Cinevox Cult Club – Il Lato C dietro il Vinile: Sette note in nero

di Giorgio Cavagnaro

Proprio ieri (abito a Roma) percorrevo, in macchina con mia figlia e il cane, una delle strade più famose d’Italia: la Tangenziale Est. “E allora?”, direte voi. Il fatto è che dopo una certa curva del sinuoso viadotto a tutti gli automobilisti compare, inesorabile, un’immagine: il rag. Ugo Fantozzi, in mostruoso ritardo, che tenta la carta della disperazione e si cala dal terrazzino della sua modestissima casa, tragicamente adiacente alla via sopraelevata, per agganciare al volo l’autobus che lo porterà al lavoro.

All’inizio degli anni settanta un piccolo varietà televisivo del pomeriggio, si chiamava “Quelli della domenica”, aveva a sua insaputa rinnovato per sempre i canoni della comicità italiana. Ai telespettatori era stata data infatti l’opportunità di vedere, confrontare e soppesare due tipi di sketch umoristico ben distinti: gli schemi classici di Ric e Gian, derivati direttamente dai Fratelli De Rege, e la comicità nuovissima, stralunata, figlia del cabaret, di Cochi e Renato e del travolgente Paolo Villaggio. Il match si mantenne in equilibrio per qualche anno, poi il linguaggio dei nuovi comici prese il sopravvento e dopo cinquant’anni detta ancora legge.

Villaggio inventò prima il dispotico presentatore Kranz e poi, intuizione geniale, il ragionier Fracchia, impiegato vessato dal capufficio ridanciano e spietato magistralmente interpretato da Gianni Agus.

Fracchia continuò ad avere una sua vita autonoma, ma dalla sua maschera era già nato il personaggio immortale di Fantozzi, consegnato al mito dal libro omonimo, vera bibbia dell’impiegato-travet vittima dei crudeli e ripetitivi ingranaggi del lavoro d’ufficio.

Per il Fantozzi bestseller letterario si cominciò presto a scomodare Gogol e la cultura “seria” , Evtušenko, Alda Merini, legioni di intellettuali citavano sempre più spesso le sue vicende caustiche e surreali e perfino la Treccani fu costretta a introdurre l’aggettivo “fantozziano”nell’enciclopedico sancta santorum.

 

Così finalmente, nel 1974, il sodalizio Paolo Villaggio-Luciano Salce  partorì il film ispirato alle avventure dell’impiegato più sfigato del mondo. Successo immediato, incredibile, neologismi e modi di dire a manetta introdotti di prepotenza nel linguaggio comune: tutti a ripetere agghiacciante, tragicamente, mostruoso, vadi, venghi, megagalattico, fino al liberatorio per me è una boiata pazzesca riservato agli intellettuali presuntuosi. Personaggi come il geometra Calboni, la signorina Silvani e il ragionier Filini diventano rapidamente archetipi, nuove maschere della commedia dell’arte al fianco del re, il capocomico Fantozzi Ugo. Paolo Villaggio aveva riscoperto la formula magica del consenso popolare: far ridere di se stessi, al cinema, lasciando al pubblico la convinzione illusoria di sfottere invece il vicino di sedia.

La squadra vincente concesse subito il bis, poi cambiarono registi ed attori e quella di Fantozzi diventò una saga in nove atti, non sempre felici e non sempre all’altezza del primo, di cui ricordiamo anche la colonna sonora di pregevolissima fattura creata da Franco Bixio, Fabio Frizzi e Vince Tempera. Quest’ultimo sicuramente tra i musicisti più prolifici e versatili del panorama italiano nonché autore di mille temi e sigle memorabili come Goldrake , UfoRobot e la deliziosa Nano-Nano della serie Mork e Mindy. Addirittura, la musica del film Sette note in nero (Lucio Fulci, 1977), composta proprio dal trio Bixio, Frizzi e Tempera, fu scelta da Quentin Tarantino per la colonna sonora di Kill Bill:Volume 1.

Sono passati quasi cinquant’anni da quel primo Fantozzi, e la Tangenziale Est è sempre lì, mostruosa e agghiacciante. Forse un giorno la demoliranno, ma il fantasma del ragionier Ugo Fantozzi, idealmente librato in volo verso il beffardo, sfuggente autobus, sarà molto difficile cancellarla dalla memoria collettiva. Perché diciamolo, in diverse circostanze della vita (su cui magari preferiamo sorvolare),  Fantozzi siamo noi, attenzione.

Ora sentiamo dalle parole di Franco Bixio qualcosa in più rispetto alla recente ristampa del Vinile: curioso e affascinante!