Da New York Franco Schipani scrive di questi tre giovanissimi musicisti che con i suoni di oggi fanno un rock degno della migliore tradizione delle grandi band internazionali. La copertina del disco è di Mark Kostabi, il pittore Usa autore delle cover dei Guns N’ Roses e dei Ramones

(di Franco Schipani) Quando squilla il telefono e sul display appare Mr. Napule’s Power Renato Marengo ho un mixed feelings. Da una parte sono sempre felicissimo di sentirlo – il che ultimamente avviene almeno un paio di volte al giorno – dall’altra sono terrorizzato dalla sua frase: «Franchino, mi è venuta un’idea». L’ultima volta è successo con il lancio in edicola di Ciao 2001, complice Maurizio Becker. Grazie a loro ho dovuto mettermi la sveglia per chiamare New York e Los Angeles per poter contattare amici musicisti e discografici.

Poi mi ha fatto riscoprire gli Opus Avantra, Tony Esposito e il sublime chitarrista Antonio Onorato.

Ma Renato e Maurizio hanno rischiato seriamente di rompere una bella amicizia quando mi hanno detto: «Franco, abbiamo scoperto un gruppo che è una bomba: si chiamano Life in the Woods», veniamo da te a prenderci un caffè. 

Se avessi cento euro per ogni volta che ho sentito questa storia negli ultimi anni potrei tranquillamente comprarmi una piccola isola ai Caraibi.   

Vabbè vada per il caffè. 

Arrivano e mi fanno sentire dei pezzi. 

Cazzo, roba seria davvero: basso, chitarra e batteria. E mi spiegano non solo il progetto, ma cosa devo fare io sul mercato internazionale. I am too old for this shit, penso, ma poi dato che recentemente di merda ne ho sentita troppa in Italia, questi ragazzi possono veramente fare qualcosa di importante per la musica, in generale, non solo da noi.

Ne parliamo per un paio d’ore, ma sono già in trappola. Non c’era neanche bisogno che aggiungessero: «Con noi in squadra c’è Lucio Salvini, che si occupa anche dei contratti con le case discografiche».

Lucio lo conosco da una vita: un nome, una garanzia. 

I ragazzi no, e quindi li invito a lunch da me. Apparecchio un tavolo da Great Gatsby, cucino e mi assicuro che non manchi nulla nel reparto alcolici. Alle 13.00 precise, dico loro.

Invece le tre teste di cazzo arrivano in ordine sparso tra le 13.30 e le 14.30! 

Inaccettabile: forse si aspettavano un panino mangiato in piedi.

Desidero ardentemente mandarli a fare in culo. 

Poi invece spiego loro che parte del mio successo in quarant’anni di New York con girls e star del rock mondiale è dovuto proprio al fatto che “Da Franco si mangia da Dio”. E nessuno, mai, è arrivato in ritardo.

Mentre spiegavo, ho però subito notato che in loro c’era qualcosa che non quadrava: zero tatuaggi, non si facevano neanche uno schifo di canna e bevevano solo acqua minerale. E come aggravante nelle loro frasi c’era sempre un “per favore” e “grazie”. Inaudito.

E poi abbiamo parlato di musica e della loro musica. 

Ma oramai ero felicemente in ballo. Quando mi hanno chiesto come mai avessi deciso di condividere questa avventura ho risposto: «Perché voglio venire in tour con voi negli States e capire se le vostre giovani fan hanno delle mamme divorziate o zie nubili che amano il rock!».

A questo punto dovrei fare una recensione dell’album Looking for Gold, appena pubblicato. Ma non sono mica Maurizio Baiata, che è sempre capace di fare un’approfondita analisi musicale. Posso solo dire che ascoltandoli mi sono emozionato, come non mi accadeva da anni. Sono pezzi originali, suonati con passione. Ho respirato heavy metal e Doors, suoni della West Coast e del Lower East Side di Manhattan. Fatevi emozionare anche voi.

(Nelle foto: in alto, i Life in the Woods con Franco Schipani; qui sopra, la copertina di Looking fo Gold, un quadro di Mark Kostabi, pittore americano già autore di grandi cover per i Guns N’ Roses e i Ramones)