Breve storia di lunghi tradimenti, intervista a Davide Marengo regista del nuovo triller

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davide_marengo_2E’ un “bank thriller” il nuovo film di Davide Marengo, impegnato in questi giorni al montaggio di Breve storia di lunghi tradimenti, film girato tra Roma, Torino, la Colombia, la Bolivia e Londra, ed è interpretato da Guido Caprino, Carolina Crescentini, Maya Sansa, Philippe Leroy, Ennio Fantastichini, Michele Venitucci, Gaetano Bruno, Franco Ravera, Paolo Calabresi, Nino Frassica, Francesco Pannofino e Flora Martinez.

Nel 2007 Notturno Bus, il film interpretato da Valerio Mastandrea e Giovanna Mezzogiorno, oltre al successo in Italia ha registrato consensi anche all’estero. In particolare in Cina dove, caso unico negli ultimi anni per un film italiano, è stato doppiato in cinese, e distribuito in centinaia di sale.

 

In questi giorni il giovane regista, dopo aver firmato la regia della serie di culto Boris 3 e di due film Tv per la serie Crimini, sta dunque lavorando al montaggio di Breve storia di lunghi tradimenti, un film per il davide_marengo_1cinema che ancora una volta è una commistione di generi, dal thriller al film d’azione alla commedia. Questa volta c’è spazio anche per la denuncia sugli abusi e le anomalie dello strapotere dell’alta finanza, che muove senza scrupoli i destini delle popolazioni di tutto il mondo, soprattutto le più inermi.

 

La storia di questo film, che per sintesi è stato definito “bank thriller”, è tratta dall’omonimo romanzo di Tullio Avoledo ed evidenzia come per la finanza internazionale sia possibile oggi trarre profitto e speculare anche sulle energie pulite, oltre che sul petrolio e le energie nucleari, spaziando tra cinici banchieri, capi di governo corrotti, guardie private (o killer?) e rampanti donne manager, ma anche onesti funzionari che cercano di contrastare come possono simili potenze allo sbando.

In questo contesto si inserisce il protagonista del film, Giulio Rovedo, interpretato da Guido Caprino, un giovane avvocato di una piccola banca di provincia che si trova nel mezzo di un intrigo internazionale dall’altra parte del mondo. Rovedo si vedrà violentemente catapultato dalla tiepida routine del suo lavoro, in avventurose e pericolose situazioni che metteranno in pericolo di vita sia lui che la sua famiglia, costringendolo a trasformarsi da mite avvocato in uomo d’azione consapevole.

Il film è prodotto dalla Emme Cinema di Sandro Silvestri in collaborazione con Rai Cinema. La sceneggiatura è curata da Paolo Logli e Alessandro Pondi, collaudata coppia artistica e dallo stesso Davide. Le musiche sono di un grande jazzista, un compositore che ha già scritto musica per altri lavori del regista, Massimo Nunzi, mentre la direzione della fotografia è affidata a Vittorio Omodei Zorini, con cui Davide ha lavorato spesso.

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In queste ultimi anni hai alternato la tua attività di regista tra cinema e un certo tipo di Tv come Boris 3, per il quale ti è stato assegnato nei giorni scorsi il prestigioso Premio Flaiano per la miglior regia televisiva dell’anno.

«Sì, vincere il Premio Flaiano è stata una grande soddisfazione, soprattutto perché premia Boris, che come molti sanno è una serie anomala rispetto al panorama televisivo italiano, che riesce a raccontare il nostro Paese in modo realistico anche se attraverso la chiave ironica e sarcastica. Il mezzo televisivo è un mezzo eccezionale per raccontare la realtà, se usato con onestà intellettuale, ma purtroppo questo non sempre avviene. Per fortuna, seppur pochi, esistono spazi per poter raccontare liberamente, anche se occorrono maggiore coraggio e ostinazione che in altri Paesi, oltre che buone idee naturalmente. Anche se sono più legato al cinema e al suo linguaggio, quando lavoro per la televisione cerco sempre di mantenere uno sguardo cinematografico. Quello che per me conta di più è la storia che si vuole raccontare. L’entusiasmo parte tutto da lì».

 

Il giallo e il noir, anche se conditi di commedia, sembrano attrarti particolarmente. E’ un caso che anche questo film, come Notturno bus, abbia questi ingredienti mescolati?

«Non è un caso. Sono un appassionato del genere noir e vorrei esplorarlo con più rigore. Allo stesso tempo amo diversi generi cinematografici, e trovare l’equilibrio per fonderli in uno stesso film mi appassiona molto. In questo nuovo film, a differenza di Notturno bus, la commedia c’è ma è meno presente, è più sottile. Mi sono concentrato più sul percorso del protagonista e del suo “risveglio”. L’esperienza che gli capita nel film lo porta lentamente a riscoprire il gusto per l’azione che amava un tempo, e che condivideva con la moglie, quando insieme sapevano compiere scelte importanti e utili alla comunità. La sua vita privata s’intreccia con quella pubblica e le sue scelte condizioneranno eventi dall’altra parte del mondo. Credo che ogni nostra scelta abbia questo potere, anche quelle apparentemente più insignificanti. La bellezza di questo personaggio sta nel fatto che non è il tipico eroe irrealistico che risolve i problemi del mondo, ma un antieroe che cerca di migliorarlo, migliorando se stesso».

 

I tuoi lavori sembra abbiano un respiro internazionale sia per come sono girati sia per le storie che racconti. Cosa ti spinge in questa direzione?

«Molto cinema italiano non riesce a comunicare neanche col proprio pubblico, anche perché alcune delle storie che racconta sono familiari solo a chi le ha realizzate. Anche da spettatore preferisco storie che abbiano tematiche universali, anche se il film è ambientato in una capanna nel deserto. Con Breve storia di lunghi tradimenti siamo andati in Colombia per raccontare come certe vicende internazionali siano connesse tra loro, e riverberino in modo letale anche da noi. Le speculazioni che certi affaristi compiono solo per arricchirsi sono criminali, e se il mondo peggiora è anche a causa di queste brutte persone. Il mio non è un film di denuncia, è un film di intrattenimento, che però si basa su fatti reali poco conosciuti e mi auguro che possa far riflettere su che mondo stiamo vivendo e costruendo».

Cinenews Flash

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Recensioni

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