Ne ha fatta di strada Gabriele Corsi da quando, col Trio Medusa, incalzava vip e politici con le sue domande irriverenti. Ora si gode il successo dell’Eurovision Song Contest – quasi il 14% di share che per Raidue è un exploit – presentato in tandem con Mara Maionchi, e della striscia quotidiana preserale Don’t forget the lyricssul Nove, ex canale di nicchia, ora “condiviso” con due big della tv quali Fabio Fazio e Amadeus. 

La domanda sorge spontanea: dove vuole arrivare Gabriele Maria Fausto Giuseppe Corsi marchese Flores d’Arcais (nome per esteso, viste le origini nobili da parte di nonna), forse a Sanremo? «Figuriamoci – spiega lui – non solo non mi hanno fatto proposte in tal senso, ma penso che prima di buttarsi in un’avventura del genere bisognerebbe essere un po’ più popolari presso il pubblico generalista. Senza contare che c’è già un candidato ufficiale: Carlo Conti»

Il tuo contratto col Nove quando scade?

«A maggio 2025, ma credo che loro mi darebbero il permesso per fare altro come nel caso dell’Eurovision».

Ora che è arrivato Amadeus gli dovrai cedere la fascia preserale?

«È possibile, ma se ci sarà uno spostamento di orario, va bene così. Non ho mai pensato che quella fosse la mia fascia».

Progetti futuri?

«Stiamo lavorando a due prime serate sul Nove: oltre a Il contadino cerca moglie, vorrei fare un varietà musicale con orchestra dal vivo, o magari un game show».

O magari un talent?

«Perché no? E non mi fermo qui».

Cioè?

«Siccome ho un mutuo a tasso variabile da pagare (ride, ndr), ho pure scritto un libro che uscirà a settembre nel quale parlo di pazzia, forte della mia esperienza in manicomio per il servizio civile».

Con tutti questi impegni, come scarichi la tensione?

«Facendo prepugilistica. Mi ci sono appassionato due anni fa e non l’ho più lasciata. Prima andavo in bici da Cinecittà a Rocca di Papa, ora con altri soci ho aperto una palestra di prepugilistica a Monteverde».

Non si direbbe che fai a pugni, col tuo fisico esile e il tuo garbo innato.

«La boxe significa giocare a scacchi a cento all’ora: non vince il più forzuto, ma il più intelligente e rapido».

L’Eurovision piace ai giovani: anche ai tuoi figli?

«Certo, Leonardo, che ha 18 anni, ha persino organizzato un gruppo d’ascolto con gli amici, Margherita che ne ha 21, ha seguito lo show da New York dove è andata – ci tengo a sottolineare senza l’aiuto mio o di mia moglie – a studiare jazz e canto. Però da buon papà nella Grande Mela ce l’ho accompagnata».

Cosa ti ha colpito di New York?

«La sensazione di libertà. Lì puoi vestirti come ti pare e nessuno ti dice niente. Qui è tutta un’altra storia».