Sono circa sessanta le produzioni italiane presenti nelle varie sezioni della rassegna: opere prime, film d’autore e documentari 

(di Irene Sofi) La rinascita del cinema italiano passa anche per Roma. Dopo i sei film tricolori in concorso a Venezia, alla Festa del cinema ce ne sono tre in competizione. Ma il numero si fa più consistente se a questi aggiungiamo quelli di tutte le altre sezioni – Freestyle, Grand Public, Proiezioni speciali, Best of 2023, Storia del cinema – arrivando a un totale di circa sessanta produzioni, tra film, documentari e serie. 

Nel Concorso Progressive Cinema – Visioni per il mondo di domani, la sezione competitiva della Festa, oltre all’opera prima della Cortellesi ci sono il film di Roberta Torre Mi fanno male i capelli e Holiday di Edoardo Gabbriellini. Il primo è un omaggio indiretto a Monica Vitti attraverso la storia di una donna che rivive i film e i personaggi della compianta attrice, il secondo è un noir che racconta il tentativo di ricominciare a vivere di una diciottenne uscita di prigione. 

In Freestyle, sezione non competitiva composta da titoli di vario formato, ci sono una quindicina di produzioni italiane. Tra queste À la recherche di Giulio Base, interpretato dallo stesso con Anne Parillaud: un racconto “da camera” ambientato nel 1974, nel quale uno sceneggiatore italiano si chiude in una villa di campagna con una ricca signora francese per scrivere un adattamento del romanzo di Proust e sottoporlo poi a Visconti. Qui, tra gli altri, c’è anche il nuovo lavoro della regista finnico-siciliana Anne-Riitta Ciccone, Gli immortali, dove la tragedia greca incontra la fantascienza. 

Nella sezione Grand Public, Antonio Albanese presenta Cento domeniche, commovente ritratto di un’Italia di provincia. Francesco Frangipane debutta con Dall’alto di una fredda torre, adattamento dell’omonima pièce di Filippo Gili. I Manetti Bros. chiudono la trilogia dedicata al personaggio creato dalle sorelle Giussani con Diabolik chi sei?. L’incontro tra due solitudini è al centro de I limoni d’inverno di Caterina Carone, con un inedito e malinconico Christian De Sica. Michele Riondino esordisce nella regia con Palazzina Laf, film d’impegno civile sull’Ilva di Taranto che ricorda La classe operaia va in paradiso di Elio Petri. E a proposito di mondo del lavoro, il documentario di Peter Marcias Uomini in marcia ci riporta nel passato, nella Sardegna dell’inizio degli anni ’90, quando le lotte sindacali, politiche e sociali per chiedere un nuovo sviluppo per il territorio coinvolsero ventisette comuni del Sulcis Iglesiente.

Infine tra i Best of 2023 c’è La chimera di Alice Rohrwacher, film passato a Cannes che ci porta in una cittadina rurale della Toscana per raccontarci, tra sogno e realtà, i segreti di una terra.