Applausi, emozioni e commenti positivi hanno caratterizzato, lunedì 11 dicembre all’UCI Cinemas Porta di Roma, la proiezione sullo schermo di una raccolta di dieci cortometraggi realizzati dagli studenti dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “John von Neumann”, mettendo insieme i lavori delle classi del triennio delle sedi di via Pollenza e di via del Tufo con quelli della Terza Casa Circondariale e della Casa di Reclusione di Rebibbia.

Si tratta dell’atto conclusivo del progetto “Entrare fuori, uscire dentro”, realizzato dall’Istituto von Neumann nell’ambito del Piano Nazionale Cinema per la Scuola, siglato da MiC e MIM (ex Miur). 

«Un lavoro durato sei mesi – spiega la dirigente scolastica del Von Neumann, Claudia Angelini che ha permesso di collegare le diverse comunità di studenti dell’Istituto, detenuti e non, riuscendo a creare un ponte tra carcere e libertà utilizzando il linguaggio cinematografico e audiovisivo come oggetto e strumento di educazione e formazione». 

In un cinema gremito di ragazze, ragazzi, genitori e docenti, parole di elogio per il progetto sono arrivate anche da Annarita Leombruni, assessore alla cultura del IV Municipio: «Ho accolto con entusiasmo questa idea fin dall’inizio, non solo perché il nostro municipio ha una vocazione cinematografica, visto che studi e impianti che ospita, ma anche perché ritengo che il cinema sia vita. Oggi, con questi corti, raccontiamo pezzi di vita che ci portiamo dentro e vengono fuori per dire qualcosa di ciascuno di noi».

«Attraverso ‘Entrare fuori, uscire dentro’ – sottolinea il regista Enzo Aronicaabbiamo realizzato una narrazione audiovisiva seriale per raccontare passato, presente e futuro, le passioni e le paure di oggi, i sogni e le speranze per il domani». 

«Uno degli obiettivi principali del progetto – ribadisce Paolo Pasquiniera quello di unire, attraverso il cinema, due comunità di studenti, fuori dal carcere e all’interno del carcere. Nei corti che abbiamo visto ci sono storie che contengono molto della vita sia di giovani adolescenti che di uomini maturi (gli studenti detenuti hanno età fra i 20 e i 70 anni), utilizzando come forma di comunicazione il cinema e l’audiovisivo. Due mondi di studenti diversi tra loro che si sono ritrovati ad impegnarsi sulle stesse storie e con gli stessi strumenti».

In tutto sono stati oltre 100 gli studenti coinvolti attivamente nel lavoro, partendo dai diversi punti di vista di chi vive dentro e fuori dal carcere. Tra gli ospiti presenti, l’attore Salvatore “Sasà” Striano, ex detenuto di Rebibbia (fino al 2006) e oggi affermato attore che ha detto: «Se pensi di fregare la scuola, stai fregando te stesso! Io quando sono finiti dentro non sapevo leggere e la passione per la recitazione, che mi è venuta in carcere, mi ha spinto a studiare, a migliorarmi. Oggi, dopo trent’anni, posso dirmi soddisfatto: ho scritto tre libri, recitato in una trentina di film, lavoro nel cinema e nel teatro. Perché non è vero che alcune vite sono segnate: possono essere scritte male ma abbiamo il potere di riscriverle come piace a noi. Con lo studio e con una vita onesta».

Striano aveva già portato a ottobre la propria testimonianza ai trenta studenti dell’Istituto von Neumann, incontrati a Rebibbia assieme a una rappresentanza di detenuti, impegnati nel conseguimento in carcere del diploma di scuola secondaria superiore. In quella circostanza, aveva raccontato come, terminata la pena, aveva esordito nel cinema grazie al regista Matteo Garrone, che nel 2008 lo scritturò  per il film Gomorra, tratto dal bestseller di Roberto Saviano, per proseguire con film come Fortapàsc, Aria ferma, Nostalgia e, soprattutto, Cesare deve morire dei fratelli Taviani, vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 2012.

In un susseguirsi di emozioni, riflessioni e verità, l’incontro con Salvatore Striano ha incarnato al meglio l’anello di congiunzione cinematografico tra il “fuori” e il “dentro”, dando così centralità a un progetto che ha visto gli studenti, detenuti e non, appassionarsi alla costruzione dei set (dentro e fuori il carcere), alle riprese e ai montaggi. Un lungo lavoro, emozionalmente intenso e di qualità, che oggi è stato possibile ammirare sugli schermi del cinema.