Continua la nostra breve, ma intensa serie di saggi sui personaggi “classici” del cinema horror. E relativi “divi”…

(di Walter De Stradis) Alcuni –e non solo tra i bambini- tutt’oggi credono che Tarzan sia esistito realmente. Sherlock Holmes? Stessa cosa. 

Se per questi personaggi la formula chimica alla base del loro successo è anche quella del “travaso” dalla finzione alla realtà (vista la loro penetrazione non solo nell’immaginario collettivo, ma anche nei modi di dire comuni e nel linguaggio giornalistico), che tuttora spinge a credere che alcuni di essi siano, o lo siano stati, personaggi reali, esistono casi in cui è accaduto l’esatto contrario. 

Uno di questi è quello relativo a Jack Lo Squartatore, il misterioso serial killer femminicida che nel 1888 massacrò (almeno) cinque prostitute nell’East End londinese. Com’è noto, questo assassino mostruosamente efferato non fu mai ufficialmente identificato, il che ha dato la stura a tutta una serie di pubblicazioni (fra saggistica storica e narrativa sfrenata) che hanno cercato di identificarlo in questo o quell’individuo o individui. 

Moltissimi anche i film, cinematografici e televisivi, dedicati al tristo figuro, in un paio dei quali il mostro di Whitechapel si è confrontato con Sherlock Holmes. Ma se le tesi degli autori dei due film sherlockiani, “Notti di Terrore” e “Assassinio su Commissione” si basano su ipotesi realistiche (che, specialmente nel secondo caso, sono frutto delle ricerche e delle conclusioni di alcuni “Ripperologi”), c’è stato chi ha trovato una soluzione narrativa all’enigma piuttosto fantasiosa, ma geniale: Jack Lo Squartatore era il dottor Jekyll, o meglio, la sua controparte malvagia, Mister Hyde. Il personaggio al centro del romanzo breve di Robert Louis Stevenson, uscito nel 1886, è infatti praticamente contemporaneo del serial killer vittoriano, e le sue “gesta” si svolgono parimenti nella nebbiogena Londra dell’epoca. 

Tuttavia, è bene sottolineare che persino questa trovata affonda le sue radici in un fatto storico. Nel 1888, proprio nei giorni in cui le cronache londinesi erano dominate dai delitti di Whitechapel, l’attore americano Richard Mansfield era in scena al prestigioso Lyceum Theathre con una fulminante interpretazione di Jekyll/Hyde, tanto convincente, che qualcuno dei -terrorizzati- spettatori, a quanto pare si prese la briga di scrivere a Scotland Yard, suggerendo di indagare il teatrante come responsabile della brutale catena dei delitti.

Di qui, forse, viene l’idea di base per il superclassico di produzione Hammer “Barbara, il mostro di Londra” (“Doctor Jekyll & Sister Hyde”), diretto dalla mano sapiente di Roy Ward Baker. 

Le idee originali presenti in questo incredibile film del 1971 sarebbero state utili a farne almeno un paio: in questa peculiare versione del romanzo breve di Stevenson, infatti, non solo il dottor Jekyll (interpretato da Ralph Bates) piuttosto che in un bruto, si trasforma in una donna sexy e maliarda (la stupenda Martine Beswick, già Bond-Girl, ma di lì a poco anche coprotagonista di “Ultimo tango a Zagarol” con Franco Franchi!), ma quest’ultima, onde procurarsi gli ormoni femminili indispensabili alla fatidica pozione, si dedica a una sanguinolenta mattanza di prostitute del West End. Proprio quella attribuita al nostro Jack. Come se non bastasse, sempre alla cerca di “materia prima”, il dr. Jekyll a un certo punto si affida a una coppia di ladri di cadaveri, due loschi individui realmente esistiti, i famigerati Burke & Hare. Si tratta di una ben assortita coppia di malfattori scozzesi che, nella realtà, negli anni Trenta del Diciannovesimo secolo, pensarono bene di avviare una fruttuosa attività imprenditoriale, praticamente a costo zero. Occupandosi di vendere (illegalmente) cadaveri utili alla dissezione praticata dalla scienza medica, a un certo punto i due manigoldi si accorsero che era più veloce e pratico ammazzare direttamente qualcuno, piuttosto che aspettare che morisse e dissotterrarlo. Da qui la loro attività di procacciatori di corpi “a chilometro zero”. 

La loro raccapricciante storia è stata raccontata (non senza abbondanti dosi di invenzione) in alcuni memorabili capisaldi dell’horror d’antan, tra questi vanno annoverati almeno “La Jena, l’uomo di Mezzanotte” (1945, regia di Robert Wise, con uno strepitoso Boris Karloff) e “Le Jene di Edimburgo” (1960, regia di John Gilling, con Donald Pleasence e George Rose nella parte dei due “fornitori”, e Peter Cushing in quella del dottor Knox, il cinico medico “acquirente”).