La ciantona, neologismo che sta per sovrapposizione di voci senza che sia chiaro il senso delle parole che vengono pronunciate, mostra come un affresco frenetico e colorato, dove la realtà, da qualunque parte la si guardi, mima sempre e comunque una finzione. 

Un autore prolifico sta scrivendo due romanzi, entrambi ambientati a Castroianni, un paesino dell’entroterra siciliano nel quale il tempo scorre lento e senza strappi.

La prima storia si svolge negli anni Cinquanta, ai tempi di Lascia o raddoppia, la seconda è ambientata ai nostri giorni.

Per ognuna delle due epoche un delitto. Su uno indaga il maresciallo Sconci, sull’altro il brigadiere Amenta.

Sono gli inquirenti di due epoche diverse che si ritrovano più di una volta a confrontarsi sulle rispettive croci da sopportare: nessuno dei due, infatti, pur sondando diverse piste, riesce a individuare il colpevole. È così che i due decidono di collaborare: visto che l’autore ama il gioco degli specchi, non è forse possibile che a commettere il delitto nella storia di oggi sia uno dei protagonisti della storia di ieri? 

Due gialli curiosamente in cerca di soluzioni, dunque, nel nuovo romanzo di Michele Guardì: non un giallo tout court, ma un gioco di incastri, di equivoci e malintesi, nel vero e puro spirito della tradizione siciliana; ma anche e soprattutto un indovinello letterario, un enigma, in cui Guardì sfida il lettore a rintracciare gli elementi irrinunciabili del doppio romanzo e poi a ricomporli per arrivare alla soluzione.