03 Giugno 2012
di Chiara Carnà
Il primo lungometraggio di Adrian Grunberg, prodotto, co-sceneggiato e interpretato da Mel Gibson, è una miscela esplosiva di azione, suspense e ironia sin dai primi frammenti. Una spericolata fuga in auto si conclude rovinosamente per Driver (Mel Gibson) dopo aver varcato il confine messicano. L’uomo, in seguito a un consistente furto di denaro, viene gettato dalla corrotta polizia di frontiera nella squallida ma incredibile realtà di “El Pueblito”: un carcere decisamente fuori dagli schemi in cui tutto è possibile – affittare un fatiscente monolocale o andare al ristorante - e ciascuno ha il suo prezzo.
Driver, superato il comprensibile stupore iniziale, fa appello al suo innato spirito d’adattamento per cercare una propria dimensione all’interno di quello stravagante e spietato mondo. Di lì a poco, l’incontro con un ragazzino di dieci anni scaltro quasi quanto lui (Kevin Hernandez) gli apre gli occhi sulle feroci leggi che governano “El Pueblito”, vera e propria società dietro le sbarre dove, in quanto tale, esiste una gerarchia che è meglio rispettare, se si tiene alla vita.
“El Pueblito”, al secolo Centro de Readaptacion Social de la Mesa, costruito a Tijuana nel 1956, era conosciuto come la peggior prigione del Messico. Non solo i detenuti godevano di una grande autonomia, quando non addirittura di privilegi, ma il traffico di droga era florido e disinvolto e alla famiglia dei carcerati era consentito vivere entro le mura della prigione, ai fini – così si credeva – di facilitare il reinserimento dei detenuti nel mondo esterno.
Oltre 700 case e negozi di ogni tipo vennero poi costruiti intorno al cortile principale del carcere.
In “Viaggio in Paradiso”, questo caotico incubo di sovraffollamento, sudiciume e strutture improvvisate è stato magistralmente progettato dallo scenografo Bernardo Trujillo e ricostruito nella città di Veracruz, all’interno del penitenziario Ignacio Allende, chiuso nel gennaio 2011.
Per il direttore artistico Jay Aroesty è stata un’esperienza assolutamente non convenzionale; i set di “El Pueblito” sono stati infatti realizzati coinvolgendo e mischiando ogni sorta di materiali e colori per ricreare al meglio ogni dettaglio della soffocante atmosfera del carcere autentico.
Il risultato è godibile e interessante, aprendo una finestra su quello che è stato (“El Pueblito” è stato definitivamente sgombrato nel 2002) un microcosmo tanto surreale quanto brutalmente concreto.
La pellicola, complessivamente, cattura l’attenzione dello spettatore e la mantiene viva fino alla fine, complice l’accattivante interpretazione di Mel Gibson, che veste perfettamente i panni del delinquente dal cuore d’oro, ingegnoso e sardonico.
Nonostante il contesto in cui il film è ambientato, non vengono approfonditi temi “impegnati” e anche la potenziale componente di denuncia sociale si limita, un po’ superficialmente, a liquidare freddamente gli antagonisti di Driver con l’etichetta di “cattivi”.
Il regista ha scelto di raccontare una storia coinvolgente e senza pretese, riuscendo adeguatamente nel suo intento.
Tuttavia, il lieto fine è stiracchiato, ai limiti del verosimile, conducendo il pubblico a sfogare inevitabilmente la tensione accumulata in una catartica ma sorniona esaltazione del personaggio di Driver; forse non a caso, dal momento che il tocco e l’occhio di Gibson sono dietro ogni angolo del lungometraggio.
Azzeccato e brillante il titolo originale “How I Spent My Summer Vacation”; peccato per lo scialbo e impropriamente esotico adattamento nostrano.






Un altro fine settimana ricco di novità quello del 13 giugno. In anticipo su tutti gli altri titoli, il 12, esce Into Darkness - Star Trek, diretto da J.J. Abrams, seguito il giorno dopo da altre nove pellicole, che spaziano, come di consueto, tra i generi. C'è la commedia nera Killer in viaggio e quella più leggera, Una ragazza a Las Vegas, diretta da Stephen Frears. Ci sono i film d'autore: il romeno Il caso Kerenes e l'indiano Il fondamentalista riluttante. C'è poi l'horror thriller di stagione, Hates - House at the End of the Street, e la commedia adolescenziale italiana, Niente può fermarci. Poi non manca un film d'animazione, che questa volta è la riedizione in 3D di un capolavoro Pixar-Disney, Monsters & Co. Infine, Davide Manuli propone una sua versione de La leggenda di Kaspar Hauser. Slitta poi dalla settimana precedente la commedia francese con la nostra Monica Bellucci, Benvenuti a Saint Tropez.

