Festival del Giallo Città di Napoli: una manifestazione ricca di sorprese e… misteri

(di Walter De Stradis) Il papà di “Pinocchio” fu tra i primi scrittori di racconti gialli in Italia (ma le origini del “mystery” nostrano sono anche e soprattutto “napoletane”); una pellicola su “Sherlock Holmes” fu trovata nel bunker di Hitler; il primo merchandising della storia del giallo è legato a un romanzo di Wilkie Collins; due tizi vestiti come Holmes & Watson comparvero all’improvviso nel Veronese del 1891.

Non si può certo dire che – con i suoi 50 scrittori ospiti, i 25 eventi e le centinaia di libri a disposizione – la prima edizione del “Festival del Giallo Città di Napoli” abbia lesinato le “sorprese”. La kermesse, conclusasi domenica scorsa all’Istituto francese di Napoli (foto sotto), è un progetto nato nel febbraio scorso grazie all’incontro tra la Casa Editrice Gialli.it e la Libreria Iocisto di Napoli, unica libreria italiana ad azionariato popolare. L’evento si è avvalso della presidenza onoraria di Maurizio de Giovanni e della direzione artistica di Ciro Sabatino. Noi abbiamo seguito la giornata clou, quella di sabato 11 giugno, ovvero quella caratterizzata dal maggior numero di ospiti e incontri.

«Il Giallo in Italia nasce alla fine del 1800 –ci ha spiegato Luca Crovi, autore de “Storia del Giallo Italiano” (Marsilio)- proprio a Napoli con Francesco Mastriani e Matilde Serao e con un autore di Milano, Emilio De Marchi, che comunque raccontava la città partenopea nel suo “Cappello del Prete”. Questi autori avevano amato i feuilleton di mistero francesi, ed ecco perché ospitare una manifestazione del genere all’Istituto Francese di Napoli è così importante. Le varie città d’Italia divennero subito protagoniste del Giallo nostrano, tant’è che uno dei primi autori fu  addirittura Collodi, col suo “Misteri di Firenze”. Un altro suo contemporaneo, Jarro, creò il primo commissario di questo genere di narrativa, Lucertolo, che anticipò addirittura lo Sherlock Holmes di Conan Doyle. Ovviamente, la letteratura gialla è connessa col cinema, coi fumetti, con la cartellonistica (addirittura) e naturalmente con la tv: basti pensare al nostrano e celeberrimo tenente Sheridan, tanto popolare che il suo interprete, Ubaldo Lay (me lo riferisce uno degli autori, Ciambricco) veniva consultato da gente comune e persino, per alcuni casi, dalla polizia! D’altronde, le grandi storie del giallo e del noir italiano sono tutte legate a investigazioni realmente accadute; basti penare a “Romanzo criminale” di De Cataldo (ospite delle kermesse- ndr), ma anche a tutto il lavoro di Emilio Gadda».

Ma che momento vive il Giallo in Italia? A rispondere è sempre il super-esperto Crovi: «Vive un momento di grande popolarità, ma anche di grande “regionalità”, nel senso che ogni regione ha i suoi commissari e le relative indagini; d’altronde accadeva già alla fine del 1800, e più queste storie hanno raccontato di malesseri e ingiustizie, più sono state seguite dai lettori».

Grazie a un incontro (uno dei tanti della manifestazione) che ha visto la presenza della scrittrice Serena Venditto, è stato poi possibile risalire alle origini della “detective story” in generale. Figlio del romanzo del mistero e del “sensation novel”, il giallo nasce anche grazie a uno scrittore –ancora poco celebrato in Italia- come Wilkie Collins. Grande amico (nonché compagno di bevute) di Charles Dickens, è lui infatti l’autore de “La pietra di Luna”, il primo romanzo “fair play”, ovvero una storia “leale” e un tessuto testuale nei quali ci sono già tutti gli elementi utili affinché il lettore possa risolvere il mistero da solo. D’altronde la sua regola editoriale era: “Falli ridere, falli piangere, falli aspettare”. Il suo “La Donna in bianco” (le cui puntate erano avidamente attese da folle di lettori, in fila per acquistarle) inoltre, ha prodotto –come si accennava- il primo caso in assoluto di “merchandising” legato alla narrativa di genere: ombrelli, vestiti e addirittura dei valzer.

Una delle “chicche” della manifestazione è stata poi rappresentata dalla mostra (foto sotto), interamente dedicata a “Sherlock Holmes”, allestita da Gabriele Mazzoni: medico di Empoli in pensione, ha raccolto nel corso di alcuni decenni una mole incredibile di materiale (libri, riviste, manifesti, pellicole e oggettistica varia), tanto vasta da riempire diverse case. Ciò fa di lui, a detta di alcuni, il maggiore collezionista “sherlockiano” al mondo.

«La mia è una collezione che va avanti da sessant’anni. Mi appassionai al personaggio tramite dei telefilm in bianco e nero che trasmetteva la Rai negli anni Sessanta (quelli con Ronald Howard- ndr), e poi, una volta adulto, cominciai a girare il mondo e a battere bancarelle e librerie dell’usato, iniziando a trovare pezzi interessanti. E così mi è venuta la voglia di ricostruire la storia di Sherlock Holmes, dal punto di vista letterario, ma anche cinematografico e iconografico in generale».

A questo punto Mazzoni ci mostra una locandina di un film tedesco del 1937, “Der Hund von Baskerville” (si tratta della celeberrima avventura del “mastino”: qui Sherlock Holmes è interpretato da Bruno Guttner), recante un piccolo, ma inquietante timbro con la svastica: «Una pellicola di questo film è stata trovata addirittura nel bunker di Hitler, che ne era appassionato». Ma gli orrori in qualche modo legati alla seconda guerra mondiale non finiscono qui. Il collezionista ci indica infatti la presenza nella mostra di alcune foto relative a un film del 1944 con Stanlio e Ollio, intitolato “The Big Noise” (in Italia “Il Grande Botto”), in cui i due celeberrimi comici statunitensi sono vestiti alla stregua di Holmes & Watson: «Il brutto è –spiega Mazzoni- che si tratta di un film-propaganda per l’utilizzo della bomba atomica!».

Lasciata la splendida e illuminante mostra allestita dal medico-collezionista, è stata poi la volta di un Grande Detective tutto in salsa partenopea. Nel corso dell’incontro con la prestigiosa associazione “Uno Studio in Holmes” (la società di appassionati più importante d’Italia), l’attore Sergio Savastano ha infatti dato vita a un irresistibile reading de “’O cunto d’ ‘o Circhio Rosso”, versione napoletana (in virtù dell’accurata traduzione di Roberto D’Ajello) del racconto di Conan Doyle  “L’avventura del cerchio rosso”.

A margine dell’incontro, inoltre, l’archivista di “Uno Studio in Holmes”, Ambrose Scott (al secolo Alessandro Brussolo) ci ha raccontato di essere incappato in quello che potrebbe essere (qualora confermato da ulteriori studi) un piccolo “scoop storico”. In una foto scattata a Pastrego, provincia di Verona, nel 1891 (presente nel volume “Una città con le ghette”, di Bruno De Cesco), compaiono due tizi incredibilmente vestiti come Holmes e Watson: uno dei due indossa infatti il “deerstalker” delle illustrazioni di Sidney Paget, tuttavia divenuto “iconico” solo qualche tempo dopo. Oltretutto a quel tempo questi due personaggi non erano ancora noti in Italia. Come si spiega allora? A dire di Scott, potrebbe trattarsi di uno scherzo benevolo organizzato ai danni di Conan Doyle, nientemeno che dal nostro Emilio Salgari!

Potrebbe essere questo un “mistero” da risolvere magari l’anno prossimo, in occasione della seconda edizione del “Festival del Giallo Città di Napoli”?

(le foto sono di Luigi Cecere)