Monica: sette “Vitti” come i gatti

(di Antonella Putignano) Il cinema all’italiana ha avuto il viso e la voce di donna: quello di Monica Vitti. A 92 anni, dopo una lunga malattia – che l’aveva tenuta lontana dagli schermi negli ultimi anni – è scomparsa la musa, l’amante, la moglie, “la ragazza” dalla risata contagiosa, il mistero enigmatico del cinema d’autore.

Si, perché Maria Luisa Ceciarelli, in arte Monica Vitti, nella sua straordinaria carriera – cominciata in teatro – è stata come una tavolozza colorata per la fortuna dei registi che l’hanno diretta: come  Antonioni, suo compagno di vita per anni, Monicelli, Scola, solo per citarne alcuni. Se nella tetralogia dell’incomunicabilità di Antonioni la sua presenza si faceva eterea, enigmatica, quasi ad incarnare, fisicamente, il pensiero intellettuale del regista, la Vitti è stata altrettanto insuperabile, e travolgente, nella commedia: come in La ragazza con la pistola di Mario Monicelli, recitata in un siciliano surreale e poetico. O nel film Polvere di Stelle, accanto all’amico, e collega, Alberto Sordi, che del film firmava anche la regia.

Esattamente come nel capolavoro Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) di Ettore Scola, l’attrice è stata davvero desiderata da due caratteri cinematografici opposti: la tragedia, la commedia. Perché per Monica Vitti recitare era un gioco, serissimo. Nel 1990, la sua folgorante carriera le ha regalato anche la soddisfazione di un David di Donatello per il suo primo film da regista, Scandalo segreto.

Il cinema italiano non sarebbe stato lo stesso senza la sua femminilità unica, senza la sua voce calda, divertente, emozionante. Quando c’era la Vitti in un film splendeva il sole, e non si poteva non dire, come diceva lei, What a lovely day, today.

di Antonella Putignano