Mixer: a lezione di storia e giornalismo con Giovanni Minoli

Le interviste si possono fare a testa alta o “in ginocchio”. Metodo, quest’ultimo, assai diffuso al giorno d’oggi, ma del tutto estraneo a Giovanni Minoli, giornalista torinese di lungo corso, tornato in tv, su Raitre, col meglio dei faccia a faccia realizzati nel suo programma simbolo, Mixer. In onda ogni giovedì in seconda serata, Mixer vent’anni di televisione ripropone le interviste a big italiani e internazionali come Enrico Berlinguer, Henry Kissinger, Bettino Craxi, Giorgio Almirante, Cesare Romiti, Raul Gardini, il Dalai Lama, Gabriel Garcia Marquez, Shimon Perez, Yasser Arafat, Benjamin Netanyahu, Valentino, Giorgio Armani, David Bowie, Brigitte Bardot, Raffaella Carrà, Pino Daniele, Lucio Dalla, solo per citarne alcuni.

Ma perché ripescarli oggi? «L’idea mi è venuta quando nel 2020 il Tg2 mi propose di fare uno speciale per i quarant’anni di Mixer – racconta Minoli -. Quattro decadi di messe in onda significavano decine di interviste a personaggi per lo più sconosciuti alle nuove generazioni. Perché non riproporre questo prezioso materiale, che giaceva nelle teche dimenticato? Detto fatto è nato Mixer vent’anni di televisione, che parte con gli anni dal 1980 all’87».

Lei ha incontrato tantissimi personaggi, qual è stato il più ostico da intervistare?

«Assolutamente tutti, in caso contrario non sarebbe stata una vera intervista».

Qualche aneddoto?

«Netanyahu mi colpì per schiettezza, Ted Kennedy fu il più deludente, per me era un mito. Ero volato fino a Boston per intervistarlo e mi disse che non dovevo fargli domande sull’incidente in cui perse la vita la sua segretaria: ho preso e me ne sono andato».

E qualcuno che lei invece ha fatto arrabbiare?

«Il generale Turner, capo della Cia: a un certo punto, infastidito, si alzò e se ne andò».

Che cos’era l’Italia di allora?

«La quarta potenza industriale del mondo. Un Paese che aveva talenti e progetti. I cantanti di allora erano gli influencer di oggi».

Perché le interviste ai personaggi importanti adesso vengono censurate o criticate?

«Perché la stupidità è diventata vincente».

Mixer ha lanciato tanti colleghi.

«È stato un albero che ha dato tanti frutti, una grande scuola che ha figliato molto. Massimo Giletti, Milena Gabanelli, solo per citarne un paio».

Ci sono diverse puntate del suo La storia siamo noi, bloccate. Come mai?

«Perché io e la Rai non ci mettiamo d’accordo con i soldi e i diritti. Speriamo che sull’onda di Mixer vent’anni di televisione si trovi un compromesso. Io sono qui. Conoscere la storia è importante per i giovani che devono capire da dove vengono. I ragazzi devono sentirsi curati, a loro dedico la canzone La cura di Battiato».