«Una cinematografia importante deve produrre anche film ad alto budget»
di Luigi Aversa
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14 Giugno 2010
Per Rita Rusic, produttrice di Scusa ma ti voglio sposare, in Italia c’è spazio sia per il cinema indipendente che per i blockbuster. «Ma è molto dura, la crisi c’è e si sente»
Ne ha fatta di strada Rita Rusic dai tempi in cui recitava accanto a Diego Abatantuono in Attila flagello di Dio (1982). Appena ventiduenne, esordiva sul grande schermo con tutte le credenziali per stazionarvi in pianta stabile: bella, bionda, con un cognome esotico e soprattutto con la grinta giusta per sfondare in un mondo divoratore di volti, talenti e personaggi. Quella medesima grinta, la giovane Rusic ha saputo poi sfoderarla quando ha deciso di cercare gloria nel mondo della produzione, abbandonando prematuramente l’avventura artistica dopo aver recitato in altre pellicole, tra cui Joan Lui - Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì (1985), di e con Adriano Celentano, e Russicum - I giorni del diavolo (1988), di Pasquale Squitieri.
E i fatti hanno dato ragione alla ragazza di Parenzo, la città croata situata sulla costa occidentale della penisola istriana, dalla quale era partita qualche anno prima. Dal 1993, anno in cui ha affiancato l’allora marito Vittorio Cecchi Gori alla produzione, ha realizzato ben 58 lavori tra film e fiction, tra cui titoli di successo come Il Ciclone (1996) di Leonardo Pieraccioni o La vita è bella di Roberto Benigni, premio Oscar 1997. Gli ultimi sei film poi non li ha firmati più come Rita Cecchi Gori ma con la sua nuova società di produzione, la Rita Rusic Company. Il più recente, Scusa ma ti voglio sposare, secondo capitolo della saga romantica di Federico Moccia tratto dal suo omonimo romanzo, è ancora nelle
sale di tutta Italia.
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