Dall’11 gennaio in prima serata su Raiuno è tornata la serie Doc – Nelle tue mani con gli episodi della terza stagione

A molti ricorda Grey’s Anatomy o altri classici medical drama targati Usa, ma non è questo il segreto del successo di Doc – Nelle tue mani, la serie tornata in prima serata su Raiuno dall’11 gennaio con gli episodi della terza stagione. Questo è figlio, piuttosto, del suo protagonista, Luca Argentero, alias il chirurgo bravo, bello e buono Andrea Fanti. Perfetto nel dar vita a un medico capace non solo di guarire, ma di empatizzare coi pazienti, l’attore si gode il successo della terza stagione che ogni giovedì sera capta una media di oltre cinque milioni di telespettatori. Ma cos’hanno in comune Luca e il suo personaggio? «Per esempio l’empatia verso le persone – spiega Argentero – mentre rispetto a lui forse io sono meno determinato e più altruista. Del resto questo è lo spirito che dovrebbe muovere ogni medico. Oggigiorno i dottori sono i veri supereroi del quotidiano».

Mai pensato di studiare Medicina?

«Mai, né prima né dopo aver indossato il camice sul set. Non potrei convivere con un così alto tasso di responsabilità. Io come attore posso far ridere o piangere, ma niente di più. Certo, dopo tre stagioni, ora capisco un po’ di più i termini medici, so leggere le analisi del sangue, ma finisce lì (ride, ndr)». 

Come si spiega questo successo?

«Io dico sempre che Doc – Nelle tue mani va bene dagli 8 agli 88… anni, cattura un pubblico trasversale, facendo sedere sul divano genitori, nonni e nipoti, invece di estraniarsi ciascuno col suo cellulare». 

Andrea lotta per riappropriarsi di tutti i suoi ricordi dopo l’amnesia, Luca Argentero che rapporto ha col passato?

«Credo che valga la pena di salvaguardarlo. Il successo televisivo non mi ha cambiato, ho ancora gli amici storici dell’università, mi sento uguale a me stesso».

Doc è una scommessa vinta?

«Eccome. Accettare il ruolo fu come fare un salto triplo carpiato al buio. Era rischioso perché non c’erano precedenti di medical drama made in Italy. Bisogna dire grazie a una produzione che ha saputo curare tutto nei minimi dettagli».

La storia s’ispira a un vero dottore, Pierdante Piccioni.

«Lui è stato fondamentale, tra l’altro come in ogni stagione, anche in questa si ritaglierà un cameo».

Quali sorprese ci riservano le prossime puntate?

«Andrea avrà non poche gatte da pelare con la gestione economica del reparto di chirurgia. Lo farà senza mai dimenticare che un paziente non è una fonte di reddito, ma una persona da curare. Mi piace pensare che in questo senso Doc possa essere d’ispirazione. Una medicina così sarà pure un’utopia, ma a sognarla non ci si rimette niente».