche perché la protagonista è proprio Adeliya, una bimba russa adottata da genitori italiani, “la figlia che la cicogna sbadata aveva lasciato in quel luogo lontano”.  Amore per una creatura che ami e allevi sin dai primi giorni della sua esistenza e per la quale col passare degli anni il grande amore che cresce di giorno in giorno ti porta anche ad avere grandi paure, a pensieri preoccupati su quale potrebbe essere la reazione della bimba che diventa adulta e che potrebbe voler conoscere i propri genitori naturali e magari allontanarsi da chi le ha dato amore come e più che se l’avesse generata. Paure certamente ingiustificate e dettate dal grande amore raccontato con emozione e grande sensibilità in questo libro che appassiona sin dalle prime pagine.

“L’adozione è un modo naturale come qualsiasi altro per essere genitori e figli, un ritrovarsi meraviglioso voluto dal destino o da Dio, a secondo della propria fede…”, afferma Pegna, animato dal desiderio di trasmettere ancora una volta forti emozioni legate a storie vere e al suo privato. Romanzi da non perdere per chi volesse emozionarsi con avventure umane fantastiche raccontate con sensibilità, delicatezza e poesia, capaci di avvicinare il lettore ai sentimenti più forti e, forse, di contribuire a dipanare ogni dubbio sulla diffidenza con cui si guarda troppo spesso ai temi dei migranti o delle adozioni. Storie avvincenti e coinvolgenti, dedicate ai bambini in un momento di grande sofferenza in molti luoghi del mondo.

Dopo aver raccontato in Miracolo d’amore” (Rubbettino) la storia della sua improvvisa leucemia e della miracolosa guarigione “grazie al trapianto di midollo di una ragazza americana e alle preghiere di Natuzza Evolo”, Pegna ha toccato il tema della pena di morte in La penna di Donney e quelli del razzismo e dell’integrazione ne Il cacciatore di meduse(Falco Editore), storia di un piccolo migrante somalo sbarcato con la madre a Lampedusa. In un momento storico segnato da episodi d’intolleranza e di odio, Il cacciatore di meduse parla di sentimenti, di uguaglianza tra uomini di ogni fede, razza e colore, del valore del rispetto verso gli altri e di ogni diversità, sottolineando la ricchezza della contaminazione tra diverse culture.