IL TELEFONO “ROSSO” DI ALMODÓVAR: THE HUMAN VOICE. IL SUO ULTIMO GIOIELLO

(di Antonella Putignano) “Donne al telefono che non suona mai”, cantava Zucchero in una canzone degli anni ’80. Ma Pedro Almodóvar invece di cantare un motivetto leggero, prende la sua macchina da presa, un testo “sacro” di Cocteau, già omaggiato da Rossellini e interpretato da Anna Magnani, e mette, sullo schermo, in una stanza, una donna sola con un telefono, appunto, e un cane; giocando, nella regia, con tutti i suoi tipici, accesissimi, colori, e con le sfumature degli stati emotivi del personaggio. Accompagnando lo spettatore in un labirinto di passione, solitudine, smarrimento. Sogno. Passando, come sempre – abilmente – dallo sguardo della ripresa, a quello interiore della protagonista.

 

 

The Human Voice, La Voce Umana, di Pedro Almodóvar è un mediometraggio che ha per protagonista Tilda Swinton ed è nelle nostre sale dal 13 maggio.

Primo film in lingua inglese del regista con un’attrice che, per fisicità e stile interpretativo, stravolge un po’ il canone tradizionale dei visi mediterranei e delle movenze tragiche di quella carnalità femminile, solitamente, presente nella filmografia del regista. In questo caso, il tormento interiore d’amore, l’attesa, e la disperazione sentimentale si traducono nel viso un po’ androgino, apparentemente freddo, della bravissima e originale interprete; non a caso, musa di tanti registi sperimentali e anticonformisti come Derek Jarman.

Questo effetto un po’ straniante della recitazione, probabilmente, mette ancora di più Almodóvar in condizione di giocare con il linguaggio registico ed i suoi effetti: a volte, dentro il sentimento della narrazione, a volte, con uno sguardo più neutro e distaccato.

Quasi a ricordarci che la potenza del cinema è, sempre, quel filo incantevole dove tutto il verosimile è possibile.

 

The Human Voice è stato girato l’anno scorso, dopo il primo lockdown.  E la solitudine della protagonista rappresentata nel film ci pone, inevitabilmente, davanti a tante domande legate al periodo che, tutti noi, abbiamo trascorso nelle nostre abitazioni: quanto ci siamo sentiti davvero al sicuro? Quanto, invece, a volte, smarriti, fragili, soli?

Finalmente, siamo tornati al cinema. Al sicuro. Per fortuna, un altro bel film di Pedro Almodóvar.

 

di Antonella Putignano