Ventotto Paesi rappresentati, provenienti da quattro continenti: la diciottesima edizione della Festa ci regala uno sguardo sul mondo

(di Rodolfo Masi)Se è il cinema italiano a farla da padrone, in questa diciottesima edizione della Festa di Roma, tornata competitiva dallo scorso anno con la direzione artistica di Paola Malanga e Gian Luca Farinelli alla presidenza della Fondazione Cinema per Roma, sono comunque tante le cinematografie rappresentate.

Fra i 28 Paesi partecipanti, è presente anche una realtà lontana come quella del Bhutan con il film in concorso The Monk and the Gun di Pawo Choyning Dorji, il regista di Lunana – Il villaggio alla fine del mondo, entrato l’anno scorso nella cinquina dei film stranieri candidati all’Oscar.

Ma sono sopratutto i film europei a riempire il cartellone. Come Black Box, prodotto dai fratelli Dardenne e diretto dalla turco-tedesca Asli Özge, che mette in scena un ritratto paranoico della società, alla maniera di J. G. Ballard. Vincent Lindon è protagonista di Comme un fils di Nicolas Boukhrief, dramma sociale sulla comunità rom. E sempre dalla Francia, ma non in concorso, arriva Et la fête continue! di Robert Guédiguian. Protagonista, Marsiglia e la sua gente, che resiste e continua a sognare, rappresentata dalla splendida coppia Ariane Ascaride e Jean-Pierre Darroussin. In Grand Public c’è anche lo statunitense Dream Scenario di Kristoffer Borgli, con Nicolas Cage: storia di un anonimo professore di biologia che un giorno comincia ad apparire nei sogni degli altri. Widow Clicquot di Thomas Napper, fuori competizione, è una coproduzione Francia-Regno Unito e vede Haley Bennett nei panni di Barbe-Nicole Ponsardin, che nel 1805, a soli 27 anni, perde il marito, François Cliquot. Nonostante tutti gli ostacoli dell’epoca riesce comunque a creare il Veuve Cliquot, lo champagne più famoso del mondo.

Tornando al Concorso, occhio a Hypnosen, disturbante opera prima dello svedese Ernst De Geer. E infine, all’interno di Best of 2023, da non perdere la rivelazione del Sundance e della Berlinale, Past Lives. La drammaturga newyorkese Celine Song, al suo debutto nel cinema, mette in scena la struggente storia di due innamorati separati dal destino, dalla distanza e dal tempo.