Riveduti e scorretti: Non son degno di te, il “musicarello” italiano negli anni della Swingin’ London

(di Giorgio Cavagnaro) Ogni tanto tornano in tv i “musicarelli”, genere di cinema prettamente italiano consistente nel costruire abilmente una pellicola spensierata e dedicata al pubblico giovane, intorno alle canzoni del momento, ovvero i favolosi anni Sessanta.

Ed ecco che la Rai ripropone Non son degno di te, capostipite della categoria girato da Ettore Maria Fizzarotti, un vero specialista, protagonista l’allora star indiscussa Gianni Morandi. Il film, come molti altri simili, mantiene una sua piacevole scorrevolezza, grazie alla prova convinta e convincente di uno stuolo di attori e caratteristi di alta qualità, in primis il grande Nino Taranto, e poi Enrico Viarisio, Gino Bramieri, Raffaele Pisu, Ave Ninchi, Carlo Croccolo e Aroldo Tieri, Giacomo Furia, tutti in piccole parti. Tutti intorno al Gianni nazionale e alla fidanzatina d’Italia d’epoca, Laura Efrikian. La trama, va da sé, è praticamente sempre la stessa, un amore contrastato tra il protagonista canterino e la sua dolce ma risoluta ragazza, destinato a concludersi sull’altare.

Riflettiamoci sopra un momento: il film esce nel 1965, conquistando un clamoroso successo al box office italiano. Ma il 1965 è anche la data di uscita di Help!, secondo lungometraggio dei favolosi Beatles, i quali avevano già girato (in bianco e nero come il nostro musicarello) l’anno precedente il gioiellino A Hard Day’s Night. Stessa idea di base (una canzone e un film) ma atmosfere completamente diverse. La fotografia della voragine che separa il nostro 1965 da quello inglese (ed europeo del nord) è impietosamente spiattellata davanti ai nostri occhi dal confronto tra i film citati.

Il nostro, ambientato in una Napoli che ancora profuma di mare, maccheroni e del teatro di Scarpetta e dei De Filippo, è popolato di militari bonaccioni e casalinghe cuciniere, il tradimento non è, non può essere contemplato ma, casomai, appena accennato come pretesto per far trionfare l’amore dei due colombi sulle note dell’Ave Maria di Schubert. Giovani vivaci, inclini magari al primo sorso di peccaminoso whisky e a qualche twist moderato, ma totalmente alieni dalle tentazioni del sesso e ligi al rispetto della famiglia e delle istituzioni.

Ben altro il clima da Swingin’ London che affiora nei pur castigati film dei Beatles, soprattutto in A Hard Day’s Night. Il soffio di un cambiamento drastico si percepiva chiaramente, a noi toccherà aspettare ancora diversi anni per respirarlo. Ammesso che dalle nostre parti ci sia davvero mai stato.