Ha inventato la radio, gli sono state intitolate strade un po’ ovunque, è uno degli italiani più famosi all’estero, eppure su Guglielmo Marconi (1874-1937), in patria, è calato a lungo il silenzio. Colpa della sua adesione al partito fascista? Una domanda controversa cui prova a rispondere Stefano Accorsi, che nella fiction Marconi. L’uomo che ha connesso il mondo (in onda il 20 e 21 maggio in prima serata su Raiuno), veste i panni dello scienziato bolognese da adulto (il Marconi giovane è Nicolas Maupas): «Ridurre il fautore di una delle più grandi invenzioni dell’umanità a scienziato fascista è limitativo. La sua radio si è rivelata un eccezionale strumento di libertà di espressione, consentendo di veicolare anche la cultura non ufficiale, come, decenni dopo, la musica rock, senza contare che dalla sua intuizione è scaturita tutta la telecomunicazione. Osò sfidare eminenti fisici, secondo i quali non era possibile trasmettere onde da un punto all’altro con un ostacolo in mezzo. Rese possibile l’impossibile e foraggiò i ragazzi di via Panisperna, a mo’ di moderno talent scout. Apprezzo inoltre che le sue scoperte siano avvenute in ambito civile, mentre generalmente sono appannaggio dei militari». 

È tuttavia innegabile che aderì al fascismo e frequentò Mussolini. «La cosa va contestualizzata, come si evince dalla fiction. Lui era contrario all’entrata in guerra e morì prima della promulgazione delle leggi razziali. Era contro un potere che prevaricasse un’idea di scienza libera. Contribuire a raccontarlo, a centocinquant’anni dalla morte, è stato esaltante». 

In definitiva che figura ne emerge? «Quella di un uomo complesso, con una capacità d’azione mostruosa, immerso al contempo in una solitudine importante. Si destreggiava tra ruolo pubblico e privato e viveva nel suo panfilo Elettra, quasi al riparo dal mondo, in una sorta di isola deserta». 

Accorsi, invece, si destreggia tra cinema e fiction: «Sono contento di aderire a ogni progetto televisivo che merita, come questo. La serialità può offrire forme di racconto interessantissime». 

E il grande schermo?  «Per fortuna è tornato a funzionare, grazie al contributo di autori importanti senza i quali ci sarebbero solo prodotti banali. Alla fine è la storia che conta. Se ce n’è una bella,mi troverete sempre pronto a raccontarla».