Capita spesso, nel mondo dello spettacolo, che all’improvviso il telefono non squilli più e che il divo di turno, specie se “maturo”, si ritrovi sul baratro del dimenticatoio. Succede a Gloria Grandi, famosa attrice – interpretata da Sabrina Ferilli nella serie di Raiuno Gloria, in onda dal 19 febbraio – che rischia di scomparire perché estranea ai meccanismi dei social network e del marketing del dolore: «È costretta a reinventarsi – spiega Sabrina – a scendere a patti con una realtà che detesta, ma che decide di usare a suo vantaggio, inventandosi una storia dolorosa per rilanciarsi».

Funziona?

«Sì, ma non senza conseguenze. Del resto ormai sui social e in tv pur di apparire ci si vende tutto: figli, cani, matrimoni, lutti. Non è un caso che su Facebook regni la regola del dito in su o in giù, che ricorda gli spettacoli dell’antica Roma, mentre di su e giù nella vita, levate le scale di casa, non c’è proprio niente». 

Per lei è un personaggio inconsueto.

«È lontana dai miei stereotipi, un’antieroina bugiarda, che mi sono divertita molto a interpretare». 

Quante “Glorie” ha incontrato nella sua vita? 

«Non poche, ma me ne sono sempre tenuta alla larga. La recitazione mette a repentaglio la percezione di noi stessi. Se non hai radici forti rischi di perderti, basti pensare ai divi americani vittime di alcol e droga. Ma di Gloria ce n’è anche tra gli uomini e tra altri professionisti. Quanto a me, credo di avere un rapporto sano col mio lavoro. La mia gioia non viene direttamente dal mio mestiere, me la costruisco nel quotidiano con le mie passioni e i miei interessi». 

Gloria segna il suo ritorno in Rai dopo anni, c’è in serbo qualcos’altro? 

«Non per ora, faccio sempre un passo per volta, vediamo come va». 

Si è parlato di una possibile conduzione del Festival di Sanremo 2025.

«Posso andare all’Ariston come ospite, ma condurre è un’altra storia, non ne sarei capace». 

Nella sua carriera si è divisa tra cinema e tv: preferenze?

«Dico grazie a entrambi. Quando feci il film La bella vita di Paolo Virzì, che mi diede grande popolarità, avevo già girato Diario di un vizio di Marco Ferreri, che era andato al Festival di Berlino. Tutto è servito a forgiarmi come interprete. Anche serie tv come Commesse a cui sarò sempre grata. E poi ormai certe fiction hanno livelli narrativi più alti di certi film, esclusi quelli d’autore, ma lì siamo su un altro registro». 

Che farebbe Sabrina Ferilli se finisse nel dimenticatoio come Gloria?

«È un quesito che non mi pongo, spero che a me non succeda mai e anche il futuro lo vedo roseo».