The Jungle torna a Gorizia con i suoi sogni e le sue speranze

Fa il suo ritorno a Gorizia, questa volta alla Parrocchia di San Rocco (mercoledì 3 agosto alle ore 20.30), The Jungle, il documentario diretto dal regista friulano Cristian Natoli, per la produzione di Tesla production (Italia) e 4Film (Croazia)e la distribuzione di Emera Film. Presentato al Festival Internazionale del Cinema di Varsavia 2021 e al Trieste Film Festival come documentario fuori concorso. In sala il regista.

Lungo le sponde del fiume Isonzo, a Gorizia, c’è un accampamento spontaneo di migranti, la Jungle, un luogo unico e speciale, sospeso tra due culture. Attraverso lo sguardo di Elisa Menon, carismatica regista di teatro sociale, il film entra in questa comunità per scoprirla attraverso un’intima ed evocativa performance teatrale che presenta la migrazione in modo empatico e fuori dagli schemi. Il racconto potente della creazione di legami tra le persone che hanno cercato di focalizzarsi sui punti di contatto e non sulle differenze. 

Una scommessa, emozionante e riuscitissima, per portare fuori un gruppo di migranti di età diversissima l’uno dall’altro dal guscio doloroso dell’essere sempre e comunque estraneo e metterli a confronto con le persone, proprio quelle che nel migrante leggono troppo spesso una diversità ingombrante.

Il regista Cristian Natoli ci fa scoprire, assieme alla figura carismatica di Elisa Menon, un luogo affascinante, The Jungle appunto e, al contempo, sceglie una via solare per raccontare gli esseri umani con i loro sentimenti evitando di presentare storie patetiche e drammatiche, spesso sfruttate dai media. La pellicola e lo spettacolo teatrale trasmettono passione, devozione, energia creativa e tutto il divertimento che i partecipanti hanno provato nella realizzazione della performance.
Con un accesso privilegiato alla Jungle, così, il film riesce a mostrare un punto di vista più intimo e personale sulla migrazione attraverso l’empatia dello spettacolo teatrale e la sua capacità di creare una nuova dimensione per un dibattito sul tema.

Un racconto appassionante ed intenso che prende vita dalla stessa emozione vissuta dal regista nei momenti di incontro con i ragazzi, ben diversa da quella che l’opinione pubblica attribuiva a quel luogo e a quelle persone.
La scommessa, riuscita, è stata quella di raccontare un luogo per molti sconosciuto ed oscuro e di portarlo alla luce mettendo in contatto due entità –  la città e il popolo dei migranti – che si sfioravano senza mai incontrarsi, ma che avrebbero potuto imparare molto l’una dall’altra.

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *