(di Antonino Ianniello) Apprezzata batterista italiana divisa tra la Svezia e il Belpaese, la romana Cecilia Sanchietti, dopo la pubblicazione di Circle Times, La terza via – The Third Side of the Coin, Postcard from Gamla Stan, Live at Fasching, ecco che fa arrivare sul mercato (assieme al New Swedish Quintet) il quinto album, Colours, prodotto dall’etichetta ‘Parco della Musica Record’ e in collaborazione con l’Istituto Italiano di cultura a Stoccolma e l’Ambasciata di Svezia a Roma. Al disco, oltre alla drummer e compositrice italiana, nonché band leader, hanno partecipato Alberto Pinton (sax tenore, clarinetto, clarinetto basso e flauto), Lutte Berg (chitarra elettrica), Adam Forkelid (piano) e al contrabbasso due artisti di livello come Pär-Ola Landin e Mauritz Agnas. 

Nei mesi passati sono stati lanciati i tre singoli dell’album: ‘Dark Blue’, ‘Argento’ e ‘Pink’. Al ‘Roma Jazz Festival’, invece, alla fine del 2023, è stato presentato ufficialmente il tour. Colours nasce dalla precedente fatica discografica Postcard from Gamla Stan, album dedicato alla gentilezza, realizzato con la stessa band, che si proponeva di continuare il percorso precedentemente costruito: creare, ovvero, una miscela composta da musica scandinava e italiana, dagli umori del jazz moderno, contemporaneo, pop-jazz e con sprazzi di sonorità world music. Dal secondo album di Cecilia, La terza via – The Third Side of the Coin, dedicato al coraggio, il nuovo disco disegna e immagina emozioni e stati d’animo. Ogni brano è un colore, un intimo riflesso del proprio vissuto che non necessita di parole, anzi ne è privo e per questo più vero. Il disco rappresenta un’occasione e uno specchio per ogni ascoltatore, un’opportunità immaginifica e identificativa.

Cecilia, parlaci brevemente di te. 

«Posso dirti che sono una batterista professionista, musicista e didatta. Il mio è stato un percorso di crescita musicale e personale. Ho suonato la batteria sin dall’adolescenza, il pianoforte solo per qualche anno. Ho studiato e suonato molti generi e sono passata dal rock al cantautorato passando per funky-dance e teatro. A trent’anni ho incontrato l’etno-jazz e la world music e la mia vita ha preso la piega decisiva. Ho lasciato il mio lavoro precedente e le collaborazioni sono cresciute. A 35 anni è emersa in me un’altra forte esigenza: la composizione. Ho realizzato dischi a mio nome ottenendo recensioni e due vittorie: la ‘Top Jazz 2018’ (miglior nuovo talento) e precedentemente il Contest per batteriste da tutto il mondo, l’ Hit like a girl contest’ 2017.» 

Si notano sempre più batteriste, mi spieghi perché oggi accade tranquillamente quello che una volta era raro?

«Sicuramente la situazione è migliorata rispetto a quando ho iniziato io ed è un elemento molto positivo, ma c’è ancora molto da lavorare. In generale, comunque, siamo andati avanti (per fortuna), per molti fattori. Innanzitutto, i modelli: ci sono batteriste della mia età (molto valide e che hanno fatto da apripista), diventate esempio per le più giovani. Creare modelli positivi è molto importante, mostrare che sia possibile è, secondo me, la prima cosa da fare per migliorare questa situazione. In secondo luogo, lentamente, il pensiero delle nuove generazioni sta cambiando e si orienta verso una minore discriminazione e meno pregiudizi, rispetto alla possibilità, anche per le donne, di cimentarsi in altri strumenti purtroppo considerati maschili. In ultimo, è in corso, da moltissimi anni, una lotta sociale da parte delle donne musiciste e di molte organizzazioni (devo dire più all’esterno che in Italia) su questo fronte e si iniziano a vedere i risultati. L’Italia si sta adeguando, almeno nell’attenzione al fenomeno».

Come nasce l’album Colours?

«Il mio disco esce dalla mia esperienza, ormai consolidata, in Svezia e dal mio amore verso questa terra e una certa idea di jazz, in parte legati all’uso delle melodie e delle atmosfere. I colori rappresentano le diverse emozioni, le mie, ma ognuno può vederci i propri ricordi, proiezioni, è una sorta di viaggio all’interno del quale le emozioni ci trasformano. Il videoclip di lancio, il cartine animato di Camilla Giunta, lo illustra bene, i protagonisti “fenicotteri” cambiano colore e finiscono il loro viaggio in acqua, psicologicamente il simbolo primo delle emozioni e del nostro inconscio. Nei brani ho cercato di giocare soprattutto con il suono, le diverse atmosfere, i timbri dei vari strumenti e l’arrangiamento degli stessi, all’interno di composizioni che sono dei viaggi, si sa dove si parte, ma non dove si arriva. Eccellenti i miei musicisti che sono riusciti a interpretare quello che avevo in mente».

Spesso ami cambiare formazione. Come scegli i tuoi musicisti, in base al progetto? 

«Sì, cambio spesso formazione, questo credo sia dovuto alla mia voglia di ricerca, anche su me stessa. Per me è fondamentale con chi suono, perché condiziona tantissimo anche il mio modo di suonare: io sono una batterista di feeling e interplay. Per questo, il rischio di suonare con le stesse formazioni, mi spaventa un po’. Se da una parte ci si conosce al meglio, dall’altra (almeno nel mio modo di essere), rischia di limitarmi e non ispirarmi. Scelgo i nuovi musicisti soprattutto per il suono, non per le capacità tecniche e i virtuosismi, ma per la capacità di creare dinamiche, atmosfere e situazioni differenti. Non mi interessa avere musicisti famosi o bravissimi, ma che siano aperti mentalmente e attenti ad ascoltare, non autoreferenziali, ma desiderosi di far riuscire bene l’insieme e non solo la personale prestazione. Mi piacciono musicisti capaci di suonare in modo melodico, ma non scontato e attenti al ‘cosa’ si trasmette al pubblico. Proiettati verso un’energia positiva dell’insieme e non solo verso una ‘corretta” esecuzione’. Anzi, preferisco a volte musicisti che sbagliano sul palco, ma che suonano in modo vero e seguono il flow di ciò che accade».

Ho ascoltato il tuo bassista ne La terza via, parlo di Marco Siniscalco, che ricordo ai tempi del ‘Quartetto Nazionale Senza Filtro’ del compianto Alessandro Centofanti. Come nasce questa collaborazione? 

«Conosco Marco da moltissimi anni, personalmente e per quel musicista straordinario qual è. Ci siamo conosciuti nell’ambiente nel 2015, suonando alcuni concerti insieme e non ho avuto dubbi nell’inserirlo nel mio disco del 2018. Marco è stato un importante scalino per me, mi ha fatto maturare musicalmente, con Marco riesci a interagire, sentirlo e sentirti solida allo stesso tempo, lavora con interplay e groove e credo mi abbia aiutato davvero molto nello sviluppare il mio modo di essere sulla batteria. Mi ha dato fiducia, sia nel suonare che nella confidenza in me stessa. Credo davvero di dovergli molto e ogni volta che lo incontro, non smetto di ricordarglielo».

Il futuro dove ti porta? 

«Se devo essere onesta, è un momento un po’ confuso, ma la mia frase è ‘la confusione genera creatività’, quindi non mi spaventa, sono abituata. Ho molte idee in testa, ma deve esserci l’opportunità di realizzarle. In questi casi, come sul palco, seguo il flusso e (se mi conosco bene), a un certo punto verrà fuori la strada vincente. Quello di cui sono sicura, è il voler continuare sulla strada europea, in parte in Svezia, ma anche verso la Germania, l’Austria e la Svizzera, dove ho diversi contatti. Voglio inoltre creare una formazione più piccola, il mio trio, o addirittura un progetto da solista con batteria e musica elettronica. Per ora, a giugno, ho una collaborazione in Italia con una pianista tedesca e in ottobre si riparte con Colours dallo ‘Stockholm Jazz Festival’. Vedremo. Non ho paura dei momenti di ridefinizione».

Molto stimata nel mondo del jazz, la Sanchietti è una batterista-compositrice, insegnante e art director. Drummer e leader del suo quintetto svedese, è una performer versatile e di grande esperienza. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti nel corso della sua carriera, tra cui il ‘New Italian Jazz Talent 2019’ e il ‘Suona all’Estero 22’. Alla carriera musicale, Cecilia, affianca anche l’attività di mentore e di insegnante. È infatti fondatrice del Jazz Mine Network, un’organizzazione che si occupa di promuovere le pari opportunità nel mondo delle arti. 

I suoi tour in Italia, Svezia, Germania, Polonia, Croazia, Regno Unito, Norvegia, Turchia, Belgio sono stati accolti da ottime recensioni su ‘Downbeat’, ‘All About Jazz’ e ‘OS Magazine’ ‘Jazz Times Book’, negli Stati Uniti. ‘Musica        Jazz’ e ‘Il Manifesto’, in Italia. ‘Dagens Nyheter’, ‘Lira Magazine’, ‘Orkestra Journalen’, in Svezia. La drummer romana ha collaborato e diviso il palco con Nicolas Kummert, Alex Woods, Lela Kaplowitz, Monika Herzig, Gina  Schwartz, Peter Lehel, Igor Gehenot, Bill Hart, Nicole Johanngten, David e Anders Back,  Christian Spering, Susanne Risberg, Anna Lundqvist, Linus Lindblom, Simon Westman, Josef Kallerdahl, Adam Forkelid, Lutte Berg, Alberto Pinton, Marco Siniscalco, Pierpaolo Principato, David Boato, Stefano Scatozza, Marco Guidolotti, Pierpaolo Ranieri, Luca Pirozzi, Paolo Innarella, Alessandro Gwis, Susanna Stivali, Enrico Bracco, Javier Girotto, Rita Marcotulli, Giovanna Marini, Nada, Lucilla    Galeazzi, Cristina Comencini, Lunetta Savino, Gabriella Aiello, Andrea Satta, Raffaella Misiti.

Qui di seguito il link al brano Pink, dall’ultimo album di Cecilia Sanchietti, Colours: