Scritto da Manuel Cappelli
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25 Agosto 2010
Prendendo spunto dal saggio Amore liquido del sociologo Zygmunt Bauman, il regista Marco Luca Cattaneo ne riprende titolo e contenuti per dirigere il suo primo lungometraggio dal budget assai ristretto ma dagli ambiziosi propositi, che consistono nell’indurre a riflettere sugli effetti socioculturali che lo sdoganamento del porno attraverso internet ha contribuito a produrre negli ultimi anni su individui vittime del proprio narcisismo, delle proprie manie ossessivo-compulsive, e arenati in un limbo di solitudine da cui è difficile affrancarsi.
Di questa schiera ne fa parte Mario (Stefano Fregni), un operatore ecologico quarantenne che vive insieme alla madre invalida (Pina Randi) in una Bologna svuotata, tipica del mese d’agosto. Tra turni di notte e lavoretti per sbarcare il lunario, Mario conduce imperturbabile la sua vita monotona e solitaria, trovando sfogo per la sua libido e assuefazione, se non addirittura una porta di comunicazione con l’altro sesso, unicamente tramite il suo PC. Un giorno Mario incontra Agatha (Sara Sartini), una ragazza madre avvenente, che pedina e sogna di possedere. Ma proprio quando il suo sogno starà per realizzarsi, Mario dovrà fare i conti con la propria incapacità di portare avanti una relazione nel mondo reale Marco Luca Cattaneo, al suo esordio, affronta senza mezzi termini il tabù della pornodipendenza, mettendo a nudo la solitudine dell’uomo contemporaneo e la cause che concorrono all’atrofia dei suoi sentimenti. Il non essere abituato a relazionarsi con l’altro da sé, induce il protagonista a rinchiudersi in un mondo di piaceri succedanei, e quando Mario architetta il suo successo con Agatha, deve mettersi in gioco, ma così facendo non può limitarsi a rivelare solamente l’immagine da bravo ragazzo che desidera che gli altri abbiano di sé; deve essere sé stesso, e nel farlo non può nascondere la sua malattia, il suo aver paura di vedere la figlia di Agatha con gli occhi di un mostro, la sua incapacità di amare.
La povertà dei mezzi a disposizione non preclude ma bensì accentua per sottrazione e contrasto uno stile espressivo e narrativo personale che, insieme all’esiguità dei dialoghi, a un sottofondo musicale minimale e alla complicità dello scenario di una Bologna deserta e assolata, contribuisce a concentrare l’attenzione sulle dinamiche psicologiche e sul tumulto di sentimenti del protagonista, uno Stefano Fregni, capace di esprimere il disagio di Mario già solo con l’esposizione impietosa del suo corpo nudo e con le espressioni del suo volto.
Prodotto con un budget di soli 15.000 euro da Nicola Fontanili e dallo stesso cast tecnico e artistico in quota partecipativa, in collaborazione con l’Associazione culturale Evoé di Bologna, Amore Liquido, vincitore del Riff 2009, esce nelle sale italiane il 25 Agosto.
Prendendo spunto dal saggio Amore liquido del sociologo Zygmunt Bauman, il regista Marco Luca Cattaneo ne riprende titolo e contenuti per dirigere il suo primo lungometraggio dal budget assai ristretto ma dagli ambiziosi propositi, che consistono nell’indurre a riflettere sugli effetti socioculturali che lo sdoganamento del porno attraverso internet ha contribuito a produrre negli ultimi anni su individui vittime del proprio narcisismo, delle proprie manie ossessivo-compulsive, e arenati in un limbo di solitudine da cui è difficile affrancarsi.Di questa schiera ne fa parte Mario (Stefano Fregni), un operatore ecologico quarantenne che vive insieme alla madre invalida (Pina Randi) in una Bologna svuotata, tipica del mese d’agosto. Tra turni di notte e lavoretti per sbarcare il lunario, Mario conduce imperturbabile la sua vita monotona e solitaria, trovando sfogo per la sua libido e assuefazione, se non addirittura una porta di comunicazione con l’altro sesso, unicamente tramite il suo PC.
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