Un eroe, ancora nelle sale la parabola neorealista di Asghar Farhadi

Uscito lo scorso 3 gennaio, Un eroe continua il suo viaggio nelle sale italiane. Un’occasione da non perdere, per chi non l’avesse ancora visto, di godere del nuovo capolavoro scritto e diretto da Asghar Farhadi, presentato in concorso al 74° Festival di Cannes, dove ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria. Un film che prima ancora di farci immergere nel racconto della controversa vicenda del protagonista, ci regala una curiosità di natura giuridica: in Iran, un privato cittadino, se non salda un debito nei confronti di un altro privato, finisce in prigione, anche per un periodo lungo, fino a che il debito non viene sanato. Chi non paga i creditori non commette quindi un semplice inadempimento contrattuale, ma un vero e proprio reato penale, e non si può dichiarare innocente: per la legge è colpevole e solo pagando può cancellare la condanna e riottenere la libertà.

Tutto questo accade a Rahim Soltani (Amir Jadidi), lo sfortunato protagonista della pellicola diretta dal regista iraniano due  volte premio Oscar per il Miglior Film Straniero con Una separazione (20121) e Il cliente (2017).

Rahim è dietro le sbarre da tre anni perché il suo socio in affari, nonché ex cognato, lo ha denunciato dopo che lui non è stato in grado di restituirgli i soldi di un prestito, utilizzati per aprire una piccola attività commerciale. Ma Rahim è un brav’uomo, non certo un ladro o un truffatore. Gli vogliono bene tutti. Dalla sorella al marito di questa, che si prende a cuore la sua situazione e cerca di fare da intermediario con colui che lo ha denunciato, affinché accetti una rateizzazione del debito, a costo di ipotecare i beni di famiglia. La sorella e il marito hanno anche accolto in casa il figlio balbuziente di Rahim, rimasto solo dopo l’arresto del genitore e la separazione di questo dalla madre del ragazzino. C’è anche una nuovo amore nella vita di Rahim, si chiama Farkhondeh (Sahar Goldoust) e lavora nello studio di logopedia in cui è in cura il figlioletto. E pure in prigione Rahim è benvoluto, gode della fiducia dell’amministrazione penitenziaria, che gli concede un permesso di uscita temporaneo. Proprio nelle giornate che trascorre fuori dalla galera, Rahim va incontro al suo destino. Sono ore intense, che cambiano la sua vita per sempre: tra misteriose borse piene di monete d’oro, occhiute associazioni di beneficenza, televisioni pettegole e gelide istituzioni. In un’altalena di emozioni, di illusioni e delusioni, di agnizioni e rivelazioni, il galeotto, suo malgrado, Rahim conosce in un brevissimo volgere di tempo le condizioni di eroe e di impostore, l’esaltazione del successo e il sapore amaro della sconfitta.

Con Un eroe, Farhadi torna a lavorare in patria, dopo l’interlocutoria parentesi spagnola di Tutti lo sanno, e ritrova quella peculiare cifra stilistica che ha caratterizzato i suoi lavori migliori. Con una messa in scena dal sapore neorealistico (il rapporto padre-figlio, e non solo, ricorda quello dei due protagonisti del capolavoro di Vittorio De Sica Ladri di biciclette, Lamberto Maggiorani ed Enzo Staiola) mostra le dinamiche, i conflitti, le contraddizioni del mondo piccolo-borghese dell’Iran contemporaneo da cui proviene anche lui. Così come era stato per le diverse problematiche delle due coppie protagoniste di Una separazione e de Il cliente, anche qui si viene immediatamente assorbiti dalla vicenda di Rahim: la dolorosa e complessa parabola esistenziale di un uomo che da singolare assurge a dimensione universale.

UN EROE

Regia: Asghar Farhadi

Cast: Amir Jadidi, Sahar Goldoust, Mohsen Tanabandeh, Fereshteh Sadr Orafaie, Sarina Farhadi