Claudia Tranchese, nuovo volto di Gomorra: «Grazia Levante ha la mia stessa voglia di riscatto»

(di Mirella Paolillo) Dopo Chanel, Patrizia e Azzurra nasce in Gomorra 4 un’altra donna: il volto che racconta la nuova generazione del Sistema.

Una delle nostre lunghe chiacchierate al telefono durante un viaggio in treno tra Napoli e Roma. Così Claudia Tranchesela Grazia Levante della quarta fortunata stagione di Gomorra La Serie – ci racconta le sue esperienze e il legame di profonda sintonia che ha instaurato con il suo personaggio.

Sociologa di formazione, attrice di professione, Claudia ha sempre alimentato quel bagaglio di conoscenza ed esperienza da cui crede che un attore debba attingere per ogni sua interpretazione: «Sono convinta che il miglior percorso formativo per un attore non sia quello svolto solo ed esclusivamente tra le mura di un’accademia, ma è quello della vita reale. Io ho fatto danza per dieci anni, mi sono laureata, ho seguito il percorso per diventare giornalista, ho lavorato come amministrativa, ho fatto la commessa per una grande catena di negozi di abbigliamento. Mentre tutti gli altri stavano già facendo l’accademia, io non me lo potevo permettere e ho dovuto faticare, ma per me quello è stato un osservatorio antropologico indescrivibile, che mi ha portato a registrare nella mia memoria dei profili umani che un giorno vorrei tanto interpretare».

Sensibile e determinata, sicura solo della bellezza dei suoi desideri, per rispondere alla sua curiosità si è sempre lanciata in esperienze nuove e sconosciute; ma quando parla del suo sogno di fare l’attrice, Claudia, non riesce ancora a chiamarlo per nome: «Studiare e lavorare per mantenersi, al giorno d’oggi per i giovani è sempre più complicato. Mi ponevo tanti obiettivi, ma sapevo già che sarebbero stati a breve termine: in cuor mio ho sempre saputo che io volevo fare quella cosa nella vita». E “quella cosa”, quel traguardo è riuscita a raggiungerlo: nel 2019 entra a far parte del cast di Gomorra 4, la stagione dei record che ha tenuto incollati alla tv più di un milione di telespettatori, interpretando Grazia Levante, una ragazza cresciuta in una famiglia maschilista e patriarcale, in cui non si trova a suo agio e da cui cerca di emanciparsi. Sentendosi divisa tra le regole familiari che ha interiorizzato e l’esempio di donna, Patrizia, a cui vorrebbe assomigliare, vive una tensione interiore forte.

«Grazia è il personaggio con cui Michelangelo è più in sintonia all’interno della famiglia, basta loro uno sguardo per capirsi. Sono entrambi insofferenti al sistema verticistico in cui sono cresciuti ma c’è una differenza: lui è maschio e per questo godrà di possibilità che a Grazia non verranno mai date, come andare a studiare a Bologna e poter lasciare il nido/gabbia. L’arrivo di Patrizia rappresenta per Grazia conquista e perdita allo stesso tempo: ora sa che si può essere donna anche diversamente dal modello di sua madre ma allo stesso tempo sente di perdere il suo posto primario nella vita di Michelangelo, “l’unico uomo che mi rispetta se sta spusann’ a te!”, arriverà a dire a Patrizia nel giorno del matrimonio».

Grazia è voglia di rivalsa, di libertà, ma anche di paura e insicurezza: è una guerra continua che Claudia ha cercato di far emergere fin dal primo momento in cui ha vestito quei panni, che si è sentita da subito cuciti addosso; un sentimento di riscatto che le unisce e le accomuna: «Chi viene dalla periferia questo senso di incompiutezza, dello stare sempre un passo indietro agli altri, lo avverte fin da subito. Grazia si è, così, riconosciuta in Patrizia e nella sua lotta per emergere, e io a mia volta mi sono riconosciuta in lei, empatizzando con il mio personaggio fino alle lacrime, come non mi era mai capitato prima. In questa costruzione Marco d’Amore mi ha aiutato a scoprire i nervi di Grazia così da renderla ipersensibile a qualsiasi cosa, talmente tanto da farle sentire il bisogno di esplodere in una ribellione che inizia con la spia che fa a Mickey nell’episodio 6».

E a proposito di set, le chiedo di raccontarmi il “dietro le quinte” della famiglia Levante: «Posso dire che la cosa per me più straordinaria è il rapporto che siamo riusciti a costruire come gruppo Levante: ci hanno chiesto di diventare famiglia e noi famiglia lo siamo diventati davvero, ci sentiamo quasi tutti i giorni nel gruppo WhatsApp, litighiamo e facciamo pace come accade nella vita reale».

La specificità di questa quarta stagione è senza dubbio l’attenzione ai sentimenti. Rispetto agli anni precedenti si è dato più spazio al lato emotivo dei personaggi, quello irrazionale, delle paure, delle insicurezze. Ma ora siamo tutti pronti per il colpo di scena: cosa dobbiamo aspettarci dall’ultima puntata di stasera? «Il codice d’onore finirà per distruggere uno dei rapporti più consolidati della quarta stagione… E poi la morte, destino inevitabile per i personaggi di Gomorra. C’è chi ha detto che la morte sia la vera protagonista della serie: sono pienamente d’accordo, è importante che sia così affinché i personaggi non restino esempi da emulare ma mostrino i rischi e l’inferno in cui sono costretti a vivere».

A proposito di emulazione, la serie è stata sempre molto criticata da chi sostiene da un lato che sia un cattivo esempio per i giovani che tentano di imitare gli atteggiamenti camorristici dei loro idoli e dall’altro che restituisca un’immagine distorta di Napoli, facendone conoscere al grande pubblico solo gli aspetti negativi. D’altronde, l’“effetto Gomorra”, pare abbia anche fatto nascere il nuovo fenomeno del turismo di periferia, tra le vele di Scampia, per visitare i luoghi del set. «Io ricorderei prima di tutto che Gomorra è una serie televisiva e in quanto tale è un prodotto di intrattenimento: la narrazione si ispira liberamente a fatti realmente accaduti ma non si propone di raccontare fedelmente la realtà criminale napoletana, non è un documentario! A chi parla di rischio di emulazione dico che sarebbe più utile andare a monte del problema, magari la mancanza di strumenti con cui decodificare il messaggio della serie e, più in generale, l’emergenza culturale del nostro Paese potrebbe preoccuparli più a giusta ragione. Turismo? Ben venga, fuori dall’Italia avrebbero già economizzato la possibilità di crescita turistica!».