La recensione di Maurizio Baiata al Concerto

Il servizio video di Paolo Zefferi del Concerto degli Opus Avantra al Colosseo

Gli orizzonti sonori de La Grazia Obliqua hanno degnamente aperto la serata del 20 Settembre 2023 che, al Parco del Celio, in una cornice unica al mondo a poche decine di metri dal Colosseo, attendeva in concerto gli Opus Avantra di Donella De Monaco e Alfredo Tisocco, punta di diamante del rapporto aureo fra Musica e Assoluto. Tutto, in seno al Jazz & Image/Progressivamente Festival per l’impeccabile organizzazione di Guido Bellachioma. La Grazia Obliqua, composta da Alessandro Bellotta, voce, Alessandra Trinity Bersiani, voce, synth, tastiere e programming, Valerio Michetti batteria e Francesco Ciancio, chitarra – amalgama perfetto di percorsi musicali diversi – come brani noti ha proposto una interpretazione di Aspettando l’Alba de Le Orme e dal proprio repertorio, Mishima e L’ultimo sipario tratti da “Canzoni d’amore e morte e altri eventi accidentali”. Per chi scrive, è stato un viaggio alla scoperta di un mondo che dal creatore proietta il fruitore verso il più profondo Sé, ora chiaroscurale, ora a squarci di luce, che si riflettevano sulle antiche pietre romane che facevano da maestoso proscenio. 

Approfittando del rapido cambio del set strumentale, Renato Marengo, da sempre produttore degli Opus Avantra , e il sottoscritto introducono la magica performance degli Opus Avantra, già visti a Roma un paio di anni fa al Riverside. Stavolta però è tutt’altra musica. Sì, è il loro ultimo, magnifico album Loucos a intessere la trama del live, ma subito la notte romana ha reso grazie a un gruppo che, di converso, ha stregato la numerosa platea dell’ampio spazio aperto del colle Celio, sotto le stelle che sino a poco prima avevano giocato a rimpiattino con nuvole e pioggerellina estiva. Tutte le componenti della epopea Opus Avantra in questo concerto sono venute alla luce. In primis, le capacità espressive della voce di Donella Del Monaco, non solo per la sua estensione, ma per l’appassionata morbidezza e la duttilità interpretativa, paragonabili a quelle di una grande soprano lirico, ma in grado senza compromessi di armonizzarsi completamente con partiture musicali che variano dall’etnico al prog, dal cabaret parigino a Kurt Weill, dalla Berlino anni Venti al rap. Intendiamoci, non si tratta di una Cathy Berberian vocalizzante i Beatles o Frank Zappa. È che in ogni brano della serata, ma soprattutto nei due splendidi duetti con Jenny Sorrenti, Donella è parsa toccare il cielo con la sua voce, vertici mai sfiorati anche nei contesti più coraggiosi e sperimentali. Alfredo Tisocco, le fa da contraltare, chiarissimamente, nel dove, quando e perché l’intesa fra questi due grandi artisti esiste e, come ho detto altrove, appaia paragonabile a quella fra Lisa Gerrard e Brendan Perry dei Dead Can Dance. Tisocco ha aperto, in piano solo, con tre brani tratti dal suo album Atmosfere, Armonie, sei minuti in tre movimenti di puro rapimento armonico, di tocchi ora dolci ora di rara potenza per cogliere l’attimo sensuale, come nella superlativa Amore, Amor. Dei suoi Studi Enefonici, il maestro ha poi eseguito tre composizioni brevi, fulminanti e torrenziali, scavate nel suo cervello e rappresentative dell’estro esplorativo di un maelstrom senza freni, perfetto per anticipare quanto di lì a breve sarebbe accaduto. Le note puntiformi di piccole percussioni e le voci materiche di Aisha Intoccabile aprono le danze dell’ultimo, straordinario loro lavoro: Loucos. A seguire, torna prepotentemente il pianismo di Tisocco in Tempo Infinito, quindi sul palco lo raggiungono Donella e Mauro Martello (flauto e sax) ed è il momento del primo pezzo che apre l’album, quel Nel Luogo Magico in cui la voce di Donella entra in sordina, quasi di soppiatto a narrare una storia in francese, la lingua che l’artista sembra prediligere, e il pezzo evolve nel fraseggio piano-voce che prosegue con le Variazioni Veneziane e la Ballata Sulla Luna dominate da un flauto che sembra provenire da un grembo materno dando colore e calore allo spirito. Nella sequenza di brani tratti da Loucos senza soluzione di continuità, appare chiaro che il fine è allargare i confini della musica strutturata, di creare un mantra elettrico di ultra vibrazioni, anche tornando indietro nel tempo sino a Lord Cromwell, album del ‘75 e all’esordio discografico di Introspezione di un anno prima. Lo fanno con Flowers on Pride, Gluttony e Il Pavone.

A questo punto in azione è entrata un organico inusitato, anche per il Rock d’Avanguardia, fenomenale. A Donella, Tisocco, Martello e Andrea De Nardi alle tastiere, si sono uniti Alan Bedin, già nell’organico più recente, dotato di una prorompente carica energetica e una vocalità che ricorda Chris Farlowe dei Colosseum, quindi gli special guest della serata: Tony Esposito alla batteria, Edoardo Piccolo alle elettroniche e al basso-synth e Sasà Flauto alla chitarra. L’ensemble è una macchina elettroacustica che sciorina i pezzi più “prog” di Loucos in un impressionante crescendo, sono: Visione Aliena, Venezia e il Mare, Lido Promenade e Danza della Luce. Lunghi momenti di musica totale, a tratti prossima al jazz, a tratti di improvvisazione, seppure sempre corale. E in effetti la tensione cresce e si libera nelle successive performaces di Jenny Sorrenti (dei Saint Just) accompaganata da Stefano Vicarelli, taastierista de La Batteria/ Fonderia, e di Lino Vairetti degli Osanna, mostri sacri del Napule’s Power tanto caro a Renato Marengo. Sono voci che nulla hanno perso dalla prima metà anni ’70 ad oggi, e in questo senso, un cenno a parte merita Tony Esposito, che 50 anni fa entrò negli Opus Avantra, a contaminare la ricerca classico-contemporanea con la sua creatività percussionistica. Il suo assolo è stato semplicemente strepitoso, a riprova di una maestria che va ben oltre il suo famoso linguaggio etno-partenopeo. Il gran finale c’è stato, eccome. Una jam session tutta improvvisata con il palco invaso da tutti i musicisti, un collettivo di talenti all’unisono.

Nelle ore che hanno seguito questo concerto, ho ripensato alle parole del grande compositore, arrangiatore e musicista Paul Buckmaster, che alla lettera ritengo si applichino agli Opus Avantra: “La Musica circonda l’ascoltatore da ogni parte e lo avvicina a Dio in senso perfetto, in senso meraviglioso. Ed è semplice coglierne la dolcezza e la potenza soprannaturale se riusciamo a fermarci alle cose piccole, a pensare alla Terra come fonte di vita ed a trasformare le sensazioni che da essa riceviamo in movimenti spirituali che possono legarci all’Infinito, ad aprirci verso la purezza assoluta”.

di Maurizio Baiata