In occasione dell’omaggio della Festa del cinema di Roma al maestro italiano del brivido, Franco Bixio racconta la nascita della collaborazione con i Goblin e Steve Della Casa ci parla del suo documentario sul regista dal titolo Profondo Argento

Non è un caso se proprio in questi giorni Claudio Simonetti con i suoi Goblin ci invia dagli Stati Uniti foto di sold out nei maggiori teatri e grandi sale da concerto col suo gruppo, col suo Goblin Profondo Rosso.

Se c’è un regista italiano che tra i primi ha compreso che la colonna sonora non “sottofonda” soltanto un film ma contribuisce, assieme a regia, sceneggiatura e immagini, al successo e alla “eternizzazione “ di un film, questo regista è Dario Argento. Ennio Morricone, Keith Emerson, ma soprattutto i Goblin con la loro musica hanno certamente contribuito a far acclamare in giro per il mondo i più importanti film di Dario Argento. 

E pensare che l’incontro tra il grande regista e i Goblin – all’epoca giovanissimi rockettari, antesignani del Prog italiano, in carriera, ancora non famosi – fu realmente legato al caso. Un caso fortunatissimo che per i Goblin fu fondamentale per la loro professione di autori di colonne sonore, ma che anche per Dario Argento rappresentò l’inizio di un’intesa destinata ai clamorosi successi che da cinquant’anni ben conosciamo. Ci racconta delle circostanze che agevolarono quello storico incontro nel ’73 tra Dario e i giovanissimi Goblin, Franco Bixio, presidente della Cinevox, la casa discografica che realizzò la colonna sonora del film Profondo Rosso: «Avevamo già fatto altre colonne sonore per i film di Dario», inizia Bixio, «e il compositore era sempre stato Morricone (L’uccello dalle piume di cristallo, Quattro mosche di velluto grigio). Con la scrittura del soggetto del nuovo film (Profondo Rosso), Dario si addentrava in una nuova dimensione e affrontava situazioni che avrebbero dato origine al genere horror che gli è valso il successo internazionale. Per questo forte cambiamento, Dario cercava anche una svolta nel commento musicale e scelse un musicista che univa le sonorità jazzistiche a proposte filosofiche di musica contemporanea, Giorgio Gaslini, il quale avrebbe potuto accompagnare al meglio gli incubi che Argento avrebbe portato nelle immagini del film. Ma poi le immagini travolsero questo proposito e imposero al regista di ricercare una musica con connotati più intensi, più rock. Chiese allora a mio fratello Carlo di far comporre parte della colonna ai Deep Purple. Bellissima idea ma, a dir il vero, lontano da quello che si riteneva potesse essere un budget per noi appropriato. Nonostante ciò, si iniziarono i contatti esplorativi con il management del gruppo mentre si pensavano alternative da proporre a Dario. Un pomeriggio, mentre si discuteva sulla tempistica tra le disponibilità dei Deep Purple e la necessità di rispettare la data programmata di uscita del film, mio fratello invitò e convinse Dario ad andare nei nostri studi di registrazione Trafalgar per ascoltare un nuovo gruppo che per la Cinevox stavamo producendo. Erano il gruppo dei Goblin e Argento ne rimase talmente colpito che chiese di preparare al più presto alcuni brani per poterli verificare sulle scene. Nacque così il tema di Profondo Rosso che da allora vive in simbiosi con le immagini del film ma che è riuscito, per la prima volta, a diventare anche una hit discografica e portare al successo i Goblin, che poi continuarono a collaborare con Dario Argento per molti altri film riscuotendo sempre grandi consensi». 

La diciottesima Festa del cinema di Roma omaggia Dario Argento con un film documentario diretto a quattro mani da Giancarlo Rolandi e Steve Della Casa. S’intitola Profondo Argento, che viene così presentato: “Uno dei più acclamati registi italiani nel mondo, oggetto di un culto trasversale che abbatte le barriere generazionali, quasi fosse una rockstar, è in realtà una persona che ha sempre protetto la sua sfera privata. Il documentario riesce a ripercorrere aspetti meno conosciuti, ma decisamente importanti nella vita e nella carriera del cineasta. Un viaggio nell’intimità della sua casa, con le persone che ama e apprezza, nel suo archivio personale gelosamente custodito, da cui spuntano foto e documenti inediti, e tra le location dei suoi film, accompagnato dagli spezzoni delle sue opere, che riemergeranno dal passato per dialogare con il presente”. 

Ho rivolto alcune domande a Steve Della Casa, critico cinematografico, direttore del Torino Film Festival, collega radiofonico su Raitre, dove conduce Hollywood Party, e autore – con Alberto Crespi – anche di un altro documentario presente qui alla Festa di Roma, La nostra Monument Valley.

Steve, il film è ispirato al libro da te curato per Cinecittà Profondo Argento, due o tre cose che sappiamo di lui.  Ma tu il libro, a parte l’omaggio al grande maestro, lo hai scritto perché sei un cultore dei suoi film o perché come cultore dei film dell’orrore fai un omaggio al nostro “lider maximo” del genere?

«Credo davvero che Argento sia con Fellini il massimo talento visionario del nostro cinema. Ha inventato un nuovo modo di girare, ha sperimentato un nuovo modo di concepire il sonoro, ha dato vita a un cinema nuovo, creativo, intelligente».

Conversando con Dario a proposito delle musiche, sempre molto particolari, ispirate ai suoi film, avrete certamente parlato del suo amore per il rock, per il Prog, del perché, pur avendo la possibilità di scegliere rockstar e artisti celebri, sia italiani che stranieri (vedi Keith Emerson), per Profondo Rosso poi abbia scelto un gruppo italiano esordiente come i Goblin.

«La musica per i suoi film Dario la sceglie con grande cura, cercando sempre vie nuove e soprattutto con un’attenzione quasi maniacale all’abbinamento tra sonoro, musica e immagine. Nessun altro regista italiano lavora con tanta attenzione. Ovviamente il Prog è uno dei suoi generi preferiti, vista anche l’attenzione per le immagini barocche che è caratteristica del suo cinema».

Parli delle locandine dei suoi film da cui nasce un dialogo tra passato e presente. Aggiungerei anche le copertine dei dischi delle colonne sonore, che sono stati grandi successi discografici da classifica. Quale fra le tante musiche dei suoi film pensi che rappresenti meglio la sua energia comunicativa

«Credo che l’intelligenza della componente musicale di Profondo rosso e di Suspiria siano praticamente insuperabili, sono elementi caratterizzanti al pari delle immagini».