(di Giorgio Cavagnaro) Spinto dalla recente, bruttissima notizia della morte di uno scrittore giustamente annoverato tra i più profondi indagatori della psiche umana che la mia generazione abbia prodotto, sono andato a rileggermi un romanzo di Javier Marías. Ho scelto Tutte le anime, e sono soddisfatto della scelta compiuta. Calarmi, a distanza di molti anni, nella scrittura capillare, circolare, ipnotica del maestro madrileno è stata un’esperienza singolare e, inaspettatamente, quasi mistica.

Maríasracconta, a noi e a se stesso, con cadenza rilassata ma fluida come un incessante flusso di coscienza, la storia autobiografica di un giovane accademico di letteratura spagnola nella Oxford, insidiosa perché  apparentemente letargica, degli anni Ottanta. Gli stupori, le curiosità, i conflitti dell’intellettuale del Mezzogiorno temporaneamente trapiantato in una città dallo sguardo rigido, “velato” dalla propria natura profondamente isolana e anglosassone, ci arrivano in modo disordinato ma ricchissimo di riflessioni totali, di rara intensità.

La vicenda del meditativo professore spagnolo in terra britannica si snoda dapprima attraverso descrizioni divertite e perplesse degli usi e costumi sviluppati e poi radicati nei secoli nel mondo accademico oxofordiano. Una su tutte le settimanali, surreali cene high tables in cui i cattedratici, dons in gergo accademico, assisi in tavoli sopraelevati, si abbuffano mentre mettono in scena il loro sussiegoso teatrino dialettico, senza degnare di uno sguardo gli studenti del college, posti a livello fisicamente più basso a consumare svogliatamente menu ben più frugali.

La narrazione assume via via connotati emotivamente più coinvolgenti e intriganti, di pari passo con l’approfondirsi dei rapporti di amicizia e colleganza dell’autore, dei suoi turbamenti legati allo spirito della città che lo ospita e alle sue bizzarre liturgie, a personaggi sospesi tra realtà e immaginazione, fino all’ apparizione quasi inevitabile di un travolgente amore adulterino.

Clare Bayes, ricordate questo nome. È quello dell’affascinante giovane signora che confonderà anima e cuore del protagonista fino a sconvolgerlo, al punto di considerare il rinvio sine die del suo rientro in patria.

Una rilettura, in tempi di sconfortante superficialità come gli attuali, come minimo salutare.