Un dolce viaggio nella nostalgia: probabilmente basterebbero queste parole per riassumere
la mia opinione su Ascendant, il nuovo album di Domenico Quaceci. Poche parole che
racchiudono le sensazioni e le emozioni che mi ha suscitato l’ascolto dei suoi brani, tanto da
spingermi a sentire le sue tracce più volte. I molti brani che compongono Ascendant si
prestano bene sia ad un ascolto singolo, sia ad una vera e propria immersione, lasciando
che la musica ci estranei dal mondo e ci accompagni dalla prima all’ultima traccia, in un
viaggio dai tratti onirici.
Avevo già conosciuto il lavoro di Quaceci tempo fa, con il suo primo album, Like an Ocean
(che tra l’altro vi consiglio di recuperare). Già in quel momento il compositore e pianista mi
aveva colpito per una maturità artistica che sembrava sul punto di sbocciare. E se
quell’album è stata la sua iniziale primavera, con Ascendant la sua musica si trasforma in
una piena estate.
Il titolo stesso di questa raccolta è stato scelto per dire qualcosa al pubblico: con Ascendant
si intende il fenomeno astronomico in cui un oggetto passa a essere visibile nell’emisfero
boreale, dopo essere stato presente sul piano di quello australe. Non è una semplice risalita,
ma si tratta metaforicamente di una trasfigurazione, di un traslarsi verso altri mondi e realtà.
Ed è questo che fanno i brani contenuti nel nuovo album del compositore: portano la mente
verso un universo di nostalgia e ricordi, dove le intime riflessioni personali si uniscono e si
mescolano alla visione di ciò che era e che non è più.
Un punto a favore di Ascendant è la diversità tra le singole tracce, ognuna caratterizzata in
maniera unica e inimitabile. Ogni brano ha un suo svolgimento, una sua personale
ramificazione. In questo modo la musica di Quaceci trova piena espressione, in un vero e
proprio giocare con le note, ordinandole seguendo il flusso del pensiero e delle emozioni. Il
compositore ci prende per mano e ci guida, e il risultato è incredibilmente coinvolgente e
avvolgente. Il merito è anche di un’ottima abilità tecnica, tale da mescolare efficacemente lo
stile neoclassico con una musicalità più moderna e all’avanguardia.
Ci sono tracce più allegre, dal carattere vivace e brioso, e altre che invece risultano più
calme e tenui. Sembra quasi che Quaceci abbia deciso di proporre al pubblico un brano per
ogni momento delle nostre giornate.
Al tempo stesso i brani sono stati posizionati per rappresentare un corpus unico, un viaggio
che inizia con Fairytale, che risuona di atmosfere fantasiose e magiche, invitandoci ad
iniziare questo cammino, per poi chiudersi con After Sunset, pronto a rappresentare l’ideale
tramonto che dà il titolo al brano stesso.
E se è vero che questo lavoro parla di Domenico Quaceci, non possono mancare le
collaborazioni che finiscono per esaltare ancora di più l’idea alla base di Ascendant. Il
theremin di Lina Gervasi, presente in Embrace, unisce classico e moderno, spiccando molto
all’interno dell’album. La stessa cosa accade con l’erhu di Elliot Tordo, che possiamo
ascoltare in Ukiyo-e. In questo caso la sensazione è quella di esplorare mondi esotici e
particolari.

Francesco Ferri