(di Renato Marengo) Realtà futura o distopia? Un esperto di musica si pone problemi reali sulla attuale situazione ambientale e sociale, ma essendo anche appassionato di fantascienza proietta la sua storia nel futuro: in avanti di cento anni.

Un romanzo scritto come la sceneggiatura di un film. Lo pubblichiamo su Cinecorriere e chissà se qualcuno fra i tanti operatori del settore cinematografico non ci chieda il telefono di Nicola. Una storia avvincente e… probabile.

Nicola, come è nata l’idea del romanzo?

L’idea è balenata nella mente come un fulmine a ciel sereno durante uno dei lockdown dello scorso anno, periodo in cui, ovviamente, le mie attività sociali erano praticamente ferme. La visione di un mondo vicino, ma non ancora nostro, si definiva nella mia mente e ho pensato che potesse essere un film, ma non potendolo ovviamente realizzare la mia voglia di concretizzare la mia creatività si è subito sviluppata nella scrittura.

Un uomo come te, conosciuto per la sua promozione della cultura musicale e coordinatore di eventi, si ritrova oggi, dopo aver già scritto dei saggi  a scrivere un romanzo. È il primo di una serie o un caso isolato?

Uno, nessuno e centomila. A parte gli scherzi: sono sempre io. Siamo frutto degli interessi sviluppati durante la nostra infanzia e adolescenza e la fantascienza, così come la musica, è stata una delle emozioni che porto dentro di me con maggior entusiasmo. Non immaginavo di essere capace di trovare la costanza per scrivere un romanzo, ma tanto è. L’isolamento forzato è stato certamente un fattore condizionante.

Questa tua Napoli nel romanzo non è la città che siamo abituati a conoscere, è un po’ come tu vorresti che fosse?

Molti romanzi e derivanti serie tv narrano una Napoli del passato, la mia è piuttosto diversa forse perché è una Napoli del futuro. Non amo poi la rappresentazione della città violenta, quella del sangue che scorre nelle strade e dei personaggi negativi dai caratteri forti. Mi allontano dagli stereotipi e dalla crudità che chi vive la città subisce quasi ogni giorno: ho voluto raccontare la storia di una vita normale.

Come sarà quindi la Napoli del futuro?

La Napoli del futuro sarà come moltissime altre città nel mondo. I tratti della vita che ho definito sono raccontati a Napoli, ma potrebbero essere collocati in una delle tante città costiere. Nella mia visione Napoli avrà ancora un futuro perché ha delle zone collinari e si sviluppa sulle pendici del Vesuvio, mentre tante città costiere spariranno completamente e altrove alcuni dei disagi sociali che si scorgono nel romanzo potrebbero essere ancora più accentuati.

Oltre al titolo del libro anche quelli dei capitoli sono in napoletano.

Ho voluto allontanarmi dai cliché che potessero legare la storia alla città di Napoli, ma ho voluto lasciare però che il titolo evidenziasse il luogo in cui ho finalizzato le mie ricerche e i miei approfondimenti. La scelta di avere il dialetto come sottotitolo per i capitoli è maturata alla fine, quando il libro era quasi concluso, e la volontà di radicare la storia a Napoli anche attraverso i numeri della smorfia è per dimostrare che la napoletanità è un tratto speciale dell’individuo, così come ogni tratto tipico di ogni etnia del mondo, che deve essere perciò salvaguardato e che a mio avviso con le generazioni future rischia di svilirsi e di svanire.

Il mondo che hai creato è anche frutto di studio oppure è solo fantasia?

Il mondo creato come substrato alla narrazione è frutto di quegli approfondimenti alle idee che maturavo, derivanti da ispirazioni quotidiane, che sono stati necessari per dare salde fondamenta ai luoghi in cui si muovono i personaggi. Tutto nasce dalla visione di un futuro non troppo remoto e da quelle che potrebbero essere le implicazioni tecnologiche sulla quotidianità delle future popolazioni, a ciò si è aggiunto la creazione di un mondo basato sui cambiamenti climatici dovuti allo scioglimento dell’Antartide. Questi presupposti sono alla base di ricerche facenti parte di uno studio su quelle che potrebbero essere le innovazioni in quei settori e nella società che ho voluto usare come ambientazione del mio racconto.

Il libro può essere definito di fantascienza distopica, non credevo avessi una visione tanto negativa del futuro.

Entrambi i termini sono stati utilizzati per descrivere la storia che ho scritto, ma i recenti eventi ci dimostrano che la realtà può trasformarsi rapidamente e inaspettatamente in qualcosa di simile a una storia di fantascienza. Certamente il mio è un romanzo ambientato nel futuro ma mi chiedo se gli eventi che stiamo subendo oggi, quanto ieri potevano essere considerati normali. Mentre viviamo imperturbabili le nostre esistenze una pandemia ci costringe all’autoisolamento, il clima imperversa mietendo vittime e distruggendo natura e manufatti, una guerra a poche migliaia di chilometri uccide innocenti che in prossimo futuro commemoreremo. Una realtà che sino a qualche anno fa avremmo probabilmente considerato distopica è già quotidianità e il nostro futuro sarà caratterizzato dall’evolversi del nostro presente. Il romanzo che definirei nel genere fanta-drama è evidente frutto di fantasia ma il futuro che prevedo per molti versi assomiglierà a mio avviso a quello che descrivo, e la capacità dell’uomo di adattarvisi decreterà la sua felicità. Il mio vuole essere un monito affinché non si guardi esclusivamente al proprio interesse ma anzi si agisca sempre con lo sguardo rivolto al benessere delle future generazioni.